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San Zeno e gli Orti di Spagna, Verona
San Zeno e gli Orti di Spagna, Verona

Territorio

Urbanistica partecipata, lo dice il buon senso e lo dice la legge

Da una visita guidata agli Orti di Spagna (San Zeno) una riflessione sul coinvolgimento dei cittadini in una pianificazione urbanistica fondata su dati oggettivi e scientifici. Il caso di Verona Est.

Il 29 settembre si è svolta agli Orti di Spagna a San Zeno (Verona), per iniziativa dell’omonimo Comitato, l’annuale festa nella quale c’è stata la visita al quartiere guidata da Francesco Avesani, ingegnere esperto in viabilità, e da Alberto Lorini, architetto che ne hanno illustrato la nascita urbanistica basandosi sull’accurata ricerca, effettuata per la tesi di laurea, dell’arch. Francesca Lui. Alla manifestazione hanno partecipato anche i bambini che hanno disegnato le storie del borgo raccontate dai residenti anziani. La giornata si è conclusa con uno spettacolo di strada e quindi al Bar “al Manegheto” per una affollata cena conviviale. L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di far conoscere agli abitanti la storia del quartiere e nel contempo coinvolgerli ascoltando le loro storie, necessità e proposte.

Visita guidata agli Orti di Spagna (San Zeno)

Visita guidata agli Orti di Spagna (San Zeno)

La storia degli Orti di Spagna è iniziata nel 1949 con INA-Casa, l’imponente programma ideato dal ministro del Lavoro Amintore Fanfani, per creare posti di lavoro nel settore delle costruzioni partendo dal drammatico fabbisogno edilizio dopo le distruzioni della guerra. Viene espletato un Concorso Nazionale, vinto da un gruppo romano, per progetti che secondo il bando dovevano creare “villini e case economiche tenendo presenti i caratteri plastici e coloristici dell’ambiente veronese”. Il quartiere si insedia agli Orti di Spagna, l’ultima area coltivata rimasta all’interno delle mura. Per favorire un migliore inserimento degli abitanti, che per gran parte provenivano dalle campagne, l’impostazione urbanistica si ispira al modello del “borgo di paese” autosufficiente con scuole immerse nel verde, il mercato coperto, articolazione dei volumi ricchi di nicchie e corpi inclinati, congrue distanze tra gli edifici, recinzioni basse e spazi semiaperti con giardini e orti che si affacciano sulle strade, lotti interconnessi da percorsi pedonali pubblici, uso di tecniche e materiali locali come la pietra.

Orti di Spagna (San Zeno)

Orti di Spagna (San Zeno)

Dalla ricerca dell’arch. Francesca Lui emerge inoltre che i costi di realizzazione del quartiere in molti casi furono nettamente inferiori rispetto ai costi preventivati nei capitolati di appalto e ciò appare quasi incredibile se si considerano gli opachi meccanismi che oggi spesso gonfiano a dismisura i costi delle opere pubbliche. A mio parere, e degli abitanti che vi risiedono, dopo 70 anni molte delle soluzioni risultano valide anche oggi, tanto che il quartiere è uno dei più gradevoli e vivibili del centro. È un esempio positivo, pur con tutti i limiti dell’epoca, di urbanistica pensata e gestita, senza scopo di lucro, dall’ente pubblico per i cittadini e le loro necessità non solo materiali ma di relazioni sociali. Ciò emerge con più chiarezza se facciamo un confronto con realizzazioni urbanistiche vicine che sono seguite negli anni 60: si pensi agli incombenti e anonimi palazzoni dei quartieri Catena, Navigatori e di gran parte di Borgo Trento.

Ma la entusiasta partecipazione dei cittadini alla manifestazione degli Orti di Spagna offre l’occasione per un’altra riflessione molto attuale. Oggi la popolazione urbana, molto più matura di un tempo, ha il desiderio e la capacità di conoscere l’ambiente dove abita ma, pur avendo molte più possibilità di esprimersi, paradossalmente in campo urbanistico spesso non riesce a farsi ascoltare dal referente pubblico. Ad esempio, nella riconversione di grandi strutture dismesse, come la Tiberghien a San Michele, l’amministrazione comunale, nei progetti compresi nella variante urbanistica 23 al Piano degli interventi, sembra abbia escluso il contributo degli abitanti. Infatti questi attraverso il locale comitato dei cittadini “Azione Comunitaria”, come riportato da l’Arena del 25 settembre, “Troppo cemento scontro sulla Tiberghien”, hanno espresso il loro disappunto ponendo una semplice domanda: perché nuove case a Verona Est quando le necessità del quartiere sono altre: più verde, luoghi di aggregazione, e facilitazioni per i produttori locali ?

Ex Tiberghien, Verona

Ex Tiberghien, Verona

L’amministrazione risponde che, rispetto al progetto della precedente Giunta Tosi, sono stati diminuiti i volumi edificabili. Ciò è vero, e bisogna dare atto all’attuale amministrazione di aver ridimensionato molti dei nefasti progetti edilizi ereditati. Tuttavia gli abitanti e il buon senso pongono questioni che vanno oltre la semplice riduzione di volumi edificabili: ad esempio, perché costruire ancora visto che in zona ci sono già centinaia di appartamenti nemmeno ultimati e già avviati al degrado come in via Cernisone (Degrado e abbandono, le case al grezzo di Verona Est)? Oggi l’urbanistica, che è la disciplina che ha le maggiori ricadute nella vita dei cittadini, è molto spesso una questione finanziata e gestita da pochi, dove i cittadini hanno scarsa o nessuna voce in capitolo.

Ben venga l’apporto di capitali privati nel recupero degli spazi urbani, ma il Comune con il coinvolgimento degli abitanti deve trovare la forza e l’orgoglio di stabilire le regole di pianificazione della città basate su dati oggettivi e scientifici. In Italia sono oramai centinaia i processi avviati di Urbanistica Partecipata con i cittadini e anche le finalità della Legge Regionale del Veneto 11/2004 “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio” sono chiare in proposito prevedendo “il coinvolgimento dei cittadini, delle rappresentanze economico-sociali e delle associazioni”. E’ questa la strada da percorrere se non vogliamo consumare inutilmente risorse, vivere in un perenne conflitto sociale e costruire case che non rispondo alle reali esigenze delle persone.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

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