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Ambiente

Smog: incontro tra gli assessori all’Ambiente del Veneto e Legambiente

L’idea è quella di allargare i provvedimenti antismog a tutti i comuni della Regione. Legambiente: «Sostegno alle amministrazioni che adottano misure efficaci contro l’inquinamento atmosferico»

Ecoblitz di Legambiente in Piazza Bra
Ecoblitz di Legambiente in Piazza Bra

Nel 2018 in ben 6 capoluoghi di provincia della Regione Vento sono stati superati i limiti di legge previsti per le polveri sottili o per l’ozono e in tutti 7 i capoluoghi di provincia i valori medi annuali di PM10 (μg/mc) registrati dalle centraline urbane risulta essere superiore ai limiti di salubrità indicati dall’OMS. È quanto emerge da Mal’Aria 2019, il rapporto annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in Italia.

In merito a tale situazione, il 24 gennaio si è svolto un incontro in municipio, voluto dall’assessore all’Ambiente Ilaria Segala, con i colleghi delle città capoluogo del Veneto – gli assessori all’Ambiente del Comune di Padova Chiara Gallani, di Rovigo Andrea Bimbatti, di Belluno Stefania Ganz; per Vicenza e Treviso erano presenti dirigenti del settore, assente invece il rappresentante di Venezia.

Dopo un periodo di prima applicazione delle misure antismog previste dall’Accordo di Bacino Padano, la principale indicazione emersa dall’incontro è quella di allargare i provvedimenti antismog anche ai Comuni con meno di 30 mila abitanti, coinvolgendo di fatto tutto il territorio regionale nella lotta allo smog.

L’obiettivo è quello di al prossimo autunno con un’ordinanza antismog unica per tutto il Veneto e con maggiori strumenti operativi, coinvolgendo la Regione ma anche il Governo, attraverso provvedimenti condivisi e omogenei da parte di tutti i capoluoghi veneti, anche per agevolarne il recepimento da parte dei cittadini, ribadendo che le polveri sottili non sono causate solo dal traffico veicolare, ma anche da generatori di calore, roghi, attività industriali.

«È stato un incontro operativo per fare il punto su questi mesi di attivazione dei limiti antismog – ha spiegato l’assessore Segala –. Anche in virtù del fatto che non tutte le città interessate hanno attuato le stesse limitazioni. Il primo passo, quindi, è quello di coordinarci per attuare misure omogenee. Penso alle deroghe, ma anche ai veicoli dual fuel, ovvero alla possibilità di trasformare i mezzi con doppia alimentazione diesel-GPL o diesel-metano.

Una tipologia di deroga non prevista nell’attuale ordinanza, ma che potrebbe essere inserita, alla luce anche delle necessità dei piccoli commercianti e delle osservazioni pervenute dalle associazioni di categoria» Segala ha annunciato che sul tavolo è stato posto anche il tema delle “porte aperte”, ovvero l’invito a tenere chiuse le porte di uffici, attività ricreative o commerciali, affermando: «Su questo Verona è capofila e nel prossimo incontro porteremo l’analisi del progetto per estenderlo agli altri capoluoghi».

L'incontro tra gli assessori all'Ambiente della Regione Veneto

L’incontro tra gli assessori all’Ambiente della Regione Veneto

In occasione dell’incontro, Legambiente ha realizzato un ecoblitz in piazza Brà a Verona, con l’obiettivo di «portare un messaggio di supporto ai Sindaci affinché chiedano con forza interventi coordinati utili a trovare soluzione condivise per fermare l’emergenza smog in Veneto e che impegnino tutti a fare la propria parte», denunciando l’attuale «mancanza di un’efficace e coordinata strategia antismog da parte della Regione». Una delegazione di Legambiente è stata quindi ricevuta per portare le proposte contro l’emergenza smog.

«Siamo qui per dimostrare il nostro appoggio a quelle amministrazioni che fanno qualcosa per tutelare la salute pubblica dall’inquinamento atmosferico e per ribadire che rispondere all’allarme smog nella nostra Regione è necessario ed urgente. E bisogna superare quest’approccio emergenziale per intervenire con soluzioni strutturali» ha dichiarato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

Lazzaro ha affermato che è necessario «ampliare a tutti i Comuni veneti l’applicazione dell’Accordo Padano e di conseguenza vincolare la Regione Veneto ad un serio impegno di coordinamento sull’applicazione delle direttive, oltre che mettere in campo strumenti e risorse per la prevenzione del problema rivedendo anche l’ormai vetusto Piano di Tutela e Risanamento dell’Aria», sostenendo che l’accordo di Bacino «deve essere riformulato fondando le proprie azioni su un vincolante Piano Unico Nazionale anti-inquinamento».

 Secondo Legambiente per uscire dall’emergenza smog è necessario «che la Regione faccia importanti investimenti sul Trasporto Pubblico Locale, togliendo risorse dal trasporto su gomma a favore di quello collettivo, e che i Comuni realizzino Piani Urbani di Mobilità Sostenibile». Sarebbe inoltre utile «prevedere nelle città l’introduzione target di mobilità vincolanti con obiettivi di ripartizione modale degli spostamenti, la realizzazione di zone centrali a pedaggio (come Area C a Milano) e più vaste zone a emissioni limitate, (Low Emission Zone) così come previste (e mai incentivate) anche nel PTRA della Regione Veneto, con pedaggi elevati di ingresso per i veicoli più inquinanti». Per Legambiente poi serve «implementare una differente politica tariffaria sulla sosta e sviluppare un sistema strutturale di controlli, che ad oggi manca e impedisce una sicura applicazione delle direttive dell’Accordo».

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, ha dichiarato che i dati del rapporto Mal’Aria 2019 di Legambiente «mettono a nudo la strategia fallimentare di Comuni e Regioni della pianura padana, Veneto in primis, che hanno messo in campo protocolli antismog privi di alcuna efficacia pratica».

Bertucco ha affermato che «da che sono stati istituiti i controlli sulle polveri sottili, nel 2001, Verona ha sempre sforato i limiti annuali posizionandosi sempre alla testa delle città più inquinate. E così continuerà ad essere fintanto che Comune e Regione non si decideranno a cambiare il sistema della mobilità urbana ed interurbana puntando su ferrovia e trasporto pubblico anziché su strade e auto private (trafori e pedemontane)».

Complice di questa situazione secondo il consigliere sarebbe «il disinteresse delle varie giunte regionali, le quali hanno concentrato nel triangolo Venezia-Treviso-Padova le pur poche risorse destinate al sistema metropolitano ferroviario regionale (appena il 6% degli investimenti regionali annuali in trasporti e mobilità)» ha denunciato Bertucco, affermando che «altrettanto nocive sono le scelte urbanistiche prive di fondamenta, come la riqualificazione dell’isolato Unicredit secondo il Piano Folin, che trasformerà una parte rilevante del centro storico in un nuovo gigantesco attrattore di traffico». Bertucco ha concluso dichiarando che «Il Pums è forse l’ultima occasione per cercare di invertire la tendenza».

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