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Urbanistica a Verona, tra appetiti edificatori e scarsa pianificazione

Un progetto fotocopia che va bene per tutto: ex Tiberghien, ex Bam, ex Manifattura Tabacchi, ex officine Safem, Stadio. Si continuano a pianificare metri cubi di cemento senza realizzare i dovuti standard urbanistici e il verde di mitigazione

Ex Tiberghien, Verona
Ex Tiberghien, Verona

Abbiamo letto in questi giorni notizie, via via più frequenti, di una preoccupante nuova diffusione di un ceppo virale che pensavamo e speravamo fosse stato finalmente debellato. La gravità è quella propria del rischio sanitario connesso ad una pandemia, ma il contesto a cui ci riferiamo è quello edilizio con la riesplosione di enormi appetiti edificatori a cui si contrappone una assai scarsa, per non dire assente, pianificazione urbanistica complessiva e preventiva del territorio da parte del Comune di Verona, unico antivirale efficace in questi casi.

Ripensando alla bellissima inchiesta “Non solo cemento, Verona fa quadrato e scommette sul verde,  pubblicata qualche tempo fa su questo giornale, ove si evidenziavano le indubbie implicazioni benefiche legate al verde urbano (purtroppo piuttosto scarso a Verona), accennando anche ad iniziative dell’Amministrazione comunale per tutelarlo ed ampliarlo, viene ora da chiedersi cosa ne sia stato di quegli intenti.

In questi giorni siamo incalzati da un susseguirsi di notizie che parlano di nuove edificazioni (sotto l’egida della cosiddetta “riqualificazione urbanistica”): prima l’area ex Tiberghien, poi l’ex Bam di Ponte Crencano, poi l’ex Manifattura Tabacchi (per la quale si immagina persino un’alta valenza architettonico-turistica per porla su raccomandati binari), da ultima ma certamente non ultima, le ex officine Safem. E già incalza anche un progetto di rifacimento dello stadio di Verona. Insomma, pare quasi vi sia un “progetto fotocopia”  da replicare ai quattro punti cardinali della città! Chissà cosa si inventeranno a Nord ai piedi dei Lessini…

A Verona Sud ormai si è arrivati al delirio: progetti di edificazione spropositata e disordinata, senza una reale pianificazione urbanistica, sventolando da anni la bandiera della “riqualificazione” ma in realtà creando disordinata accozzaglia di attrattori di traffico che si sommano follemente alle problematiche viabilistiche già create dalla fiera e mai risolte.

Si dice poi di aver finalmente avviato il PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile): chissà perché allora si continuano a pianificare nuovi insediamenti senza attenderne i risultati che, a logica, dovrebbero essere uno degli strumenti indispensabili per la valutazione della sostenibilità di quei progetti. Non solo, si continuano anche a pianificare metri cubi di cemento senza tuttavia mai realizzare prima (e neppure dopo) i dovuti standard urbanistici ed il verde di mitigazione. Magari qualcuno dirà anche che sono stati “monetizzati”: questa pare essere diventata ultimamente la formuletta magica per fregare la salute alla gente, ma qualche coefficiente dell’equazione dev’essere sbagliato.

In questo modo si disattendono tutti i più elementari principi della corretta urbanistica e si calpestano i diritti dei cittadini ed il loro inalienabile bisogno di salute e vivibilità. Ma l’assessore all’Urbanistica non ha forse anche la delega all’ambiente? Ma allora, la mano destra non sa cosa fa la sinistra? Inutile aderire al progetto Looper (voluto dall’Europa) per dare l’immagine del Comune virtuoso che si  apre ai suggerimenti dei cittadini (che poi sarebbe un obbligo di legge previsto proprio dalle normative europee e dalla Convenzione di Aarhus, trattato internazionale volto a garantire all’opinione pubblica e ai cittadini il diritto alla trasparenza ed alla partecipazione) se poi dell’opinione dei cittadini se ne fa un baffo. Tradendo la loro fiducia si pianifica alle loro spalle ed a loro danno, a solo vantaggio di enti e cordate economiche pronte all’assalto alla diligenza.

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L'ex area Cardi al Chievo (Verona)

L’ex area Cardi al Chievo (Verona)

Chiedano i cittadini di Borgo Milano, così come quelli di Verona Sud e di Verona Est, che prima di realizzare un solo ulteriore metro cubo di cemento, si saldi il debito del verde di mitigazione che, se non anche aumentato nel frattempo, ammontava qualche anno fa a ben 2 milioni di mq. E sarebbe il caso che anche il Dipartimento di Prevenzione della locale ULSS battesse un colpo, se c’è. Non è tra le loro priorità, istituzionalmente previste, la tutela della salute pubblica? Mi pare che il nome stesso richiami alla “prevenzione”, e si sa, prevenire è meglio che curare! Questi Istituti vivono del contributo economico di ogni cittadino: i cittadini, in primis bambini ed anziani, hanno quindi diritto di essere da loro tutelati, e non basta più, a questo punto, una ricorrente annuale relazione sanitaria per mettersi il cuore in pace.

