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Corso Milano, Verona
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Borgo Milano, la soluzione per la mobilità esiste dagli anni ’70

La situazione del quartiere è diventata invivibile per i 60mila residenti, ma un progetto elaborato già nel 1970 per gli interventi attuati allora sul Saval, potrebbe migliorare di molto la situazione.

La situazione del quartiere è diventata invivibile per i 60mila residenti, ma un progetto elaborato già nel 1970 per gli interventi attuati allora sul Saval, potrebbe migliorare di molto la situazione.

Borgo Milano, insieme ai suoi quartieri facenti parte della terza circoscrizione, è diventato prigioniero ed ostaggio di un traffico anche pesante che quotidianamente lo investe, e che non è più tollerabile per i residenti nei suoi elevati volumi. Gli ormai 60 mila residenti devono fare i conti, purtroppo, con una pluralità di cause, che da tempo hanno reso invivibile tutti i suoi popolosi quartieri, fra i quali: San Massimo sino ai confini con i comuni di Bussolengo e di Sona, la zona Stadio, Via Albare e sino alla stazione di Verona Porta Nuova, Borgo Nuovo, Chievo sino alla località La Sorte e San Vitto al Mantico, Saval e Quartiere Navigatori, ed in infine lo snodo centrale di Corso Milano, con tutti i supermercati esistenti, che collega Verona con i grandi centri commerciali come la Città Mercato e la Grande Mela, i parchi tematici come Gardaland ed altri, ed infine con il lago di Garda.

Nel corso degli ultimi 50 anni, i vari quartieri hanno subito uno sviluppo urbanistico al limite del consentito e, tuttora, sono previsti massicci insediamenti edilizi a Chievo, nelle aree ex Cardi ed in via Mameli, nell’area ex BAM, con la costruzione di imponenti edifici, la cui conseguenza sarà quella di aumentare ulteriormente la densità urbana e quindi i volumi di traffico in tutti i quartieri, nei quali il sistema delle strade è rimasto pressoché bloccato agli anni ’60.

Nonostante ciò, l’amministrazione comunale continua a rilasciare concessioni edilizie, come quella per l’ennesimo supermercato in via Marin Faliero – angolo via Da Mosto, ed ipotizzare faraonici ed avveniristici interventi, come il rifacimento ex novo dello stadio Marcantonio Bentegodi, per la cui ipotetica realizzazione sarà sacrificata in larga parte la residua area verde ed il parcheggio della Spianà.

Via Emo, Saval, area costruzione nuovo supermercato

Scavi per la costruzione del nuovo supermercato al Saval

In questo contesto, l’unica strada che collega la città con Verona Nord – Quadrante Europa – Bassona – Centri Commerciali, è Corso Milano, diventato da tempo una “arteria a grande scorrimento”, sulla quale circolano pure mezzi pesanti in transito o la cui destinazione è rivolta verso le varie aree e zone commerciali e/o industriali della parte Nord della città. Conseguentemente, coloro che provengono o sono diretti verso la  Valpolicella, oppure dai Centri Ospedalieri di Borgo Trento, sono costretti a transitare da Viale Colombo e da via Pancaldo per raggiungere l’incrocio con Corso Milano, per poi proseguire verso le varie altre direzioni attraverso i sottopassi di Porta Palio, oppure usando la Circonvallazione esterna di via Colonnello Galliano.

Molti automobilisti usano strade interne per tagliare o scavalcare le code, sopratutto nelle ore di punta, trasformando queste in camere a gas per i residenti, in particolare per quelli abitanti in via Pancaldo, via Da Mosto, via Andrea Doria e traverse, viale Manzoni, via San Marco, ed altre ancora.

Per ridurre molti problemi di traffico, ho più volte proposto che venisse realizzato, o meglio completato, il progetto elaborato già negli anni ’70, in occasione degli interventi urbanistici all’epoca attuati al Saval, che prevedeva una strada di collegamento da Ponte Catena sino alla Croce Bianca, mediante la costruzione di un nuovo ponte su canale Camuzzoni. Quel progetto prevedeva di collegare Viale Colombo con via Da Mosto, e superare il canale Camuzzoni per proseguire poi per via Archimede e via Pitagora, sino alla Croce Bianca.

Tale collegamento ridurrebbe notevolmente il traffico su corso Milano e consentirebbe, inoltre, di ripartire lo stesso fra via San Marco per chi proviene o è diretto a San Massimo, Corso Milano, Viale Sicilia e via Archimede – Via Pitagora. Nello stesso tempo, i vari quartieri potrebbero essere collegati mediante le numerose traverse, peraltro già esistenti e realizzate 50 anni fa. Fra queste e nello specifico, via Licata, (zona Esselunga – Rossetto), via Agrigento, via Catania, e via  Galvani.

Era già stato tutto previsto 50 anni fa. Perché le varie amministrazioni non hanno portato a termine questi importanti interventi?

Giuseppe Braga

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Giuseppe Braga
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Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. È stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

1 Comment

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  1. Avatar

    Francesco Premi

    28/03/2019 at 16:44

    Premesso che nel 2019 una città come Verona, se amministrata con intelligenza, avrebbe già risolto i problemi di mobilità in quartieri importanti estesi e popolosi come B.go Milano; premesso anche che personalmente credo che i problemi di traffico vengano risolti meglio da un efficiente TPL che non da nuove strade; premesso tutto questo Braga ha ragione: già dal 1970 si era tenuta una fascia appositamente inedificata che va da via Da Mosto (Navigatori) a via Archimede (b.go Nuovo) in previsione di un ponte sul Camuzzoni (si vede bene anche utilizzando google map in modalità foto satellitare). Si fosse deciso di costruire la strada inizialmente pensata, sarebbe stato anche possibile preservare due rilevanti polmoni verdi, sempre ben visibili nelle foto satellitari, a dx e sx del Camuzzoni, che sarebbero divenute le teste di ponte alberate di un imponente viale alberato. Peccato che da qualche mese sia partito un cantiere lato via Archimede, e che quanto previsto intelligentemente dal PRG del 1970 sia stato vanificato da dieci anni di non-politiche urbanistiche, a definirle con educazione. Un’altra occasione persa per sempre per i nostri quartieri.

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