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1° Maggio, la realtà è che c’è poco lavoro e di bassa qualità

La giusta considerazione del valore del lavoro come via maestra per la realizzazione della umanità e dignità delle persone appare dimenticata o confinata nel regno dell’utopia.

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Il valore del lavoro come via maestra per la realizzazione della umanità e dignità delle persone appare dimenticato o confinato nel regno dell’utopia.

Questo 1° Maggio si presenta sotto il segno della preoccupazione. La festa del lavoro appare più orientata a ricordare le lotte del passato che le sfide del futuro, e fa fatica a presentare un quadro sufficientemente positivo sulle condizioni odierne dei lavoratori. Alcuni dati diffusi dall’Istat sulla leggera ripresa della crescita e su qualche progresso nell’occupazione, anziché essere assunti dal governo come incoraggiamento per fare di più e meglio, sono utilizzati nello stanco rito della propaganda per cui si persegue la linea giusta e tutto va bene.

La realtà è che c’è poco lavoro e di bassa qualità, si diffondono precarietà e nuove forme di sfruttamento del lavoro, i salari sono bassi con disuguaglianze crescenti, gli infortuni sul lavoro aumentano. Sembra che il lavoro sia diventato una appendice di una crescita incerta e debole, e i posti di lavoro sui quali più si discute appaiono quelli che i migranti sottrarrebbero ai lavoratori italiani.  La giusta considerazione del valore del lavoro come via maestra per la realizzazione della umanità e dignità delle persone appare dimenticata o confinata nel regno dell’utopia. Eppure, il 1° Maggio è la festa per tutto questo. Serve ad affermare questa superiorità umana del lavoro sull’intera attività economica, e per trarre forza e fiducia nel proseguire la lotta per ridare senso e concretezza a questa prospettiva.

L’altro soggetto strettamente connesso alla rappresentanza del lavoro, che si trova pienamente coinvolto in questa festa, è il sindacato. Sono note la complessità e la difficoltà nell’affrontare la sfida rappresentata dalla profonda trasformazione del lavoro in questa fase della globalizzazione dei mercati e delle tecnologie digitali. Il sindacato si trova nel cuore di questa sfida dal cui esito dipende gran parte del futuro del Paese. Due mi sembrano le condizioni per farvi fronte con possibilità di risultati: una strategia consapevole, fondata sulla convinzione che nuovi lavori richiedono nuovi diritti e meno disuguaglianze, e una maggiore unità nell’azione sindacale. Una prospettiva di ruolo protagonista nella quale il sindacato riesce a interpretare le esigenze del Paese.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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