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Ambiente

Il rapporto di Legambiente mostra una Verona altalenante

Ecosistema urbano 2018 misura la vivibilità di 104 città italiane: la nostra città è in 67ª posizione. Era 45ª nel 2017, 75ª nel 2016, 32ª nel 2015

L’annuale rapporto di Legambiente “Ecosistema urbano 2018”, giunto alla sua 25° edizione, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia, in collaborazione con Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici, pone Verona in 67ª posizione nella classifica italiana della vivibilità. Era 45ª nel 2017, 75ª nel 2016, 32ª nel 2015, evidenziando un andamento altalenante che nel giro di pochi anni fa avanzare o retrocedere la città di decine di posizioni.

«La staticità e l’incapacità di rinnovarsi sono gli elementi che hanno caratterizzato le politiche urbane veronesi dell’ultimo ventennio – commenta Legambiente –. Una città incapace di rinnovarsi, testimoniata dall’assenza di politiche coraggiose e investimenti adeguati, come dimostrano ad esempio l’inquinamento da polveri sottili, il tasso di motorizzazione o il consumo di suolo».

In Veneto bene Belluno (7ª) che perde una sola posizione e si distingue per una produzione di rifiuti pro capite tra le più basse in Italia e una buona raccolta differenziata (78%); bene anche Treviso (8ª), che guadagna una posizione e che, pur tra le ultime città per depurazione delle acque con perdite in rete fino al 44,8%, è tra le prime per raccolta differenziata dei rifiuti con il 100% di raccolta domiciliare; Venezia (21ª) mantiene la posizione.

La città lagunare si distingue per il miglior trasporto passeggeri e un eccellente secondo posto per offerta di TPL, seconda solamente a Milano. Cedono posizioni sia Vicenza (dalla 40ª alla 49ª posizione) che Padova (dalla 42ª alla 51ª posizione). Peggio di tutte Rovigo, che perde 24 posizioni (dalla 64ª alla 88ª) e non si distingue in nessuno tra gli indicatori proposti da “Ecosistema Urbano 2018”.

Secondo Legambiente nel Veneto «l’insieme dei centri urbani si muo­ve ancora a compartimenti stagni con un sistema decisionale che guarda alla città da prospettive parziali, ciascuna delle quali persegue logiche di settore spesso contraddittorie e in reciproca elisione che favoriscono una incoerente destinazione delle risorse e una disor­ganicità nelle azioni, cedendo a quella contrattazione urbanistica che tanto male ha fatto alle città». Segue nel dettaglio l’analisi di aria, mobilità, rifiuti, acqua, verde e suolo. Vediamo più nel dettaglio i dati e le valutazioni di Legambiente.

inquinamento da ozono

Aria. «Ozono, Pm10 e Pm 2,5 rimangono tra le criticità veronesi, condivise con l’intera pianura padana ma con valori più alti per la città scaligera. Il solo blocco del traffico per i mezzi più vecchi appare come uno strumento iniquo e insufficiente perché non corredato di piani del traffico adeguati per spostare significativamente il trasporto dalla strada alla rotaia e dall’auto al servizio pubblico, alla bicicletta e/o a piedi».

Mobilità. «L’alto tasso di motorizzazione a Verona (64 auto e 14 moto ogni 100/ab) – che si traduce nel ricorso all’auto privata per la stragrande maggioranza degli spostamenti – genera una lunga serie di effetti negativi: economici, ambientali, sociali e sanitari. Le politiche veronesi sul trasporto pubblico locale (TPL) non favoriscono l’uso di sistemi alternativi: 164 i passeggeri trasportati annualmente dal trasporto pubblico (222 passeggeri/ab la media per le grandi città); 27 km la percorrenza annua del trasporto pubblico (media 40km/vettura/ab); 0,16 mq/ab le isole pedonali, dato invariato da 15 anni, tre volte inferiore alla media nazionale pur considerando anche città di media e piccola dimensione; sostanzialmente immutato rispetto lo scorso anno l’elevato numero di incidenti 6.36 (morti + feriti /1000 ab)».

«In decisa flessione rispetto agli ultimi 4 anni (-15%) la disponibilità di piste ciclabili: 10,37 m/eq/100 abitanti (media italiana 7,82). A Verona la frammentarietà e l’incompletezza dei tratti di piste ciclabili scoraggiano l’uso della bicicletta come il mezzo più veloce ed efficiente per gli spostamenti casa-scuola/lavoro. Le città che hanno inteso puntare alla bici come mezzo di trasporto hanno adottato i percorsi con sede stradale propria, hanno organizzato parcheggi adeguati, hanno previsto percorsi per l’attraversamento dei quartieri collegandoli al centro storico senza interruzioni, hanno favorito l’interscambio con il trasporto pubblico locale per i tragitti medio lunghi (autobus, treni, ecc.) e hanno messo in connessione le zone di interesse culturale e turistico. Nulla di questo a Verona dove, al contrario, è quasi normale impattare con improvvise interruzioni, fare i conti con pericolose barriere a “protezione” del ciclista o dover condividere i tracciati con bus e taxi».

