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Sergio Ramelli
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Opinioni

Chi era Sergio Ramelli, ucciso a 18 anni da benestanti di sinistra

Gli aggressori erano studenti di Medicina di estrema sinistra provenienti da famiglie benestanti. Non conoscevano la vittima, ma era stato loro detto che si trattava di un fascista.

La memoria di Ramelli non si contrappone al 25 aprile, per la semplice ragione che si tratta di fenomeni differenti della nostra storia.

Il 29 aprile di 44 anni fa moriva, in un ospedale di Milano, Sergio Ramelli. Aveva 18 anni, quanti ne avevo anch’io nel 1975. Era un bel ragazzo: capelli lunghi e sguardo sognante. Due mesi prima, un gruppo di picchiatori, muniti di chiavi inglesi, lo aveva aggredito a freddo mentre tornava a casa.

Frequentava, con ottimi voti, un Istituto tecnico e progettava di iscriversi a Chimica. Non aveva mai partecipato ad alcuna azione violenta. In un suo tema se l’era presa con il Governo perché, a suo dire, non proteggeva adeguatamente le sedi del MSI. Tesi di un ragazzo, unilaterali e, come tutte, discutibili.

Sergio fu per questo sottoposto ad una sorta di “processo politico”, con tanto di affissione del tema sulla bacheca e minacce rivolte anche ai familiari. Non venne protetto adeguatamente dalla scuola. I genitori lo iscrissero in un altro Istituto, poco tempo prima dell’agguato.

Gli aggressori erano studenti di Medicina, provenienti da famiglie benestanti e appartenenti ad un gruppo di estrema sinistra. Non conoscevano la vittima, ma era stato loro detto che si trattava di un fascista. Vennero individuati dopo più di dieci anni, quando ormai avevano una professione e una famiglia. Quasi tutti ammisero di aver collaborato all’azione. Durante il processo, gli imputati maschi indossavano la cravatta.

La sentenza comminò pene particolarmente lievi, rispetto all’imputazione. La famiglia aveva del resto chiesto giustizia, ma non, come oggi è di moda fare, che gli aggressori “marcissero in carcere”.

A gran parte dei condannati fu poi possibile, anche grazie a vari condoni, proseguire l’attività professionale. Sono convinto che molti di loro abbiano cercato di restituire alla società quanto potevano, attraverso il lavoro. La vita di Sergio non può purtroppo essere restituita.

La memoria di Ramelli è stata custodita – alcune volte in modo misurato, altre no – da coloro che ne condividevano le idee. Con pochissime e solo recenti eccezioni (tra cui quelle dei sindaci Pisapia e Sala), l’opinione pubblica di sinistra, democratica e antifascista se ne è invece sempre disinteressata.

Non è giusto. La memoria di Ramelli non si contrappone al 25 aprile, per la semplice ragione che si tratta di fenomeni differenti della nostra storia. Il 25 aprile ricorda non certo una guerra civile, ma la liberazione dell’Italia dall’oppressione fascista, che era proseguita per decenni e ci aveva condotti alla guerra e alle leggi razziali. Ricordare adeguatamente e senza reticenze Sergio Ramelli significa invece riconoscere – doverosamente – che in un periodo del dopoguerra vi fu violenza insensata, sistematica e gratuita anche da parte di alcuni gruppi della sinistra estrema.

Verona ha da tempo dedicato una via a Sergio Ramelli, e in questo caso ha fatto bene. Il 29 aprile porterò dei fiori sulla targa che lo ricorda. Avrei dovuto farlo prima.

Luciano Butti

Luciano Butti
Written By

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Avatar

    Claudio

    05/05/2019 at 17:17

    Ogni morte è senza carta d’identià. Non esiste le morte più degna di un’altra. Se poi si muore ammazzati è ancor peggio e dovrebbe esserci un di più, di riflessione, onesta e sincera. Quello di cui abbiamo bisogno, tutti, sia da una parte politica che dall’altra, è una seria e responsabile revisione storica di quegli anni. Ammettendo resposabilità, coperture, corruzioni, senza paura. Ne guadagnerebbe la società odierna, ancora preda da ricordi, rimorsi e nostalgie mai sopiti. Per un nuovo inizio, atteso allora da noi studenti, come ancora oggi.

  2. Avatar

    Maurizio Danzi

    30/04/2019 at 17:39

    Caro Luciano condivido la tua età, meno la tua saggezza. Il rosario delle morti di quei meravigliosi, dolenti e indimenticabili anni trascina ferite scoperte. Vorrei chiedere ai cattolicissimi promotori dell’iniziativa presso le scuole in ricordo di Ramelli se conoscevano o ricordano Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto Iaio, uccisi sempre a Milano a colpi di pistola da estremisti fascisti appena sequestrato Moro. Loro pure erano nostri coetanei. Ho idea che con il ricordo o la memoria si vada poco lontano. Con la storia di più. Ma chiedere studio e approfondimento di questi tempi è dare calci alla luna.

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