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Cultura

Da Virginia a Cordelia: storia di una donna capace di evolversi

Nasce a Verona nel 1849 e muore a Milano nel 1916. È stata editrice, imprenditrice, scrittrice, giornalista e fautrice della libertà femminile

Virginia Tedeschi
Virginia Tedeschi

Perché ricordare Virginia Tedeschi? Con l’intenzione di scrivere un pezzo sull’8 marzo, mi sono trovata a ragionare sul tema della violenza. Poi, però ho pensato che questo giorno serve anche a ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne e non solo le discriminazioni e le violenze di cui sono oggetto. Ecco come è nata l’idea di rendere omaggio alle donne raccontando la storia di una di noi, Virginia, in rappresentanza di tutte le altre.

Virginia Tedeschi nasce a Verona nel 1849 e muore a Milano nel 1916. È stata editrice, imprenditrice, scrittrice, giornalista e fautrice della libertà femminile. Si firmava abitualmente con lo pseudonimo Cordelia, preso a prestito dalla tragedia shakespeariana di Re Lear, eroina del bene e dell’affetto filiale. Sposò l’editore Giuseppe Treves e pubblicò quasi esclusivamente con la casa editrice di famiglia. Pur essendo una donna colta e ricca, cioè quella che si definirebbe una signora, fin da giovane troviamo Virginia alle prese con versi di ispirazione patriottica che per un soffio non le valsero la prigione.

Il suo esordio letterario è stato Il regno della donna, 1879, un vero manuale antifemminista che spiega alle donne il loro ruolo subalterno all’uomo. Il libro sarà più volte ristampato e godrà di ampia diffusione, ma le convinzioni dell’autrice compiranno una parabola che si completerà con una sorta di radicale autocritica con il suo ultimo libro, pubblicato nel 1916, anno della sua scomparsa.

Dal 1884 al 1901 diresse con il fratello Achille Tedeschi il Giornale dei fanciulli  un settimanale di letture illustrate per l’infanzia. Dal 1886 diresse anche il settimanale Mondo piccino, ancora letture illustrate per i bambini.  Nel frattempo collaborava con La ricreazione, un giornale illustrato di racconti e novelle per le famiglie, a cadenza mensile (16 pagine con copertina).

Nel 1883 pubblicò Il castello di Barbanera, con illustrazioni di Dante Paolocci; seguirono nel 1884 Nel regno delle fate una raccolta di fiabe illustrata da Edoardo DalbonoCasa altrui racconti illustrati da Edoardo Matania e Vespasiano BignamiI nipoti di Barbabianca con illustrazioni di Edoardo Matania. Pubblicò Racconti di Natale, senza illustrazioni, nel 1885 ma l’edizione del 1913 sarà illustrata da Edoardo Dalbono, Macchiati e Colantoni. Nel 1886 pubblicò Per la gloria, nel 1888 Vita intima (2° ed.) e nel 1889 Alla ventura racconto fantastico, con le illustrazioni di Gennaro Amato.

virginia tedeschi

Una pagina della rivista di moda “Margherita” diretta da Virginia Tedeschi fino al 1916

Nel 1894 scrisse Piccoli eroi  illustrato da Arnaldo Ferraguti. Fu un successo strepitoso che vendette decine di migliaia di copie, collezionando ben sessantadue edizioni. Si tratta di un’opera dedicata ai “giovinetti”, in cui aleggia lo spirito patriottico, che esorta la gioventù a fare il proprio dovere oppure racconta storie di giovani che conducono una vita esemplare e sono di grande lustro per le proprie famiglie.

Sono molti i critici che sostengono che addirittura il libro fu una sorta di manuale motivazionale per l’arruolamento di molti ragazzi prima nella guerra irredentista, per riconquistare all’Italia i territori annessi all’Austria, e poi alla vigilia del conflitto mondiale. Nel 1903 pubblicò Catene considerato tra i capolavori della scrittrice veronese. Pubblicò anche con la casa editrice R. Bemporad & figlio, collaborando nel 1908 con Il giornalino della domenica di Vamba e scrivendo nel 1909 L’ultima fata con un’illustrazione di Duilio Cambellotti.

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Tra le sue molte attività Virginia diresse con successo fino al 1916, anche la rivista femminile Margherita, dedicata alla moda e così battezzata in onore della Regina Margherita che campeggiava sulla copertina con al collo le sue immancabili perle. Ancora una volta, Virginia Tedeschi, si dimostrò all’avanguardia: sua, infatti, l’idea di pubblicarla in due edizioni, una di lusso per le signore, e una economica alla portata di tutti, anzi, di tutte.

Il suo congedo dalla letteratura fu il saggio Le donne che lavorano, pubblicato nel 1916, in cui teorizzò, per prima, la possibilità per la donna di lavorare per proprio diletto e soddisfazione e non per necessità economica, come fino ad allora era sempre stato.

Così scriveva Virginia tedeschi nell’introduzione al suo saggio: «Dal giorno ch’io scrissi Il regno della donna il mondo è mutato, e le mie idee si sono andate modificando, come si è modificato l’ambiente in cui viviamo».

La sua visione della donna, dei suoi diritti, della sua uguaglianza con l’uomo era dunque radicalmente cambiata. Credo di poter affermare che la sua capacità di evolversi, di comprendere il nuovo, sia stata una delle sue più grandi qualità.

Cinzia Inguanta

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Written By

Nasce a Firenze il 4 giugno 1961, sposata con Giuliano, due figli: Giuseppe e Mariagiulia. Alcuni grandi amori: la lettura, il cinema, il disegno, la fotografia, la cucina, i cinici, le menti complicate e le cause perse. Dopo la maturità scientifica, s’iscrive al corso di laurea in medicina e chirurgia per poi diplomarsi in design all’Accademia di Belle Arti Cignaroli. Nel 2009 s’iscrive alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca. Giornalista pubblicista dirige Radio Popolare Verona, già direttrice del magazine online Verona-IN con il quale continua a collaborare coordinando la redazione spettacoli e scrivendo di libri. Nel 2006 ha curato la pubblicazione di La Chiesa di Verona in Sinodo e di Il IV Convegno Ecclesiale Nazionale, nel 2007 di Nel segno della continuità. Nel 2011 l’esordio letterario con la pubblicazione del suo primo romanzo Bianca per la casa editrice Bonaccorso. Alcune sue poesie sono pubblicate nel 2° volume della Raccolta di Poesie del Simposio permanente dei poeti veronesi (dicembre 2011), altre sono pubblicate nella sezione Opere Inedite sul blog dedicato alla poesia di Rainews. cinzia.inguanta@email.it

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