Si convochi una conferenza stampa e si diano i dati reali della morbilità e mortalità aggiuntiva legata all’inquinamento a Verona, a cominciare dai quartieri più inquinati. Come vi è un regolamento sanitario che entra nel merito delle costruzioni e pone i requisiti per l’abitabilità o l’agibilità delle strutture immobiliari, così si pretenda che vi sia un regolamento, su più ampia scala, che entri nel merito del rispetto dei principi di precauzione previsti dalle normative europee che, ad esempio, dicono in modo molto chiaro, che ove i livelli di inquinamento superano quelli massimi ammessi (e qui a Verona si superano abbondantemente nonostante le centraline di rilevazione siano ogni tanto portate a spasso in cerca di aria migliore) è necessario non solo evitare di incrementare le emissioni, ma anzi porre in atto ogni intervento possibile per migliorare la situazione, mitigando gli impatti ambientali e sanitari.

Dunque tornerebbe in auge la necessità di verde: ma perché allora siamo ancora in attesa di vedere dov’è finito il verde di mitigazione relativo agli insediamenti dei recenti centri commerciali sorti a Verona Sud? Ma non doveva essere necessario avere quel verde, appunto di mitigazione, prima di aprire quei centri commerciali e ancor più, prima di rendere operativi ulteriori attrattori di traffico in un’area già superinquinata? Ma qualcuno pensa che si possa continuare a costruire ed attrarre traffico “ad libitum” promettendo intanto futuribili compensazioni, magari al Central Park?

Sempre di questi giorni, dulcis in fundo, è anche la notizia che, bontà loro, le FS investiranno sull’area dell’ex scalo merci la ragguardevole cifra di 50 milioni di euro: dato che era stato promesso il 100% a verde, quanti alberi ci pianteranno e quanti laghetti e parchi giochi per i bambini ci faranno con tutti quei soldi? Come? Forse non è così? Già in effetti la Olga, al solito baretto, dice che gnanca el can mena la coa par niente!

Enrico Marcolini

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2 Comments

2 Comments

  1. Alessandra Spagnolo

    29/04/2019 at 17:56

    Riqualificazione significa intervenire su quanto già c’è, ridandogli qualità. Perché dunque invece di costruire nuovi palazzi, nuovi centri commerciali, nuove strutture alberghiere, nuovi parcheggi, nuovi mezzi di trasporto, non si lavora sull’esistente? Nel territorio veronese, nelle periferie soprattutto ma non solo, si trovano costruzioni storiche, rurali, antiche corti a testimonianza di un passato in cui l’uomo sapeva inserirsi armoniosamente nel contesto ambientale, abbandonate da anni e decadenti. La loro ristrutturazione farebbe comunque “muovere l’economia”, dato che richiederebbe investimenti e utilizzo di manodopera, dando lavoro a molte piccole medie imprese, argomento cui spesso la ns amministrazione ricorre per giustificare progetti assurdi di cementificazione, il dare lavoro. Così come lo darebbe ristrutturare o portare a termine strutture industriali abbandonate, in buono stato o fatiscenti, il cui recupero eviterebbe di costruirne di nuove, magari inutilizzate (esempi ve ne sono tanti), con il sacrificio di alberi secolari e centinaia di migliaia di metri quadri di terreno che potrebbero diventare parchi piantumati con passeggiate, laghetti, piste ciclabili per il piacere, il diletto e la salute dei cittadini. Recuperare l’esistente, prima di nuovi interventi invasivi. Nell’ottica di creare un paesaggio sano, a misura d’uomo, “bello”. È necessario recuperare il concetto di bellezza, di bello, piacevole alla vista, all’udito, armonioso, salubre, che dà benessere, fa stare bene. I Romani, nostri avi, l’avevano ben presente. E noi, che oggi viviamo di rendita, ce ne siamo dimenticati, anzi, stiamo rovinando quello che abbiamo trovato. Che città stiamo creando, che città lasceremo noi, voi amministratori, ai posteri?

  2. Alessandro

    28/04/2019 at 19:58

    La pianificazione urbanistica è una priorità per la nostra città. Dobbiamo agire adesso per migliorare il nostro domani.

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