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Adolescenza e creatività

adolescenza - creatività

Il prof. Marcus Fingerle mette  in luce il tema maggiormente trattato nel seminario “L’io e lo sviluppo dell’essere umano fino al 21° anno di vita” del 23 febbraio 2019 promosso da Arte dell’Io e Umanità.

Lo scorso 23 febbraio il Centro Studi Educativi Kèleuthos ha ospitato il seminario L’io e lo sviluppo dell’essere umano fino al 21° anno di vita con speciale attenzione al terzo settennio a cura di Marcus Fingerle, con l’attività artistica coordinata da Flavia Rossignoli. L’evento rientro nel percorso di formazione in Counselling biografico sulla base dell’antroposofia, promosso dall’associazione culturale Arte dell’Io e Umanità.

Il grande filosofo russo Pavel Florenskij in una lettera alla figlia Olga scrive che la creatività consiste nella conservazione dell’adolescenza in età adulta. Pertanto egli considera l’adolescenza non soltanto come un periodo della vita circoscritto da un punto di vista temporale ma come una forma mentis che rende possibile una certa mobilità nei confronti dell’esperienza. Tale mobilità si annuncia nella pubertà in virtù del fatto che a quest’età comincia a dischiudersi la coscienza dell’io ovvero dell’autodeterminazione biografica. Il ragazzo e la ragazza percepiscono il corpo della memoria costituito dall’insieme delle abitudini e delle acquisizioni che vanno dalla buone maniere, alle conoscenze, ai valori morali, estetici e religiosi come il passato, il già divenuto, come ciò che sono diventato. Ma ora sorge la domanda: di là da ciò che sono diventato o da ciò che mi hanno fatto diventare, chi sono io? Questa domanda sorge nella coscienza, che il giovane lo voglia o no; essa si annuncia come un terremoto in quanto mette in discussione il noto e il già acquisito, ciò che viene dato per scontato e che è salda acquisizione del mondo che gli adulti gli lasciano in eredità.

adolescenza - creatività

2019-02-23- Laboratorio “Il disegno di forme” a cura di Flavia Rossignoli

Durante l’adolescenza i giovani sentono inconsciamente quanto Pico della Mirandola scrive nell’Orazio de hominis dignitate: «Tu […] da nessun angusto limite costretto, determinerai da te la tua natura secondo la tua libera volontà». Queste parole vengono sentite da ogni adolescente come una musica di sottofondo che risuona alla soglia della coscienza. Una musica che viene dal futuro e che promana dall’impulso biografico originario come una promessa di ciò che lungamente è stato atteso, come la possibilità di quell’autonomia e libertà che costituiscono la meta del suo processo maturativo. Queste parole hanno in sé la dolcezza della promessa ma anche la severità di un appuntamento inesorabile. Infatti proprio ciò che è destinato a edificare la personalità del ragazzo o della ragazza comporta l’espulsione da quell’esperienza di continuità con il mondo che ha caratterizzato la prima e in parte la seconda infanzia; l’esperienza della dimora è destinata a subire una discontinuità irreparabile così come le relazioni con i genitori, con le abitudini, con i rituali, con i giochi, col linguaggio sono destinate a subire una radicale trasformazione che viene vissuta dall’adolescente come perdita o addirittura espulsione da una sfera protetta. Il mondo del passato viene messo in forse, tutto ciò che è già divenuto perde il suo valore, ciò che è stato ovvio fino a quel momento suscita meraviglia e viene messo in dubbio. L’adolescente è per sua natura un apolide, non è più il bambino che suona il violino, il bambino solare, beneducato, diligente che rendeva fieri i suoi genitori e contenti i suoi insegnanti. Egli non può sottrarsi a questo processo di distanziamento o a questa esperienza di separazione, così come non può fare a meno di provare quella nostalgia che esso porta con sé.

Alla crisi dell’adolescenza corrisponde una crisi genitoriale ma anche delle altre agenzie educative come la scuola, giacché anch’esse sono chiamate, come l’adolescente, a ridisegnare completamente sé stesse e a trovare le ragioni di un nuovo gesto educativo. È nell’affermazione di Florenskij che esse possono trovare queste ragioni ovvero: soltanto se l’adulto non si identifica in ciò che è divenuto, nei suoi ruoli sociali, nel suo sapere acquisito, ma sa sempre nuovamente apprendere dall’esperienza e sa mettersi continuamente in discussione in un gesto di apertura e di attenzione per ciò che di nuovo la vita gli offre, se sa dunque essere creativo, potrà comprendere l’adolescente e rinunciare a educarlo per diventare un affidabile e sincero compagno di viaggio.

Marcus Fingerle

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