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Opinioni

Le responsabilità dell’uomo per lo stato del nostro pianeta

Gli squilibri ambientali ed ecologici che stanno trasformando le caratteristiche del nostro territorio, non sono causati dal destino ma dall’uomo e dai suoi interessi, molto spesso contrari alle leggi della natura

Cinghiale
Cinghiale

Quasi quotidianamente si leggono denunce e proteste per i danni che gli animali selvatici o inselvatichiti hanno causato alle proprietà ed all’ambiente. Alcuni esempi: cinghiali che devastano prati e che procurano danni all’agricoltura ed alla zootecnia, oltre che essere un pericolo per coloro che, viaggiando in automobile, hanno la disavventura che gli attraversino la strada; nutrie che con i loro scavi erodono le sponde dei canali indebolendo la tenuta degli argini; lepri che devastano le coltivazioni e portano malattie; pesci siluro che, a causa della loro voracità, rischiano di estinguere dalle nostre acque parecchi pesci autoctoni, ed altri casi ancora.
Ma perché questi selvatici sono aumentati di numero o addirittura si sono insediati nel nostro territorio pur essendo specie alloctone? Esistono responsabilità, o è colpa del destino cinico e baro?

Inizio con i cinghiali. Quelli che incontriamo non sono cinghiali autoctoni italiani, ma per lo più ibridi con specie provenienti dall’Europa dell’Est, introdotti con immissioni, autorizzate o clandestine, dalle associazioni venatorie a scopo di caccia. Se fosse rimasta solo la specie autoctona, con i prelievi venatori controllati, il numero sarebbe rimasto contenuto e non si avrebbero gli attuali inconvenienti. La responsabilità di questo squilibrio ecologico è da attribuire alle associazioni venatorie ed ai politici che, per ottenerne i voti, le appoggiano pedissequamente. Nonostante ciò, la proposta dei cacciatori per contenerne il numero è di poter sparare anche nei parchi e nelle zone protette. Prima creano il danno e poi chiedono il premio.

Proseguo con la nutria. Fu introdotta in Italia dal Sud America, intorno agli anni ’20 del secolo scorso, dai produttori di pellicce per accontentare quelle signore che non potevano permettersi le più costose pelli di ermellino, visone, astrakan, o altro ancora. Questa pelliccia, definita di castorino, adatta a tutte le tasche, provocò un’importazione massiccia di nutrie nel Nord Italia, dove sorsero allevamenti intensivi. Passata la moda e diminuita, o meglio, cessata, la domanda di pellicce di castorino, gli allevatori, anziché sterilizzare le femmine per evitare la proliferazione, preferirono la più economica scelta di liberare tutti i capi. Avevano anche pensato di eliminarle tutte, ma questa crudele soluzione risultava più costosa della loro liberazione. Questo robusto roditore si adattò perfettamente all’ambiente ed aumentò considerevolmente di numero, con le relative e note conseguenze. Anche in questo caso ci sono dei ben precisi responsabili.

Negli anni ’60 del secolo scorso, le associazioni venatorie appoggiate dalle istituzioni, importarono dall’Est europeo una specie di lepre che si riproduceva velocemente e quindi rappresentava una preda perfetta per la caccia. Dopo qualche anno ci si rese conto che il numero delle nascite superava il numero degli animali cacciati, rendendo la presenza del roditore fuori controllo. La conseguenza è che questo animale, chiamato lepre del Silvilago, oggi sta causando danni all’agricoltura ed all’ecosistema e per questo è stata dichiarata “una specie infestante” che ora si tenta di eliminare completamente.

Lepre del Silvilago

Lepre del Silvilago

Un’altra specie di lepre alloctona, proveniente dall’America, è stata immessa per scopi venatori nel nostro ecosistema: si tratta della minilepre. Anche in questo caso, le minilepri hanno proliferato fino ad arrivare a creare problemi all’agricoltura. Inoltre, si sovrappongono alle specie autoctone e possono portare patologie pericolose per la lepre ed il coniglio selvatico. La scarsa presenza di predatori quali la volpe, il tasso, la faina e la poiana, unita al livello riproduttivo molto alto di queste specie di lepri, sta modificando radicalmente la fauna tipica del territorio. Le importazioni di lepri dall’estero sono a rischio tularemia, una malattia che colpisce anche i conigli e può essere trasmessa agli uomini. Anche in questo caso, le associazioni venatorie ed i politici che le appoggiano sono responsabili di quanto sta accadendo.

Termino gli esempi con il pesce siluro, una specie alloctona originaria del Danubio dell’Est Europa. Venne introdotta in Italia dalle associazioni di pesca sportiva, al fine di essere utilizzata come preda. Si tratta di un pesce dalle grandi dimensioni, molto vorace, che sta creando seri danni alla fauna ittica locale. Il pesce siluro è in cima alla catena alimentare dei nostri fiumi e laghi e non ha competitori.  Molte specie ittiche autoctone stanno estinguendosi anche per la presenza di questo grande predatore. Questo tipo di squilibrio ecologico è stato causato dalle associazioni di pesca sportiva, che non si sono curate di tutelare le specie ittiche autoctone, ma hanno pensato solo al peso ed alle dimensioni delle loro prede.

Pesce siluro

Pesce siluro

Concludo la mia riflessione con la consapevolezza che gli squilibri ambientali ed ecologici che stanno trasformando le caratteristiche del nostro territorio e delle nostre acque, non sono causati dal destino cinico e baro e neppure da qualche demone, ma sono provocati dall’uomo e dai suoi interessi, che molto spesso sono contrari alle leggi della natura. Di volta in volta si cerca di colpevolizzare specie animali che in realtà sono soltanto vittime della presunta onnipotenza, della prepotenza, dell’ignoranza e dell’irresponsabilità dell’essere umano.
Di fronte ai mutamenti climatici, all’aria avvelenata, al territorio che frana e si disgrega, alle falde acquifere inquinate, ed ai tanti danni che “l’intelligenza” umana sta recando al nostro pianeta, alcuni politici, anche con l’aiuto di certi mass media, non trovano di meglio che accusare i cinghiali e le nutrie come principali cause dei disastri ambientali , sponsorizzando la caccia libera ovunque e comunque.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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