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Doppia sospensione delle lezioni: reale necessità o allarmismo?

Pericolo esondazione dell’Adige, perplessità sulla decisione presa dal Prefetto quando il livello dell’acqua era già calato grazie all’apertura della galleria Adige-Garda

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Lungadige Re Teodorico, Verona, 2018-10-29

Ma era proprio il caso, nei giorni della passione da maltempo, sospendere in tutte le province del Veneto le lezioni scolastiche lunedì 29 ottobre? Forse sì. Atteso che l’anomalo ed eccezionale evento atmosferico, debitamente segnalato dalle autorità preposte, non si sarebbe abbattuto in tutta la Regione con la stessa intensità, come infatti è stato, era proprio necessario estendere ovunque, anche a martedì 30, la sospensione delle lezioni?

La domanda s’impone se si considera che questa seconda decisione è stata presa nel primo pomeriggio di lunedì 29 dal prefetto di Verona Salvatore Mulas, certamente preoccupato dai dati in arrivo sulla possibile ulteriore crescita del livello dell’Adige in città, che avrebbe potuto rappresentare nel giorno di martedì 30 un serio pericolo per le case e i monumenti in riva al fiume, interessando ben 25000 persone. Tuttavia la pioggia ad intervalli di diversa durata ed irregolare nell’intensità, non poteva significare un serio motivo d’allarme, se non per gli scarichi dei torrenti che s’immettono nell’alveo del fiume dopo aver percorso i fondo-valle che si diramano dai Lessini e che avrebbero potuto localmente destare qualche preoccupazione per la tenuta del sedime di alcune strade secondarie.

Mori - Torbole

Galleria Mori-Torbole (Foto Arch.)

Data per scontata l’apertura della galleria Mori-Torbole, che per alcune ore avrebbe potuto scaricare nell’alto lago migliaia di tonnellate d’acqua dell’Adige, com’è infatti successo, la portata del fiume si è ridimensionata in qualche ora, evitando così la possibile esondazione in città. Nel veronese nemmeno le raffiche discontinue e a tratti violente indotte dai temporali hanno potuto consigliare o imporre un blocco del traffico sulle strade, sia in quelle cittadine che nelle tangenziali di servizio o nelle provinciali. Il traffico, pur pesante e con notevoli rallentamenti, si è snodato in città ed in provincia come nei giorni di pioggia intensa, determinando soltanto prevedibili ritardi sulle mete stabilite dagli utenti.

Vere preoccupazioni si potevano esprimere per il livello elevato del fiume e per la conseguente tenuta di alcuni ponti, non solo cittadini, nonché per la salvaguardia di barche e battelli sulle rive del lago di Garda. Non voglio dimenticare le conseguenze ittiche e sulla flora delle zone più profonde del lago, dovute al violento scarico delle torbide e più fredde acque dell’Adige: ad essere penalizzata è stata la biosfera lacustre, ma il danno, lo si sapeva, sarebbe stato limitato nel tempo e nel volume, e comunque accettabile al confronto con i danni ben più gravi che avrebbero potuto investire i le famiglie dei residenti sugli argini dell’Adige.

Non sono mancate le giuste critiche sui giornali cittadini, soprattutto riguardo il secondo giorno di sospensione delle lezioni. Sul Corriere di Verona si leggeva, per conto di Stefano Bensa: “Secondo giorno di scuole chiuse «È allarmismo», «No, è giusto». Divide la misura della Regione. Zaia:«L’ho voluto io». E online dilagano anche fakenews”. Non mi interessano le “bufale” circolate, ma ho appurato invece l’origine delle pressioni esercitate sui prefetti veneti e riconosciute, per giustificati motivi. Nello stesso servizio si legge: “Luca Zaia è perentorio: «Ho chiesto io a Salvini di spingere i prefetti a disporre la chiusura delle scuole. Allarmismo? È inaudito screditare le nostre squadre di uomini donne che hanno studiato una vita i modelli meteo. Specie da parte di chi apre una finestra, vede la luna e scrive: “Ecco, hanno sbagliato tutto”. Metterei questa gente fuori alla pioggia»”.

Piena dell'Adige a Borgo Trento (foto Filippo Andrea Cipollina)

Piena dell’Adige a Borgo Trento (foto Filippo Andrea Cipollina)

Non ho aperto la finestra, non ho guardato la Luna e non ho mai pensato di dire che gli esperti abbiano sbagliato tutto, così come non me ne intendo di social network e detesto ogni “fake-news”; posso anche capire come ogni via possa essere utile a pretendere ascolto nazionale insieme alle risorse necessarie a fronteggiare l’evento che si è scatenato sul Veneto montano ed orientale, ma posso dire che, almeno per il secondo giorno, la sospensione delle lezioni non era necessaria nel Veronese?

Tra l’altro qualcuno mi potrebbe spiegare quale riduzione del traffico si sarebbe potuta avere dalla chiusura delle scuole, mentre tutto il resto del mondo impiegatizio ed operaio avrebbe mantenuto le normali incombenze? La maggior parte degli studenti delle medie e superiori sarebbero andati a scuola a piedi, con mezzi propri o servendosi di bus o di corriere, come negli altri giorni. Per la pioggia qualche mezzo in più sarebbe stato di sicuro utilizzato per portare a scuola i ragazzi: evitare questo utilizzo di supporto risulterebbe essere stato il solo vantaggio per la sospensione delle lezioni.

Se penso poi, e non credo di sbagliarmi, che i piccoli e i bambini dei nidi, delle materne e delle elementari, a scuole chiuse, nel caso molto comune di genitori entrambi impegnati nel lavoro, siano stati portati all’ultimo momento presso altre case (di nonni, zii o amici), naturalmente con mezzi privati, dove sta la riduzione del traffico? Io stesso sono uscito alle 7:30 del mattino per andare a prendere un nipotino e portarlo a casa mia: sul percorso cittadino non ho visto un traffico più ridotto del solito, era praticamente lo stesso di ogni mattina piovosa. A che è servita allora la chiusura delle scuole?

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Possibile che per maltempo si diano a Verona ben due giorni di “sciopero” delle lezioni coi bisogni di acculturazione e di conoscenza dei cittadini veronesi, giovani o meno giovani che siano? O è stato solo un modo maldestro per appoggiare la rabbia e l’orgoglio di certe formazioni politiche al potere? Come al solito, e si pensi all’uso massiccio dei plessi scolastici per attivare i seggi elettorali, anche laddove potrebbero essere utilizzati locali di edifici pubblici di altri Ministeri o di altri Enti locali, sono sempre le attività scolastiche che ne vanno di mezzo, segno di quanto l’Istruzione e l’educazione civica siano tenute in considerazione dai responsabili della loro gestione, sia a livelli nazionali che periferici. Ma non mi sembra che nel Veronese in questa fine d’ottobre ci sia stato un terremoto: soltanto maltempo e una piena del fiume che non si vedeva dal 2002!

Marcello Toffalini

Written By

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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