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Peter John Hudson
Peter John Hudson con alcuni suoi giovani collaboratori

Cultura

Peter John Hudson, l’archeologo che aveva Verona nel cuore

Verona perde un testimone importante dell’evoluzione della città dalla sua fondazione, un innovatore della tecnica di scavo stratigrafico che si è diffusa in tutta Italia.

Con lui i veronesi perdono un testimone importante dell’evoluzione della città dalla sua fondazione, un innovatore della tecnica di scavo stratigrafico, che si poi si è diffusa in tutta Italia.

Peter John Hudson

Peter John Hudson

Una dedizione indefessa al lavoro di scavo archeologico e un approfondito studio della storia della nostra città: ecco i tratti distintivi della figura dell’archeologo Peter John Hudson che ci ha lasciato improvvisamente martedì 8 gennaio. L’archeologo inglese, nato a Manchester il 26 settembre 1954, era arrivato a Verona nel 1981, per dedicarsi con uno straordinario lavoro agli Scavi Scaligeri dell’ex tribunale, purtroppo oggi chiusi al pubblico. Si trattò del primo scavo urbano così esteso fatto in una città italiana con l’utilizzo del metodo stratigrafico: circa 1500 metri quadrati per una profondità di 3,5 m. che hanno attestato l’evoluzione della storia di Verona dal suo primo insediamento romano nell’ansa del fiume, intorno al 48 a.C., fino al periodo scaligero. Ciò che colpiva in lui era la capacità di sintesi e di interpretazione del dato archeologico che sapeva collocare e datare con grande competenza.

Nel ’90 entra, come socio fondatore e direttore tecnico, nella cooperativa veronese Multiart acquisendo l’importante commessa del sottopasso di Porta Palio, al quale parteciparono anche vari studenti inglesi. Quindi a Povegliano diresse lo scavo della Madonna dell’Uva Secca da cui emersero tombe pre-romane e longobarde, lavorando sempre in collaborazione con la direttrice del nucleo operativo della Soprintendenza del Veneto Giuliana Cavalieri Manasse.

Tra il 1997 e il 1999, durante gli scavi Agsm in via Mazzini, fu il protagonista della scoperta delle mura che Gallieno costruì nel 265 d.C. intorno all’Arena affinché non rimanesse baluardo nelle mani dei barbari: nell’area della farmacia Due Campane egli scoprì il tratto che le collegava all’allineamento di via Alberto Mario. Emersero tra gli altri i resti di una bella scalinata di un tempio che fu demolito per far spazio alle mura. L’anno dopo fu la volta degli scavi in Corso Cavour dove mise in luce, in tutta la sua maestosità, la via Postumia che denominò “autostrada dell’antichità” larga 14 m fino ai 16 m dell’area di Castelvecchio.

Fu poi la volta di Palazzo Maffei e quindi della Basilica romana in fondo a via Mazzini, dove oggi un tratto di pavimentazione più scuro ricorda la presenza dell’abside sottostante, solo per citare i suoi lavori più eclatanti. I problemi burocratici che incontrava sugli scavi e che ne ostacolavano il lavoro affliggevano il suo cuore di leone appassionato, dalla criniera fulva e dalla corporatura imponente, sempre pronto all’azione: alla città rimane l’esempio della sua figura dal carattere sensibile, umile e generoso, e tutti i dati storici che sono stati raccolti ed elaborati grazie al suo amore profondo per l’archeologia.

Con lui Verona perde un testimone importante dell’evoluzione della città dalla sua fondazione, un innovatore della tecnica di scavo stratigrafico, che da Verona poi si è diffusa in tutta Italia. A lui il mondo accademico, che poco frequentava per la sua predilezione al lavoro sul campo, deve molto.

Giulia Cortella

Tireless dedication to archaeological excavation and a profound study of the history of Verona: these are the distinguishing features of the life and work of the archaeologist Peter John Hudson, who left us suddenly on Tuesday January 8, 2019.

The British archaeologist, born in Manchester on September 26, 1954, arrived in Verona in 1981, and devoted himself to the “Scavi Scaligeri”, the excavation of the former court of Verona, which, unfortunately, is currently closed to the public. This was the first extensive urban excavation in an Italian city to use the stratigraphic method. The excavations covered an area of approximately 1500 square meters, at a depth of 3,5 meters, an area which had seen the evolution of Verona’s  history from its beginning around 48 BCE as a Roman settlement in the bend of the Adige River, until the Scaliger period in the 13th and 14th centuries. Dr. Hudson was impressed by this new method’s ability to synthesize and interpret archaeological data. Using the stratigraphic method, he was able to place and date the findings with a much greater degree of accuracy.

In 1990, Dr. Hudson became both a founding member and the technical director of the Veronese cooperative Multiart. Here, he shepherded through acquiring the important compromise for the construction of the underpass at Porta Palio, a project that was also supported by several of his students from England. Then he directed the excavation of the Madonna dell’Uva Secca in Povegliano, where pre-Roman and Lombard tombs emerged. This work was done in collaboration with the director of the operative nucleus of the Veneto, Superintendent Giuliana Cavalieri Manasse.

Between 1997 and 1999, he was the lead archaeologist during the AGSM excavations in via Mazzini, which led to the discovery of the walls built around the Arena in 265 AD by Gallieno. The walls were constructed to prevent the Arena’s being used as a bulwark, were it to fall into the hands of the barbarians. In the area around the Due Campane pharmacy, Dr. Hudson discovered the span of these walls that connected them to the axis that is now of Via Alberto Mario. Among other findings, the remains of a beautiful staircase emerged: it had been part of a temple demolished to make room for the Gallieno walls. The following year, Dr. Hudson turned to the excavations in Corso Cavour, where he brought to light, in all its majesty, the Via Postumia, which he called the “highway of antiquity”. It deserved the name, as it was an ancient street, 14 to 16 meters wide, in the Castelvecchio area.

Dr. Hudson then turned his attention and efforts to Palazzo Maffei and then to the Roman Basilica at the end of Via Mazzini, where today a darker tract of pavement recalls the presence of the underlying apse, among its most striking works. The bureaucratic problems Dr. Hudson  encountered along the way on the excavations hindered his work and troubled his thoughts. Those who knew him felt that the obstacles that stymied further discoveries afflicted his passionate lion’s heart. This metaphor seems apt for Dr. Hudson, a man with a tawny mane and a powerful physical presence, a man of action. Our city stays in debt of this sensitive, humble, intelligent, and dedicated man, and it is enriched by the historical data Dr. Hudson collected and processed, through his deep love for archeology. Peter John Hudson was, an innovator of the stratigraphic excavation technique, used first in Verona, then spread throughout Italy. The academic world owes much to Dr. Hudson as well, although he rarely attended conferences because of his predilection and preference for fieldwork. With his death, Verona has lost an important witness of its evolution as a city, from the time of its foundation through the Middle Ages, and we would be right to feel like we have also lost a friend.

Giulia Cortella
Translation by Susan Crosby

Foto in alto: Peter John Hudson a Verona con alcuni suoi giovani collaboratori (Paola Fresco).

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