Rifiuti. «Costante a Verona la produzione pro capite di rifiuti di 529 kg/ab, in media con il Paese, anche se diversa è la gestione della raccolta. Il porta a porta, sistema che unitamente alla raccolta differenziata è in grado di affrontare virtuosamente la gestione dei rifiuti, ha raggiunto a livello nazionale la media del 67,6% del totale dei rifiuti prodotti, contro il 23,3% realizzato a Verona. Al 51% la raccolta differenziata, ancora ben al di sotto dell’obiettivo già fissato dalla direttiva europea del 65% da raggiungere entro il 2012.  Sono 30 le città che già hanno superato gli obiettivi di legge per la raccolta differenziata. Sono 42 quelle che hanno esteso il porta a porta a tutta la popolazione residente nel Comune. E sono 19 quelli che riescono a smaltire interamente, o quasi, la spazzatura all’interno del territorio provinciale».

Acqua. «In pesante aumento a Verona i consumi idrici a 237 l/ab/die (media 152,7). Fanno peggio solamente Reggio Calabria e Milano. Altrettanto grave la situazione delle perdite: il 33,9% dell’acqua messa in rete non raggiunge i rubinetti. La rete idrica diventa ogni anno più vecchia, senza le opportune opere di manutenzio­ne e i necessari segnali di discontinuità rispetto al passato è inevitabile che la dispersione confermi tutte le sue criticità. Statica la gestione della depurazione dei reflui, ferma all’84%, che pone Verona in fondo alla classifica, all’87° posto. In 10 anni l’efficienza della depurazione a Verona ha accumulato una perdita pari all’8%. Gli ultimi dati ISTAT relativi alla percentuale di popolazione servita da rete fognaria delle acque reflue urbane mostrano una situazione in complessivo miglioramento in oltre la metà delle città italiane. Verona, in contro tendenza, si attesta in fondo alla classifica ISTAT, alla 93ª posizione».

Verde. «A lungo, anche a Verona, sono stati abbattuti, spesso inutilmente, alberi per far posto a infrastrutture ed edifici. 19 alberi ogni 100 abitanti è il patrimonio residuo, una quantità decisamente bassa, se pur nella media, rispetto ai 108 di Modena o ai 64 di Brescia. Altrettanto bassa la quantità di verde disponibile: 33,3 mq/ab, pari al 4,32% della superficie comunale totale. La legge nazionale 10/2013 “Nor­me per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” riconosce l’impor­tante ruolo che il verde riveste nel controllo delle emissioni, nella protezione del suolo, nel migliora­mento della qualità dell’aria, del microclima e della vivibilità delle città. È il ruolo che hanno il Parco dell’Adige nord, il Parco dell’Adige sud e il Parco delle Mura, aree verdi, e non solo, già presenti nel PAT, che a tutt’oggi vivono nel limbo».

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Suolo. «Nel dossier “Mattone e finanza”, redatto da Legambiente Verona nel 2013, veniva riportata la quantità di suolo artificializzata: il 33,7% della superficie territoriale comunale, per complessivi 6700 ha. Fino ad oggi per ogni residente sono stati artificializzati circa 260 mq, e se andranno attuate le opere in previsione si arriverà a 290 mq/ab. Va inoltre ricordato che la disponibilità abitativa censita da UIL e ISTAT su dati del 2018 del ministero dell’Interno, complessivamente in Italia ammonta a 7 milioni di case vuote, di cui a Verona 9624, oltre a 866 procedimenti di sfratto in itinere. Gli unici alloggi che veramente mancano sono gli alloggi sociali. In Italia, in rapporto agli altri paesi europei, mette a disposizione solamente il 3,7% dei 29 milioni di abitazioni da dedicare a giovani coppie, studenti, immigrati e lavoratori fuori sede, che non possono permettersi di affrontare i costi inavvicinabili del mercato delle abitazioni private».

