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Approvata la mozione Zelger per finanziare iniziative contro l’aborto

21 voti favorevoli e 6 contrari. Impegna l’amministrazione comunale ad inserire nel prossimo assestamento di bilancio un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona a favore della maternità

aborto

Giovedì 4 ottobre. Approvata in Consiglio comunale, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, la mozione a firma del consigliere della Lega Nord  Alberto Zelger (firmatari Vito Comencini, Leonardo Ferrari, Anna Grassi, Andrea Bacciga, Daniela Drudi, Rosario Russo, Paola Bressan) che impegna il sindaco e la giunta a sostenere iniziative per la prevenzione dell’aborto con “l’inserimento nel prossimo assestamento di bilancio di un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona; la promozione del progetto regionale “culla segreta”, stampando e diffondendo i suoi manifesti pubblicitari nelle Circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali; a proclamare ufficialmente Verona “Città a favore della vita”. Numerose le reazioni all’approvazione della mozione.

«Alcuni punti della legge – sottolinea il consigliere Zelger – sono stati in gran parte disattesi, nonostante le numerose iniziative pubbliche dell’assessorato alla Sanità del Veneto per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. Per questo, si ritiene che anche il Comune debba adoperarsi per la diffusione di una cultura di accoglienza della vita».

«E’ giusto ribadire il concetto – dichiara la consigliera Anna Grassi (Lega Nord) –, che la vita va sostenta e difesa dal concepimento alla sua fine».

“La legge 194 – ricorda il consigliere Tommaso Ferrari (Verona Civica) –, ha ridotto il numero di aborti nel nostro Paese e non il contrario. Questa maggioranza si perde in discussioni inutili, con la presentazione di documenti che non hanno alcun senso».

Per il Movimento 5 stelle «si tratta di un testo offensivo che va a colpire sia l’operato del sistema sanitario italiano sia la scelta personale di ogni cittadino – dichiara la consigliera Marta Vanzetto –. Non è una mozione pro vita, ma il semplice riconoscimento di contributi a qualche fondazione vicina all’amministrazione» precisa Alessandro Gennari.

«Sul calo della natalità ci sono molti fattori da valutare, certo non riconducibili all’entrata in vigore della legge 194 – sottolinea la consigliera Elisa La Paglia (PD) –. Con questa mozione si critica una legge giusta, che fortunatamente questa amministrazione non è in grado di eliminare».

«Si critica una legge per riconoscere contributi ad associazioni amiche al proponente – dichiara il consigliere Michele Bertucco (Sinistra e Verona in Comune) –. Verona non è una città di morte, ma una realtà sociale che ha sempre dato tanto per la vita».

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2 Comments

2 Comments

  1. Maurizio Danzi

    06/10/2018 at 15:00

    Assolutamente d’accordo . Non cambierei una virgola

  2. Marcello

    06/10/2018 at 00:02

    Da cattolico mi pare che la difesa della vita debba essere sempre tentata e realizzata per quanto umanamente possibile, perciò mi trovo, e chi non lo sarebbe, d’accordo sia nel prevenire un’interruzione di gravidanza quanto nella difesa della vita della donna incinta. Che sia lei a decidere cosa fare, dopo aver ascoltato il compagno e consultato il medico e l’associazione di supporto: la scelta però è un diritto fondamentale individuale, che deve essere consentito e non tolto per legge a tutte le incinte. Ricordo che l’interruzione di gravidanza è una pratica ammessa e legittima sotto certe condizioni (L.194) e che la donna che l’accetta lo fa non senza traumi o a cuor leggero. Diverso e deprecabile è il tentativo di una Giunta comunale d’isolare qualche associazione laica solo perché non antiabortista o di contribuire al finanziamento solo delle associazioni antiabortiste o semplicemente di non rispettare una legge dello Stato. La fede se vissuta può ispirare la scelta da compiere ma non può giustificare, sul tema, un obbligo generalizzato, nemmeno e soprattutto se fosse imposto dallo Stato. Deve restare una questione di responsabilità e, per una credente, un’occasione di testimonianza.

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