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Territorio

In Gran Guardia gettate le basi per il PUMS di Verona

Durante un convegno è stata annunciata la pubblicazione di un questionario online anonimo aperto a tutti i cittadini per raccogliere spunti

Bicicletta-Sboarina-Segala

La mattina del 18 gennaio al Palazzo della Gran Guardia è avvenuta la prima presentazione pubblica del PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, lo strumento volto a rendere la mobilità cittadina sostenibile, efficiente ed efficace. A partire dalle 9.30 si è svolto un convegno informativo aperto a tutti i cittadini, mentre nel pomeriggio si è svolta la tavola rotonda riservata alle istituzioni.

L’incontro si è aperto con i saluti di Luca Zanotto, vicesindaco e assessore alla Mobilità e al Traffico, il quale ha dichiarato che per la realizzazione del PUMS c’è la volontà di ­­«mettere al centro le persone, cercando di capire le loro esigenze, le modalità e i fini del loro spostamento», il tutto prendendo spunto da chi «ha già sperimentato un piano e investendo sulla partecipazione dei cittadini». Difatti, durante il convegno è stata annunciata la pubblicazione di un questionario online anonimo aperto a tutti i cittadini, che raccoglierà spunti e aiuterà a capire i maggiori bisogni da soddisfare.

L’assessore all’Ambiente e all’Urbanistica Ilaria Segala ha iniziato il suo intervento affermando che «la pianificazione dell’urbanistica deve avvenire in sinergia con la mobilità, la gestione del traffico e non per ultimo con un riguardo per l’ambiente e la sostenibilità» e che un punto fondamentale dell’amministrazione è quello di «azzerare il consumo del suolo». Segala ha spiegato che già si sta lavorando in questa direzione di pianificazione sostenibile, ad esempio «bloccando la realizzazione di attrattori nel centro della città, come la costruzione di nuovi centri commerciali».

A seguire è intervenuta l’assessore ai Lavori pubblici, Infrastrutture e Trasporti della Regione Veneto Elisa De Berti, annunciando la realizzazione «di un Piano regionale per i trasporti, necessario dato che l’ultimo risale al 1990». La De Berti ha spiegato l’importanza della TAV per il veronese, la quale avrebbe come risultato quello di «liberare la linea storica, che verrebbe dedicata al trasporto locale, mentre la nuova linea sarebbe riservata all’alta velocità e al trasporto delle merci». L’assessore regionale ha spiegato che la provincia di Verona si compone di un quadrante formato dalla stazione di Domegliara, quella di Peschiera, di Isola della Scala e di San Bonifacio. Con la costruzione di «due nuove stazioni all’interno del Comune si andrebbe a creare una metropolitana in superficie, catturando il 50% degli spostamenti della popolazione, diminuendo il trasporto pubblico su gomma nel centro città, traslandolo in zone ad oggi poco servite». De Berti ha precisato poi che «il blocco delle auto può aiutare a migliorare la mobilità, ma solo se integrato a politiche volte a risolvere il problema».

Luigi Zanin, direttore della sezione logistica della direzione Infrastrutture, Trasporti e Logistica della Regione Veneto ha precisato che il Piano Regionale verrà presentato «entro il 28 febbraio in forma preliminare» e che lo scenario a cui fa riferimento è relativo alla «situazione del Veneto nel 2030, in un’ottica di pianificazione a lungo termine». Zanin ha spiegato che vi è necessità di «cambiare mentalità rispetto al piano precedente ‒ passando da ‒ una pianificazione caratterizzata da progetti per opere infrastrutturali, a un approccio maggiormente caratterizzato da nuove politiche e la misurazione della loro efficacia». Questo dovrebbe avvenire «in uno sforzo per prevedere le mutazioni della società e il loro impatto sulla mobilità, comprendendo anche il ruolo delle politiche ad essa relative nello sviluppo del PIL regionale».