Nel complesso Ecosistema Urbano 2018 fotografa un’Italia che in molti angoli del bel paese spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che non s’accontenta dello scenario contemporaneo, che produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza. È l’Italia dei capoluoghi in testa alla graduatoria di Ecosistema Urbano di quest’anno: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza. Ed è anche l’Italia dell’Area C e della mobilità condivisa di Milano, della gestione dei rifiuti di Oristano, Parma, Trento, Mantova, Treviso e Pordenone, della tramvia di Firenze (e magari in prospettiva quella dell’ambiziosa rete su binari di Palermo), che contiene lo spreco di acqua come Macerata e Monza, che investe sul solare come Padova, che teleriscalda 6 mila studenti delle superiori come ha fatto Udine esattamente un anno fa. O ancora è quella parte di Paese che amplia gli spazi a disposizione dei pedoni come ha fatto Firenze, che allarga come Bergamo la Ztl fino a farla diventare la più estesa d’Italia o diventa bike friendly come Ferrara, Reggio Emilia, Bolzano con la sua ciclopolitana e Pesaro con la bicipolitana. Ultima Catania, in 104ª posizione.

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3 Comments

3 Comments

  1. Redazione2

    29/10/2018 at 16:40

    Pensavamo che la città fosse immobile invece apprendiamo che sotto il profilo che conta di più, quello della sostenibilità ambientale della città in cui viviamo, scende di 22 posizioni. Purtroppo l’interesse della maggioranza scaligera per la riqualificazione urbana è evidentemente molto basso, basta pensare al silenzio assoluto di fronte alla cancellazione dei fondi del bando per le periferie attuata dal governo gialloverde nel decreto milleproroghe. Siamo al 98° posto per i consumi idrici e all’86° per capacità di depurazione. L’inquinamento sale e i servizi pubblici scendono. Per combattere lo smog non basta un mobility day, ci vuole il filobus e servono politiche di rigenerazione urbana per migliorare la qualità della vita e dell’aria. Sul fronte dell’energia Verona rimane isolata e piccola senza le fusioni a lungo promesse o immaginate. Il sindaco Sboarina dovrebbe riconoscere che l’Ecosistema urbano è vita e anche grazie alla sua tutela si rende la città a misura di cittadino e si migliora la qualità della vita.

    Alessia Rotta, deputata PD

  2. Redazione2

    29/10/2018 at 16:38

    L’immagine di Verona restituita dal rapporto Ecosistema urbano 2018 è quella di una città ferma dal punto di vista amministrativo e, quel che è peggio, incapace di programmare un futuro di maggiore sostenibilità e benessere. La qualità dell’aria che respiriamo continua ad essere critica mentre la risposta dell’amministrazione con i mobility day si rivela inefficace anche dal punto di vista educativo. Nel frattempo continua a mancare il Piano della mobilità sostenibile e i metri di isole pedonali e poste ciclabili pro capite conoscono addirittura una contrazione. Nessun progresso significativo è stato fatto sotto il punto di vista della raccolta differenziata, ferma da anni al 50%, o del recupero dello spreco idrico. Il nuovo direttore generale di Acque Veronesil, quando verrà individuato dal bando, si troverà quindi a partire dalla penultima posizione in classifica.
    In questa stasi, veniamo superati da città sia del Nord che del Sud che riescono a fare meglio di noi.
    Questa è solo una parte dei danni prodotti dall’amministrazione che non solo non riesce a mettere a frutto le tasse pagate dai veronesi ma è anche incapace di fare squadra con gli altri enti economici della città per disegnare un futuro di sviluppo.

    Il gruppo consiliare comunale Pd Verona

  3. Redazione2

    29/10/2018 at 16:37

    Regressione in tutti i parametri. A Verona si vive peggio rispetto alla media delle città italiane. Quello che ormai da anni è un sentimento comune in città, è ampiamente confermato da Ecosistema Urbano 2018, il rapporto sullo stato di salute e la qualità delle città italiane redatto da Legambiente e dal Sole 24 Ore, presentato questa mattina a Milano. La cosa più grave, oltre allo sprofondamento di 22 posizioni nella classifica generale è che sembra esserci poca consapevolezza sulla gravità della situazione ambientale. Sollecito la giunta comunale ad affrontare con urgenza questioni cruciali come il trasporto pubblico, le polveri sottili, i consumi d’acqua combinati con una dispersione degli acquedotti superiore al 33 per cento, una capacità di depurazione di appena l’80 per cento, la mancanza quasi totale di isole pedonali, una produzione di rifiuti altissima (529 kg per abitante) non compensata dalla raccolta differenziata, di poco superiore al 50 per cento. Soprattutto non sembra ci siano idee e azioni concrete per contrastare il degrado crescente. La qualità della vita si abbassa anno dopo anno e, temo, fra poco cominceranno ad abbassarsi anche i valori immobiliari. Città più grandi e più complesse, in Italia e in Europa, riescono a risolvere almeno una parte dei loro problemi ambientali. Sono convinto che ci riusciremmo anche a Verona.
    Diego Zardini, deputato PD

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