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Il pubblico in sala durante la proiezione del documentario Tiberghien storia di una fabbrica
Il pubblico in sala durante la proiezione del documentario Tiberghien storia di una fabbrica

Spettacoli

Tiberghien storia di una fabbrica, l’ultima proiezione in Civica

Il film racconta di lotte per la difesa del posto di lavoro soffermandosi su un periodo, dal 1975 al 1981, quando il lanificio fu gestito dal Comune di Verona e da tutti i partiti dell’arco costituzionale. 

Il film racconta di lotte per la difesa del posto di lavoro soffermandosi su un periodo, dal 1975 al 1981, quando il lanificio fu gestito dal Comune di Verona e da tutti i partiti dell’arco costituzionale. 

Continuano le proiezioni del documentario Tiberghien storia di una fabbrica, diretto da Dario Dalla Mura e Elena Peloso, realizzato da associazione “Memoria Immagine“, prodotto da Ivres CGIL e sostenuto da Fondazione Cariverona. Dopo i due eventi al cinema Teatro Nuovo San Michele e al Centro Tommasoli l’ultimo appuntamento sarà nella sala Farinati della Biblioteca Civica, il prossimo venerdì 14 dicembre. Si è invece conclusa il 2 dicembre la mostra fotografica sul lanificio allestita al Centro Tommasoli.

Venerdì 23 novembre al cinema Teatro Nuovo San Michele era presente in sala la storica Nadia Olivieri, che da anni si occupa di storia del lavoro e delle trasformazioni industriali e che ha scritto una monografia molto documentata sul lanificio e sulle sue vicende durate quasi un secolo, dal 1907 al 2004, Il lanificio Tiberghien tra storia e memoria (Cierre edizioni, 2018), andata a ruba e ora in ristampa. Anche questa volta la sala era piena di spettatori di varie età e generazioni, molti gli ex dipendenti con le loro famiglie.

L’introduzione dei registi e di Nadia Olivieri ha tratteggiato brevemente le fasi più interessanti della storia della fabbrica, su cui si focalizza il documentario. I protagonisti raccontano con le loro memorie l’importanza della Tiberghien per il quartiere, quasi 100 anni di vita in simbiosi con le famiglie del circondario, le varie fasi della produzione, la qualità dei prodotti nell’epoca di massima espansione, quando il lanificio era il terzo in Italia e poi l’inevitabile crisi del comparto tessile, dovuta a molti fattori, tra i quali nel finale la concorrenza dagli anni ‘90 dei mercati emergenti, con i vari passaggi e le ristrutturazioni, fino alla definitiva chiusura, nel 2004.

Presentazione del documentario Tiberghien storia di una fabbrica

Presentazione del documentario Tiberghien storia di una fabbrica

Il lavoro si sofferma e approfondisce alcune specificità della storia del lanificio, che negli anni dal 1975 al 1981 fu gestito dal Comune di Verona e da tutti i partiti dell’arco costituzionale, i quali si fecero garanti anche personalmente con le banche per evitare la chiusura e il fallimento, dopo l’abbandono della famiglia Tiberghien. Un esperimento coraggioso che riuscì a salvare la fabbrica, ricollocando i lavoratori in esubero e trovando infine un nuovo gruppo industriale di Milano che rilevò il lanificio. Fu la cosiddetta “gestione politica”, guidata dalle idee illuminate del sindaco di allora, Renato Gozzi. Negli anni ’90 seguì poi anche un altro interessante, anche se breve, esperimento, la “gestione manageriale”, quando di fronte all’abbandono del gruppo milanese fu un gruppo di manager a acquistare la Tiberghien e a gestirla e rinnovarla, con criteri più moderni.

Attraverso l’intensità dei volti, ripresi spesso in primo piano e le testimonianze di lavoratori e sindacalisti, il film ripercorre la storia di queste fasi di sviluppo della produzione, indaga le ragioni delle criticità e racconta di lotte per la difesa del posto e della dignità del lavoro stesso. Inoltre pone anche l’attenzione sul legame di affetto del quartiere per questa realtà industriale, che oltre a occupare moltissime famiglie, 1500 nei momenti di maggior espansione, seppe anche fornire strutture collaterali di supporto al quartiere, come case per impiegati e operai, colonie estive, luoghi di svago per il tempo libero. Un vero e importante “catalogo di archeologia industriale” come l’ha definita Michele De Mori, architetto coinvolto nel lavoro di ripensamento dell’ area e protagonista a sua volta del documentario. La narrazione è stata arricchita da materiale fotografico, filmati e documenti di archivio originali.

La partecipazione in sala è stata molto sentita, anche perché, oltre al fascino della rievocazione del passato, si è capito che la popolazione di San Michele e di Verona si interroga preoccupata sul futuro dell’area, ora in rovina e parzialmente demolita, nella quale esiste una parte vincolata da conservare e riqualificare, che sarebbe preziosa da ripensare, per ricreare un legame vivo tra gli abitanti e la loro ex fabbrica, per esempio prevedendo spazi fruibili come giardini e soprattutto un museo, che racconti la storia del lanificio, una tipologia di realtà museale non frequentissima in Italia, ma molto presente all’estero, che darebbe un impulso interessante a un diverso tipo di turismo a Verona.

L’associazione “Memoria Immagine” da 10 anni si occupa di storia e memoria e realizza documentari su temi storici, sociali con un’attenzione particolare al mondo del lavoro.

Elena Peloso
Foto Dario Dalla Mura

Redazione2
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