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Il Vangelo

Avvento significa attesa e speranza, in un mondo difficile

Inizia oggi l’Avvento. Un nuovo anno liturgico. In questo cammino ci accompagnerà il vangelo di Luca. Avvento vuol dire: attesa, speranza. “Senza speranza non si può vivere”, diceva Leopardi.

Dal Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo.

Inizia oggi l’Avvento. Un nuovo anno liturgico. In questo cammino ci accompagnerà il vangelo di Luca. Avvento vuol dire: attesa, speranza. “Senza speranza non si può vivere”, diceva Leopardi.

Il brano di Luca è un brano piuttosto difficile da interpretare. Fa parte del genere letterario apocalittico. Gesù non vuole incuterci paura. Vuole invece aiutarci a sperare. Vuole darci una mano per affrontare con fiducia le difficoltà della vita.

«Alzatevi e levate il capo, state svegli, perché la vostra liberazione è vicina». Che significato può avere per noi oggi questo invito: alzatevi, state svegli? Anche oggi è più facile cogliere i segni della paura che della speranza. Guerre, fame, violenza sulle donne, immigrazione, furti, purtroppo sono i drammi di ogni giorno. Stiamo vivendo una profonda crisi, economica, sociale, politica, religiosa. Anche oggi c’è tanta gente sfiduciata, che non attende più nulla. Pensiamo ai tanti giovani senza lavoro, senza futuro. Pensiamo ai tanti anziani soli e dimenticati da tutti. La tentazione è quella di lasciarsi andare. Perché impegnarsi? Perché protestare? Perché andare a votare? Tutto fa schifo. Tanto non cambia nulla. “Alzatevi, state svegli”! La cultura di oggi usa altre espressioni, ma il significato è lo stesso: “Indignatevi!” è il titolo di un bellissimo libretto dell’intellettuale francese Sthéphane Hessel.

Il periodo dell’Avvento è un piccolo viaggio della speranza. Vivere l’Avvento vuol dire imparare a cogliere i piccoli “germogli” di speranza che sono in noi e attorno a noi, adesso, oggi. Una delle parole che sentiremo spesso in queste settimane è “l’attesa”. Quale può essere il significato di questo invito ad attendere? Per Gesù l’attesa è uno stile di vita, è un atteggiamento, un modo di interpretare tutta la vita. «State attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in affanni …». C’è sempre per tutti il pericolo di addormentarsi. Di essere presi dalla paura. Di non accorgerci di quello che ci sta accadendo intorno. Gesù ci invita a non fermarci a guardare avanti a non sentirci soli, ma a scoprire il “Dio che viene oggi” attraverso tanti piccoli segni di speranza.

Il Dio del Vangelo è un Dio che mi si fa vicino nei piccoli gesti quotidiani: nel sorriso di una persona, nella disponibilità di uno che ti ascolta, nella gentilezza di uno sconosciuto che incontri per caso. Noi spesso cerchiamo segni straordinari, chiediamo a Dio miracoli. E non ci accorgiamo che il “Dio della speranza” viene a noi sotto forma di un incontro, di una telefonata, di un amico/a, di un sms, di una parola letta in un libro, di una canzone ascoltata alla radio.

Ma l’Avvento ha anche un altro messaggio molto originale. Non siamo noi che dobbiamo cercare Dio. Prima di cercare Dio, dobbiamo lasciarci cercare da lui. Se vuoi incontrare Dio nell’altro, nella natura, nella vita, prima lo devi accogliere dentro di te. In ognuno di noi c’è un “piccolo grembo di speranza”. La filosofa Simone Weil diceva: “Dio non lo si cerca, lo si attende”.

don Roberto Vinco
Domenica 2 dicembre 2018

Redazione2
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