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Opinioni

Luci e ombre sul master plan di Folin per il centro storico

Le perplessità maggiori riguardano la mancanza di una valutazione urbanistica complessiva, la creazione di grandi attrattori in mancanza di un efficiente sistema di trasporti pubblico e i finanziamenti per i progetti culturali.

Le perplessità maggiori riguardano la mancanza di una valutazione urbanistica complessiva, la creazione di grandi attrattori in mancanza di un efficiente sistema di trasporti pubblico e i finanziamenti per i progetti culturali.

Venerdì 25 gennaio, al palazzo del Capitanio, si è svolta la presentazione del master plan sulla riconversione di sette unità edilizie di proprietà di Fondazione Cariverona che, tranne Castel San Pietro, sono tutte all’interno della città romana. L’architetto Marino Folin, autore del progetto, ha spiegato, con dovizia di particolari e competenza, i contenuti del suo lavoro.

All’inizio dell’incontro, Folin ha voluto sottolineare come, a causa del naturale evolversi degli ambiti urbani, le differenti necessità e le conseguenti nuove destinazioni, i centri storici si stiano trasformando. Fenomeno che si è verificato anche a Verona, dove in 80 anni la popolazione del centro storico è passata da 150.000 abitanti agli 8.000 attuali.

Si è poi evidenziato che Verona attrae un grande numero di turisti, che però sono del tipo “mordi e fuggi” e solo una piccola parte pernotta per più giorni. L’obiettivo da raggiungere è quindi quello di creare degli organismi che permettano alla città di ospitare un modello di turismo di maggior livello culturale e che rimanga in città più giorni. Per questo è necessario creare quelle strutture che offrano al turista nuove opportunità.

In seguito Folin è passato all’illustrazione del suo progetto, che si articola in quattro sistemi:
1. Il City Hub, composto dalle ex sedi di Unicredit in via Garibaldi 1 e 2 e da palazzo Franco-Cattarinetti in via Rosa. In questo complesso sarà realizzato un centro polifunzionale con un centro congressi attrezzato con una sala per 900 posti, oltre ad altre salette con capienze minori; con un albergo a cinque stelle di 150 camere con centro benessere; con un centro enogastronomico che dovrebbe rappresentare Verona quale capitale italiana della cultura vinicola. Dato che i congressi solitamente durano più giorni e non nel periodo estivo, questo permetterebbe alla città di avere un flusso turistico costante per tutto l’anno. Per questo, ha proseguito Folin, un centro congressi, che porterebbe un pubblico di circa 1.000 persone, servirebbe non solo al nuovo albergo di 150 posti letto, ma anche a tutte le altre strutture ricettive. Infatti le presenze turistiche annuali sono circa 1.800, e attualmente in centro storico i posti letto in albergo sono 1.150, mentre quelli nei Bed and Breakfast intorno ai 2.000.
2. Il Lab-Urbs, comprendente il palazzo del Capitanio, che dovrebbe ospitare le collezioni artistiche veronesi dall’epoca degli Scaligeri sino ai giorni nostri, esponendo tutte le opere che ora sono depositate nei magazzini comunali, e Castel San Pietro, dove saranno presentati tutti i reperti dal periodo neolitico sino a quello scaligero, realizzando un collegamento con il parco e il museo archeologico situato sullo stesso colle. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere a sistema i vari musei cittadini, collegandoli tra loro: la realizzazione di una rete museale aumenterebbe l’interesse non solo dei veronesi, ma anche dei turisti.
3. Palazzo Forti, che manterrà i 35 appartamenti esistenti e ospiterà enti culturali nazionali ed internazionali.
4. Edificio del Monte di Pietà dove, oltre agli 11 appartamenti esistenti, saranno realizzati piccoli studi e laboratori per i giovani.