È seguito l’intervento di Olga Landolfi, segretaria TTS, l’associazione nazionale per la Telematica, i Trasporti e la sicurezza che ha partecipato alla stesura del decreto legge ministeriale per le linee guida sui piani dei trasporti. Landolfi ha spiegato che sia il Piano Regionale per i trasporti che il PUMS sono «strumenti di pianificazione strategica su un orizzonte di almeno 10 anni», e che quest’ultimo è stato reso obbligatorio dal decreto ministeriale per le città con più di 100.000 abitanti e per le aree metropolitane. Il piano unico per la mobilità va realizzato insieme a «un’integrazione con i sistemi di trasporto, che dovrebbe portare a uno sviluppo dell’integrazione tariffaria e di politiche integrate alla gestione delle domande». ha concluso Landolfi.

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Carlo Poli, dirigente dell’area Programmazione e Sviluppo del Territorio della provincia di Verona, ha affermato che «è necessario razionalizzare l’assetto della rete urbana per migliorarne l’efficienza e l’efficacia» e che in vista della realizzazione della nuova rete filoviaria sono necessarie due fasi: «la fase 1, pre-filovia, in cui l’assetto della rete urbana dovrebbe rimanere per quanto possibile invariato, e la fase 2, post-filovia, con un ridisegno della rete in modo da rendere dominante il filobus in determinate situazioni e integrarlo efficacemente in altre». Per questo sono già stati identificati «tre nodi di interscambio tra la rete urbana ed extra-urbana e il filobus ‒ ha spiegato Poli ‒ ovvero Piazzale XXV Aprile per la stazione di Porta Nuova, Piazzale Stefani per l’ospedale di Borgo Trento e la zona di Porta Vescovo».

A seguire ha avuto luogo l’intervento di Luigi Contestabile di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), responsabile sviluppo Servizi delle Stazioni ferroviarie, il quale ha identificato le stazioni come «il futuro della mobilità sostenibile», e quello di Stefano Mondani dell’area Pianificazione e Programmazione Mobilità di Milano, che ha portato alcuni esempi positivi e progetti del capoluogo Lombardo, come «la realizzazione di interi itinerari ciclabili, il passaggio da “zone 30” a un’intera “città 30”, e la volontà di incentivare nuovi mezzi ecologici come il monopattino, a cui però manca un’omologazione».

Il convegno si è chiuso con Tito Berti Nulli, socio fondatore e consigliere della società Sintagma S.r.l. di Perugia, che si è aggiudicata il bando per la redazione del Piano, e coordinatore generale del PUMS Verona ha spiegato che il progetto è composto da «26 azioni, suddivise in politiche da interventi leggeri, come politiche da implementare e finanziamenti, e interventi strutturanti più ingenti». Tra i primi rientrano progetti come «la gestione del sistema di sosta ‒ ha spiegato Nulli ‒; la mobilità turistica, con il mantenimento dell’attuale checkpoint per i pullman e l’eventuale realizzazione di altri; l’aumento della velocità commerciale degli autobus urbani, che alzata di anche soltanto 2 km/h porterebbe a risparmi importanti; la valorizzazione dei sistemi ettometrici, come l’ascensore di Castel San Pietro, che possono essere utilizzati con un’alta frequenza senza costi aggiuntivi, grazie all’automatizzazione, e che portano a risparmi importanti; la risoluzione dei problemi portati dall’e-commerce, come ad esempio la creazione di micro hub da collegare con dei veicoli ecosostenibili; l’implementazione delle politiche di sharing».

Tra le azioni strutturanti Nulli ha indicato anch’egli «la realizzazione di importanti parcheggi di scambio vicino alla rete del nuovo filobus ‒ precisando che ‒ negli ultimi anni la popolazione dei 16 comuni di cintura della provincia di Verona è aumentata del 30%, e che pertanto è necessario ridurre gli spostamenti in città di chi proviene appunto da zone esterne». Infine altri interventi massivi importanti sono «la realizzazione dell’alta velocità e la creazione di un processo partecipativo comprendente i cittadini riguardo la mobilità sostenibile» ha concluso Nulli.

Carolina Londrillo

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