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Territorio

Variante 23, il verde per inserire i progetti in una visione unitaria

Cinta muraria, Verona
Cinta muraria, Verona

Ex Manifattura Tabacchi in ZAI, ex Tiberghien a San Michele, ex area ferroviaria di Porto San Pancrazio. Nei progetti di rigenerazione dell’Amministrazione Sboarina c’è la riduzione delle cubature destinate a commerciale ma non si vede una visione d’insieme. Che potrebbe essere data tenendo come riferimento un anello che colleghi tra loro, in un sistema a raggi, le aree verdi esterne ed interne alla città. Perché è importante, in questo contesto, un Piano della Mobilità.

Dopo il provvidenziale taglio dato dalla Giunta ai volumi commerciali approvati dal precedente sindaco Flavio Tosi, in questi giorni l’amministrazione comunale di Verona ha annunciato alcune nuove proposte di progettazione urbanistica su tre zone dismesse, che da parecchi anni giacciono in condizioni di pesante fatiscenza.

Una prima zona è quella dell’ex Manifattura Tabacchi in ZAI. La nuova ipotesi progettuale ha ridotto la superficie commerciale approvata dalla precedente amministrazione, portandola da 18.406 mq a 7.000 mq. Su un area di circa 31.000 mq è ipotizzata la realizzazione di due grandi alberghi, ristoranti, uffici, edifici per servizi enegozi, oltre ai circa 7.000 mq di commerciale. Saranno costruiti parcheggi sotterranei, un parco e un percorso ciclo-pedonale di collegamento con la stazione. Un terzo degli edifici, tra cui la ciminiera, sarà tutelato perché considerato archeologia industriale. Una seconda area è quella dell’ex fabbrica Tiberghien a San Michele. Della vecchia struttura industriale sono rimaste solo le parti più antiche, riconosciute come elementi di archeologia industriale. Rispetto al progetto di Tosi, si è ridotta la quantità di superficie commerciale, passando da 15.000 mq a 6.000 mq. Tra le diverse funzioni da inserire: un albergo, residenze, servizi ed un asilo nido o scuola d’infanzia, oppure un centro per anziani. La terza zona è l’ex area ferroviaria a Porto San Pancrazio. Su un’area di circa 29.000 mq è proposta la realizzazione di impianti sportivi di vario genere, utilizzando i circa 258.000 mc di volumi dismessi. Tutti tre le ipotesi progettuali saranno inserite nella variante 23.

L'area Tiberghien, Verona

L’area Tiberghien, Verona

Che dire? Certamente rispetto alla bulimia di aree commerciali che ha caratterizzato le scelte urbanistiche della passata amministrazione si è fatto un deciso passo avanti. Anche la partecipazione degli ordini professionali e di altri rappresentanti della cosiddetta società civile alla costruzione delle ipotesi urbanistiche è una svolta positiva; sicuramente più “democratica”, rispetto alla prassi seguita dal precedente sindaco di decidere le sorti del territorio veronese al chiuso del proprio ufficio.

Ma non è sufficiente. A mio parere c’è bisogno, soprattutto e per primo, di un piano della mobilità. Ritengo sia necessario cambiare il modello dei trasporti urbani, privilegiando quello pubblico e riducendo quello privato a motore, oltre che definire una sorta di piano regolatore degli orari in cui i diversi attrattori di traffico causano il maggior flusso, per programmarne e differenziarne le aperture e le chiusure. Inoltre, la riduzione del trasporto privato a motore è necessaria per un’inderogabile tutela della salute pubblica e per l’impossibilità delle attuali infrastrutture viabilistiche di rispondere all’aumento del traffico che le nuove funzioni produrranno. Il rischio è quello di rendere invivibili e impraticabili ampie aree del territorio veronese.

Ex Manifattura Tabacchi, Verona Sud (foto Verona In)

Oltre a questo, non è ancora chiaro quale possa essere il disegno d’insieme che dovrebbe definire la “nuova” Verona. È probabile che un progetto esista nella mente di qualche amministratore, ma l’impressione è che ci si muova per interventi puntuali e non si comprende quale sia il rapporto tra loro e l’intero territorio. Sarebbe opportuno realizzare e portare al dibattito cittadino, una sorta di piano regolatore delle aree dismesse, degli edifici storici e monumentali non o poco utilizzati, delle zone potenzialmente a parco come le colline, le mura e i forti, le zone fluviali e le grandi e medio aree non edificate, per determinare l’assetto complessivo della nostra città.

In questo ipotetico piano andrebbero valutate le fortificazioni militari, che nei secoli hanno definito la struttura urbanistica di Verona e ne hanno determinato il carattere e la conseguente chiusura ai movimenti più innovatori e che ora rappresentano un’eccezionale opportunità di dotare il nostro territorio di un sistema del verde a scala comunale.

Proprio il sistema del verde andrebbe preso come base progettuale, considerando anche le opportunità fornite dal sistema delle fortificazioni. Per esempio, sarebbe possibile realizzare un anello verde di circa trenta chilometri, collegando le fortificazioni cosiddette extra moenia, come i forti Santa Caterina, Tomba, Azzano, Dossobuono, Lugagnano, San Zeno, Chievo, Parona e San Procolo, tutti localizzati in aree agricole. Da questo anello potrebbero partire dei raggi verdi che comunicherebbero con le aree a parco e piantumate come il proposto Scalo Merci della Ferrovia, la Spianà, il parco dell’Adige nord e sud. Un secondo anello verde sarebbe rappresentato dal parco delle mura che comprende, per circa dieci chilometri, l’intera cinta delle mura magistrali. Nella parte collinare, le quattro Torri Massimiliane ed i forti Biondella, San Leonardo, San Mattia, Sofia e Preara, potrebbero rappresentare l’opportunità di organizzare sedi per attività coerenti con la cultura dei parchi e socialmente utili.

L'anello verde

L’anello verde

Oltre a tutto ciò, la presenza delle cave dismesse, che in alcuni casi, come l’ex cava Speziala a San Massimo, si sono trasformate in ambienti rinaturalizzati con abbondanza di piante e di fauna selvatica, potrebbe contribuire a dotare le zone periferiche di autentici polmoni verdi. La possibilità di ricucire organicamente il territorio comunale grazie ad un organico sistema del verde, dovrebbe essere considerata un elemento fondamentale della pianificazione urbanistica della nostra città. Ricordo che il territorio veronese ha una percentuale di verde urbano inferiore al 5% e una percentuale di zone protette fra le più basse in assoluto. In conclusione, ritengo che prima di passare alla progettazione puntuale di ogni area dismessa, sia necessario avere una chiara idea di come si intende costruire il sistema città.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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