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Salvatore Mulas
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Il prefetto Mulas lascia Verona dopo tre anni e mezzo di operato

La stampa ha sempre enfatizzato l’originalità del suo percorso professionale, e Mulas in questi anni si è distinto per la sua forte operatività, con 17 interdittive antimafia e l’interesse per vicende come quelle di Fondazione Arena, Melegatti e Officine Ferroviare Veronesi.

La stampa ha sempre enfatizzato l’originalità del suo percorso professionale, e Mulas in questi anni si è distinto per la sua forte operatività, con 17 interdittive antimafia e l’interesse per vicende come quelle di Fondazione Arena, Melegatti e Officine Ferroviare Veronesi.

Ore 19,23 di giovedì 17 gennaio. È appena terminato il Consiglio dei ministri che ha deciso, fra l’altro, il movimento di 7 prefetti. A quanti si trovano ancora a Palazzo Scaligero, Salvatore Mulas comunica personalmente di esser stato destinato a Roma al vertice del Dipartimento dei Vigili del fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile.

Mulas era stato designato prefetto di Verona l’11 giugno 2015 dal Governo presieduto da Matteo Renzi (ministro dell’Interno Angelino Alfano) e, vuoi per i quasi tre mesi di vacanza trascorsi dal pensionamento del predecessore, vuoi per il clamore suscitato dalla visita della Commissione parlamentare antimafia che il 31 marzo era stata a Verona, vuoi soprattutto perché la scelta era caduta su un ex poliziotto, la stampa locale scaligera aveva esaltato l’assoluta originalità derivante dal suo percorso professionale.

Nato a Macomer, in provincia di Nuoro, il 13 settembre 1955, figlio di un appuntato di Pubblica sicurezza, Salvatore Mulas il 1° ottobre 1977 entra nell’Accademia del Corpo. Nominato tenente, viene inviato a Torino e, dopo la riforma del 1981, diviene commissario, svolgendo diversi e delicati incarichi a Torino, a Nuoro e a Palermo. Con la nomina, nel 2009, a dirigente generale nella Polizia di Stato, arriva al vertice delle questure di Gorizia, di Nuoro, di Novara e, infine, di Cagliari. Il 29 agosto 2011 viene nominato prefetto di Sassari. Il 25 giugno 2015, giorno del suo insediamento a Verona, inizia le sue visite istituzionali in municipio, incontrando l’allora sindaco Flavio Tosi, ed in questura, dove, oltre al suo collega di corso Vito Danilo Gagliardi, saluta tutti i dirigenti ed i funzionari della Polizia di Stato. Un gesto enfatizzato dalla stampa, ma perfettamente in linea con il nuovo prefetto, il quale, in un’intervista televisiva ricorda: «Io, prima, facevo altro».

Questo “fare altro” è stato enfatizzato anche nei giorni scorsi dagli operatori dell’informazione che, nel fare un bilancio dei suoi oltre 1.300 giorni a Verona, hanno posto l’attenzione sulle 17 interdittive antimafia emesse dal suo arrivo, con un accenno pure alla gestione dei richiedenti protezione internazionale (1.135 al 31 dicembre 2015, 2.010 alla fine dello scorso anno). In verità, l’attività del prefetto Mulas si è dispiegata anche in altri campi, ed a Palazzo Scaligero diversi sono stati i tavoli aperti per seguire vicende come quella della Fondazione Arena, della Melegatti, delle Officine Ferroviarie Veronesi, oltre che di alcuni enti locali. È il caso, ad esempio, delle vertenze sindacali che hanno interessato i dipendenti della Polizia municipale e del Settore asili nido del Comune di Verona.

Mulas, dunque, ha operato a 360 gradi e con una carica di umanità non comune, tanto che nella mattinata di lunedì 27 gennaio l’ambasciatore ungherese in Italia Adam Kovacs ed il console onorario Lajos Pinter si sono recati a Palazzo Scaligero per ringraziarlo nuovamente di quanto fatto in occasione del tragico incidente autostradale avvenuto nei pressi di San Martino Buon Albergo, che nella notte tra il 20 ed il 21 gennaio 2017 aveva provocato la morte di 16 studenti di un liceo di Budapest.

Lo “sbirro-prefetto” ha svolto i suoi compiti mettendoci sempre la faccia, titolo di merito per lui che, in una recentissima intervista pubblicata su la Nuova Sardegna, ha affermato che, pur non giustificandoli, prima i criminali «in un certo senso erano più onesti», proprio perché ci mettevano la faccia. Ha operato senza ricercare consensi in funzione di aperture non plausibili con il suo essere uomo dello Stato ed evitando confronti speciosi con i suoi predecessori (sono sempre stati altri a porre l’accento sulle 17 interdittive antimafia).

Concludendo: il prefetto Salvatore Mulas ha il freddo orgoglio di aver affrontato tutte le incombenze della sua carica anche parlando, come diceva san Bernardino da Siena, “chiarozzo chiarozzo”: «State attenti ai vostri compagni viaggio», ha più volte ripetuto ai veronesi, sempre con la consapevolezza che la sicurezza, intesa nella sua accezione più ampia, è un bene pubblico da assicurarsi ponderando la tutela dei diritti ed il rispetto dei doveri di tutti.

In un Paese dove la confusione dei ruoli, gli opportunismi e lo scarso riguardo per le istituzioni sono all’ordine del giorno, questo sardo con gli alamari cremisi cuciti sulla pelle mancherà, e non poco, alla provincia scaligera.

Antonio Mazzei

Written By

Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

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