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Vangelo

I primi posti secondo l’insegnamento di Gesù

Non un Dio giudice che castiga e condanna ma un Dio servitore che si prende cura di te e se hai sbagliato ti aiuta a ricominciare

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Marco

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono ad indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuol diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Marco 10,35-45

«Maestro … vogliamo i primi posti!». I due discepoli Giacomo e Giovanni chiedono a Gesù un posto privilegiato. Oggi diremmo un posto garantito “a tempo pieno”. Esprimono, a voce alta, quello che è l’istintivo desiderio di tutti, essere non proprio il primo della classe ma almeno tra i primi. Nei due discepoli possiamo vedere ognuno di noi. Esprimono la nostra umanità. Il carrierismo è una malattia che può colpire anche noi. E come reagisce Gesù? Ancora una volta Marco ci mostra Gesù come un “maestro” pieno di “pazienza”, di “tenerezza” e di “sapienza”. Con loro non si arrabbia. Non li rimprovera. Gesù prende il discepolo così come è, non giudica, non condanna, ma aiuta a crescere, prende per mano, accompagna. Sa che il suo parlare è “duro”, ma non fa il “buonista”. Non addolcisce la sua parola, non cambia il suo programma.

Ripropone invece ancora una volta il suo “stile di vita”: «… i governanti delle nazioni dominano su di esse… Tra voi però non è così… chi vuol diventare grande tra voi sarà vostro servitore… il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire…». Ecco la nuova immagine del Dio del Vangelo. Non un Dio padrone che ordina e pretende, ma un Dio che aiuta e ti dà una mano. Non un Dio giudice che castiga e condanna, ma un Dio servitore che si prende cura di te e se hai sbagliato ti aiuta a ri-cominciare. Non siamo noi che dobbiamo servire Dio, ma è Lui che in Gesù si inginocchia per lavare i piedi a noi. Un Dio che ci prende per mano e si fa nostro compagno di strada. Un Dio, il cui unico desiderio è la nostra felicità.

Possiamo considerare questa pagina il “testamento” di Gesù. Anche oggi ci ri-propone la “sua” scala di valori. In una società dove ciò che conta è essere i “primi”, il successo, il potere, Gesù propone come primo valore “non negoziabile” “il servire”. Al mito dell’ “avere” contrappone la gioia della “condivisione”. Alla violenza e all’arroganza contrappone la nonviolenza e la semplicità. All’idolatria dell’ “io” e del “mio”, contrappone la bellezza del “nostro”. Il suo è uno stile di vita “sobrio” fatto di “relazioni” profonde e vere.

Che cos’è che fa di noi dei veri “discepoli”? Non è la ricchezza, non è l’intelligenza, non è il potere. Il vero cristiano è “colui che serve”. Il vescovo don Tonino Bello diceva che il “distintivo” del cristiano non è la croce, ma il “grembiule”. Quel grembiule che Gesù si è messo ai fianchi per lavare i piedi dei suoi discepoli. Spesso anche noi cerchiamo Dio nell’alto dei cieli. Gesù invece ci dice: se vuoi incontrare Dio impara ad inchinarti davanti alle persone che incontri ogni giorno e che hanno bisogno del tuo aiuto.

Don Roberto Vinco
Domenica 21 ottobre 2018

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. Maurizio Danzi

    23/10/2018 at 16:38

    Quanto risulta contemporanea questa pagina . La gratuita del servizio. il senso del potere.La disponibilità agli altri come dono. Proprio quello che ritroviamo nella gestione politica di un paese. E poi volano Rosari immagini di Santi. Quanto è lontano il grembiule nel deserto silenzioso del giovedì Santo.

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