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Cultura

Io, abito. La mostra di Barbara Ruperti a Fonderia 20.9

Dalla visione di quel “timbro di vita” nasce l’idea di registrare mediante l’utilizzo della tecnica calcografica, le reazioni che avvengono nel corso del tempo tra il corpo dell’artista e il mondo esterno

io abito - barbara ruperti
Barbara Ruperti

La Galleria Fonderia 20.9 partecipa al progetto First Step ospitando dal 17 al 25 novembre la mostra Io, abito di Barbara Ruperti. Si tratta di un percorso che nasce nel 2009 con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea e di presentare al pubblico le opere dei giovani artisti nel contesto espositivo delle gallerie d’arte diffuse sul territorio.

Il progetto rappresenta una possibilità per studenti e diplomati dell’Accademia di Belle Arti di Verona di compiere il primo passo nel mondo dell’arte.

La Ruperti, già diplomata all’Accademia di Belle Arti di Verona e ora studentessa all’Accademia di Torino, propone una ricerca elegante e meditativa capace di sviluppare riflessioni sul tempo personale inserito in un contesto sociale cittadino.

La mostra consiste nell’esposizione di otto abiti di carta cuciti sul corpo dell’artista, modellati dal suo stesso abitarli e successivamente scuciti, ricuciti e stampati con un torchio su fogli in carta cotone. Ognuno di essi è stato indossato per un intervallo di tempo preciso secondo la successione di Fibonacci e riportano i segni quasi radiografici del tempo e del vissuto (il primo mai indossato e poi rispettivamente per un’ora, due ore, tre ore, cinque ore, otto ore e l’ottavo vestito per tredici ore durante una performance all’interno della galleria).

L’essenza del “guscio” è quindi evocata in quella dell’abito: esso non è un oggetto da indossare bensì una corazza da vestire, che contemporaneamente separa il contenuto dall’ambiente che lo circonda e registra su di sé l’azione che si svolge al suo interno «questa presenza – racconta l’artista – accompagnata dalla visione dell’azione stessa, ridotta a solo movimento interiore e svelata in tutta la sua apparente staticità, dichiara infine la volontà di dar voce a una pelle svuotata, muta che reca su di sé le tracce di un passato ancora in via di svolgimento».

L’idea di questo progetto nasce un anno e mezzo fa, durate l’attesa per visitare i padiglioni della Biennale del 2017 «noto nel prato una coperta e un cartone con i segni di qualcuno che ci aveva passato la notte e da quel momento, quando vedo la manifestazione di una traccia vissuta in città, la documento fotografandola o disegnandola». Dalla visione di quel “timbro di vita” nasce l’idea di registrare mediante l’utilizzo della tecnica calcografica, le reazioni che avvengono nel corso del tempo tra il corpo dell’artista e il mondo esterno. La diversa maniera di vivere, di occupare il proprio tempo e la differente consapevolezza, estremamente personale, dello scorrere delle ore, hanno spinto Ruperti a una ricerca incentrata sul proprio spazio intimo ed essenziale. Un luogo nel quale ricreare una sorta di “guscio”, come arcaico spazio vitale, un necessario allontanamento dai ritmi del mondo contemporaneo e un ritorno alle necessità più essenziali.

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Vestiti Barbara Ruperti - io abito

Alcune delle stampe della mostra Io, Abito di Barbara Ruperti

Una performance silenziosa mostrata al pubblico su stampe delicate, intrise del desiderio di raggiungere uno stato di pace e di piena consapevolezza della propria esistenza, descrivendo movimenti, soste e attesa tramite pieghe e strappi «passando ore e ore in un luogo chiuso, in solitudine, senza l’intenzione di fare alcunché, si perde la definizione del pensiero, della voce che nella nostra testa ci ricorda in ogni momento che dobbiamo invece fare qualcosa. Tutte le mie azioni erano ricondotte a un bisogno istintivo del presente, se dovevo alzarmi perché sentivo di doverlo fare prendevo e camminavo, lasciandomi andare a ritmi altri, più naturali, che mi hanno permesso di entrare in un livello meditativo durante il quale il tempo quasi scompariva».

Quello che rimane delle stampe di Barbara Ruperti è un movimento interiore, svelato in tutta la sua apparente staticità. Ricorda la vecchia pelle di un serpente, abbandonata dal suo contenuto ma intrisa dei resti di un tempo che prosegue inesorabile.

Zeno Massignan

Written By

Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

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