Quella dell’incontro è stata un’esposizione completa e coerente con gli obiettivi che la proprietà, la Fondazione Cariverona, si era posta. Tuttavia, la spiegazione di questo master plan non mi ha sollevato da una serie di dubbi che avevo avuto leggendo le prime informazioni sui media locali. Mi è rimasto un grosso dubbio che riguarda la questione urbanistica.

A mio avviso, un piano che si propone di modificare in maniera radicale l’assetto del centro storico, non può prescindere da una valutazione urbanistica complessiva, che valuti i diversi aspetti relativi all’equilibrio territoriale. Questo master plan dovrebbe rappresentare solo una tessera di un mosaico organico e complessivo dell’intero territorio, piano che, ovviamente, dovrà essere gestito dalla Pubblica Amministrazione. La Fondazione è un ente privato e, pur essendo benemerito, non può sostituirsi a quelli che sono i diritti e i doveri della Pubblica Amministrazione, democraticamente eletta. Intervenire solo sui grandi complessi edilizi di proprietà della Fondazione e tralasciare di pianificare tutti gli altri elementi urbani, tra cui quelli architettonici di proprietà pubblica, come per esempio le caserme, rischia di compromettere il ruolo stesso del centro storico. Se, come si evince dalla relazione dell’architetto Folin, in 80 anni si sono persi 142.000 abitanti, sarebbe il caso di trovare delle soluzioni per riportare in centro storico nuove coppie giovani.

Un centro storico privato degli abitanti, anche se attrezzato di centri polifunzionali, di musei, di negozi, di ristoranti e di alberghi, non lo vorrei assolutamente, perché priverebbe Verona ed i veronesi della loro vera identità. Forse destinare le caserme ad edilizia convenzionata potrebbe agevolare l’ingresso di nuovi abitanti e di coppie giovani con bambini.

Passando al discorso sulla mobilità, un centro congressi del genere, con SPA, centro enogastronomico e albergo, sarà un grosso attrattore di traffico che via Garibaldi ed altre strade limitrofe non sono certo in grado di sostenere. Inoltre, in futuro si spera che la ZTL sia realmente tale e che blocchi il traffico privato a motore. In attesa del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), certe scelte in un’area così fragile e complessa come il centro storico, risultano molto rischiose. Va bene il centro congressi e tutto il resto, ma solo quando Verona sarà dotata di un serio ed efficiente sistema di trasporto pubblico e di un centro storico pedonalizzato.

Un ulteriore dubbio riguarda i finanziamenti. Per il centro congressi, quello enogastronomico e per l’albergo, probabilmente non ci saranno problemi. Sono attività che, se ben gestite, producono reddito. Ma i musei, i laboratori culturali, il sistema museale, che sono ipotesi apprezzabilissime ed auspicabili, chi li finanzia? Non certo il Comune, che mi pare abbia le casse vuote. Allora la Fondazione? I Fondi europei? Chi altro? Sui finanziamenti per realizzare le strutture a fine culturale non si è detto molto. Il mio timore è che vengano realizzate solamente le opere che producono guadagni, causando grossi problemi di viabilità e conseguenti costi alla Pubblica Amministrazione, mentre i contenitori adibiti alla cultura rimangano vuoti in attesa di quale improbabile mecenate.

Giorgio Massignan 
VeronaPolis

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

1 Comment

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  1. Avatar

    ANDREA MODENESE

    01/02/2019 at 14:01

    “Il mio timore è che vengano realizzate solamente le opere che producono guadagni, causando grossi problemi di viabilità e conseguenti costi alla Pubblica Amministrazione, mentre i contenitori adibiti alla cultura rimangano vuoti in attesa di quale improbabile mecenate”. Non si può che condividere la sua preoccupazione, visti i precedenti, anche meno pregiati (penso alle torri del Adigeo o al celeberrimo giardino delle rose di caleffiana memoria…). In quanto a mecenati forse abbiamo a verona qc lacuna sull’etimologia : mecenate per noi è chi ci “regala” una rotonda… e basarse le manine :-).

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