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Lotta allo smog, i Comuni veneti pensano al prossimo autunno

Le città capoluogo del Veneto hanno deciso di aderire all’iniziativa “Attenti alle porte” con una idea proposta dal Comune di Verona ispirata dal nostro giornale.

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Smog

Le città capoluogo del Veneto hanno deciso di aderire all’iniziativa “Attenti alle porte” con una idea proposta dal Comune di Verona ispirata dal nostro giornale

A due settimane dal termine del periodo di applicazione delle misure antismog previste dall’Accordo di Bacino Padano, in vigore dal 1°ottobre al 31 marzo, si sta già lavorando per il prossimo autunno. Il 14 marzo, a Treviso, si è svolto il secondo incontro tra i Comuni capoluoghi del Veneto, dopo quello che si era tenuto lo scorso gennaio nel municipio scaligero, per fare il punto su quanto è stato fatto in questi sei mesi e quanto ancora si può fare per contrastare l’inquinamento. Per Verona era presente l’assessore all’Ambiente Ilaria Segala, insieme ai colleghi di Venezia, Padova, Vicenza, Belluno, Treviso e Rovigo.

I Comuni hanno deciso di aderire all’iniziativa “Attenti alle porte” del capoluogo scaligero, una proposta che era stata lanciata da Verona In lo scorso novembre. Si è già deciso di avviare un concorso di idee che coinvolga la Camera di Commercio regionale, per una vetrofania comune sui negozi virtuosi che terranno le porte chiuse, sia in estate che in inverno.

Il progetto prevede che i titolari di negozi, uffici e locali, possano decidere di partecipare all’iniziativa regolamentando in modo autonomo l’apertura e chiusura delle porte di accesso. Non un obbligo, quindi, ma un’adesione volontaria di cittadini, che colgono l’invito del Comune a partecipare attivamente alla lotta contro lo smog. Un’azione virtuosa, che premierà i partecipanti attraverso la visibilità sul sito del Comune o con modalità in cui emerga in modo chiaro la buona pratica messa in atto.

Apprezzato anche il progetto “Un albero per ogni cittadino”, tanto che ogni capoluogo penserà ora al modo migliore e più veloce per attuarlo. Verona ci sta già lavorando da qualche mese. L’obiettivo è dare un albero a ciascun cittadino, che si impegni a piantumarlo nel proprio giardino e a prendersene cura.

Per Verona si tratterebbe di un numero significativo di alberi, molto utile per combattere l’inquinamento atmosferico, visto che le aree pubbliche dove fare nuove piantumazioni sono limitate. Se allargato a tutte le città del Veneto, i vantaggi sarebbero ancora maggiori. L’idea nasce da un progetto già avviato e testato a San Bellino, piccolo Comune di 1200 abitanti in provincia di Rovigo, che, grazie alle nuove piantumazioni, ha realizzato una vera e propria forestazione urbana.

Tra i vantaggi dell’iniziativa, evidenziati durante l’incontro, la sostenibilità economica per le Amministrazioni (le piante verrebbero fornite dai vivai comunali o a prezzi simbolici da fornitori locali) ma anche per i cittadini, che arricchirebbero i propri giardini, oltre ai chiari benefici che si avrebbero per la qualità dell’aria.

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14-03-2019, Treviso, incontro degli assessori all’Ambiente dei capoluoghi Veneti

Volontà comune dei capoluogo veneti è arrivare al prossimo autunno con deroghe unitarie per l’Accordo Padano, uguali per tutte le città. Per questo, da qui al prossimo incontro, ciascuna amministrazione valuterà le principali criticità da affrontare per attuare misure omogenee. La giunta di Verona ne parlerà la settimana prossima. Intanto, è stata condivisa la creazione di un “protocollo dell’aria”, che contenga azioni e provvedimenti di tutti i Comuni.

L’incontro è stato anche l’occasione per fare il punto sulla qualità dell’aria che, ciascuna città, ha respirato durante l’inverno. A differenza di altri capoluoghi, Verona non ha mai raggiunto il livello di allerta rosso, che scatta dopo 10 giorni consecutivi di sforamento e allarga i divieti non solo ai mezzi privati, ma anche ai commerciali.
Ad oggi, su 169 giorni, Verona è stata in allerta arancione per 21 giorni, Padova in gennaio è stata “rossa” ben 7 giorni, e Venezia, è rimasta in massima allerta per 3 giorni.

Nel 2018, la città scaligera ha chiuso con 49 giorni di sforamento dei livelli di PM10, il dato migliore da quando è stata introdotta la rilevazione degli inquinanti, attraverso la centralina Arpav del Giarol. Nei 5 anni precedenti, il superamento della soglia limite di pm10 era stato di 76 giorni nel 2017, 53 nel 2016, 95 nel 2015, 51 nel 2014, 83 nel 2013.

«Fa piacere che Verona faccia scuola in tema di ambiente – ha detto l’assessore Segala –. I due progetti pilota sono stati apprezzati, perché innovativi, semplici da realizzare ma anche perché coinvolgono attivamente la cittadinanza, che su questi temi deve sentirsi sempre più responsabilizzata. Per il prossimo autunno vogliamo essere allineati sulle misure da adottare, ma anche sulle deroghe, per agevolarne il recepimento da parte dei cittadini. Siamo sulla buona strada, la lotta allo smog è una battaglia che si vince col tempo, con provvedimenti costanti e duraturi nel tempo. Abbiamo chiesto un incontro con l’assessore regionale, gli porteremo i risultati dei nostri incontri ma anche richieste di collaborazione».

L’assessore all’Ambiente ha poi citato il recente studio condotto dall’Ospedale di Negrar che, a distanza di otto anni, ha rilevato lo stato di salute dell’apparato respiratorio di un campione di residenti nel Comune di Verona, il quale ha rilevato che «Rispetto al passato a Verona si respira meglio.

Merito delle azioni messe in campo in questi anni per mitigare il problema smog. Certo, restano ancora spazi di miglioramento» ha continuato Segala, citando misure adottate dal Comune quali «Il rinnovo della flotta dei mezzi pubblici, che ha visto la graduale sostituzione dei vecchi autobus con modelli nuovi e alimentati a metano, la presenza in commercio di caldaie e sistemi di riscaldamento sempre più moderni e “green”, incentivi comunali per scoraggiare l’uso dell’auto privata (bonus per le bici elettriche, biglietti del bus gratis per i possessori di auto Euro 3).

A questi si aggiungono i comportamenti virtuosi dei cittadini, chiamati a diminuire la temperatura e l’uso del riscaldamento nei locali, a limitare al massimo l’utilizzo di stufe e caminetti alimentati a biomasse, evitare di bruciare sfalci, potature ed altri residui agricoli all’aperto».

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