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Spettacoli

“Al disertore” al Teatro Orlandi di Velo Veronese

A cento anni dalla fine della Grande Guerra, Le Falìe presentano un film di Alessandro Anderloni. Proiezioni il 30 dicembre e il 2 gennaio

Una scena del film Al disertore

La storia di una vittima della Grande Guerra. La storia di un disertore riabilitato. A concludere un lungo percorso di spettacoli, concerti e iniziative culturali per i cento anni dalla Grande Guerra, Le Falìe, la compagnia teatrale che dal 1990 coinvolge gli abitanti di Velo Veronese nel raccontare con il teatro la propria storia, presentano in anteprima il film Al disertore tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di Alessandro Anderloni debuttato nel 2009. Prodotto da Le Falìe, dopo otto anni di lavorazione, verrà distribuito in DVD dopo un cartellone di proiezioni al Teatro Orlandi di Velo Veronese: il 30 dicembre e il 2 gennaio (alle 21).

Il film è stato girato interamente sul palcoscenico del Teatro Orlandi di Velo, edificio costruito nel 1948 per ricordare i caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, come testimonia la lapide con le fotografie di tutti gli abitanti del paese morti nei due conflitti. Ma la fotografia di Alessandro Anderloni (omonimo del regista) nato nel 1881, mandato a fare la guerra come fante, fuggito dalla prima linea sull’Ortigara e ucciso dai carabinieri il 7 marzo del 1917, non c’è. Non c’era nemmeno sul Monumento ai caduti di Roveré Veronese, dove Anderloni si era trasferito dopo aver sposato Maria Zumerle, morta prima che lui potesse rivederla. Per questo, si suppone, per visitare la moglie che sapeva ammalata e la figlia Norma che rimase orfana di padre e di madre, fuggì dalla prima linea.

Il suo atto di diserzione non venne ritenuto degno d’essere ricordato sul monumento ai Caduti di Roveré dove nel 1922 una squadra di fascisti venne a scalpellare dal marmo il suo nome che gli abitanti del paese avevano voluto comunque effigiare. Cento anni dopo, grazie allo spettacolo de Le Falìe che ha recuperato la memoria di quegli anni, il Gruppo Alpini e l’Amministrazione Comunale di Roveré Veronese hanno restituito dignità a quel martire della Grande Guerra e nel 2017, nell’anniversario dei cento anni dalla sua morte, hanno scolpito nuovamente il suo nome sul Monumento ai Caduti.

film festival della lessinia - ffdl - alessandro anderloni

Alessandro Anderloni

Ricorda l’autore e regista, Alessandro Anderloni: «Avevo trovato, dieci anni fa, un ingiallito ricordo funebre di un mio omonimo fucilato nel 1917. Poi un amico mi portò a vedere la lapide che ricorda la sua morte, in contrada Negri di San Rocco di Piegara. Ho capito allora che intorno alla storia di questo disgraziato si potevano intrecciare, coralmente, altre storie di un conflitto misconosciuto e dimenticato. Poi venne la grande, e superficiale, attenzione mediatica del Centenario, e il nostro omaggio a un disertore fu accolto da molti spettatori. Alessandro Anderloni, come tanti altri, quella guerra non la volle. Costringerlo a farla, ucciderlo e poi dimenticarlo è stata la meschina responsabilità di un’Italia vigliacca che prima gli ha tolto la vita e poi il diritto alla memoria».

Il film è interpretato da 30 attori e attrici, nessuno è professionista anche se alcuni hanno più di vent’anni di teatro con Le Falìe alle spalle, avendo iniziato piccolissimi sul palcoscenico del Teatro Orlandi. Alessandro Anderloni è, oltre che regista, anche autore del soggetto e della sceneggiatura, inoltre compositore delle musiche con gli arrangiamenti di Thomas Sinigaglia. La fotografia è di Stefano Bellamoli, il suono di Samuele Tezza. I costumi sono a cura di Giulia Corradi, le scenografie di Luigi Castagna.
La Prima Guerra Mondiale era un capitolo obbligato dell’esperienza di un paese che recupera e riscopre, grazie al teatro, la propria storia. Il periodo che era forse più difficile da narrare, non essendo in vita nessun testimone diretto di quegli anni. Sono infatti le testimonianze orali, raccolte in centinaia di interviste, la base degli spettacoli scritti da Alessandro Anderloni per il gruppo di Velo Veronese.

La sceneggiatura tratteggia tre mondi: la trincea, dove sono stati mandati a morire i giovani di tre generazioni; il paese, dove sono restate le donne a fare la loro personale guerra di solitudine e stenti; un immaginario salotto borghese dove giornalisti, uomini politici, generali, monsignori, contesse e improbabili poeti si sollazzano, dando vita a un grottesco banchetto, in dispregio della sofferenza dei soldati al fronte. In gran numero gli abitanti di Velo Veronese hanno collaborato per scenografie, oggettistica, allestimenti, catering, logistica. È il rinnovarsi del “paese in scena”: così è stato definito Velo dove in trent’anni più di 300 persone dei 750 abitanti hanno calcato il palcoscenico per fare teatro e musica.

Con Al disertore Le Falìe continuano un percorso iniziato nel 1993 con La Madona l’à portà la luce, che raccontava gli anni Cinquanta e la rinascita dopo la Seconda Guerra Mondiale. Poi venne il tempo di raccontare le fiabe con Sera i oci, te conto ’na storia… interpretato dai bambini di Velo Veronese. E ancora di narrare il Ventennio fascista (La Cattolica e l’ardito), l’epoca controversa della Resistenza (Gli esulanti dell’8 settembre), il dramma dell’emigrazione (Diodato), le contese politiche democristiane degli anni Settanta (Scudocrociati), la storia di un altro martire durante la Seconda Guerra Mondiale (Toni delle croci), la sofferenza degli emigrati di Velo Veronese in Belgio (Belgica d’amore). Fino all’ultimo spettacolo, Lùssia, ispirato alla condizione della donna in Lessinia negli anni Sessanta e ancora in scena. Da alcuni spettacoli sono state tratte altrettante versioni cinematografiche: Sera i oci, te conto ’na storia…, La cattolica e l’ardito e ora Al disertore.

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