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Il pediatra in via di estinzione e a Ca’ di David manca da 10 anni

Il pediatra è obbligatorio ma non è facile trovarlo nel Distretto 2 dell’Ulss 9 Scaligera. I genitori vagano tra Borgo Roma e Buttapietra, dove però i medici sono al completo. Nei quattro Distretti sanitari veronesi i pediatri sono in tutto 115. Tra qualche anno diminuirà il numero di medici lasciando sguarniti soprattutto le periferie e i paesi. Bonanomi (5ª Circoscrizione), Accordini (FIMP), Frapporti (FIMMG).

I pediatri che operano nel territorio veronese sono 115, così distribuiti nei quattro distretti sanitari dell’Ulss Scaligera: 27 nel distretto 1, 29 nel distretto 2, 20 nel distretto 3 e 39 nel distretto 4. A Ca’ di David però il pediatra manca da 10 anni. Lo ha segnalato all’Ulss 9 Scaligera il consigliere della 5ª Circoscrizione Giorgio Bonanomi (PD). Al suo orecchio sono giunte diverse segnalazioni di genitori e nonni che lamentavano la difficoltà di portare i bambini dal medico: «Sono stato contattato da dei genitori preoccupati e subito ci siamo mossi attraverso l’Ulss per capire la situazione. Qui ci è stato spiegato che il Distretto 2, di cui fanno parte la 4ª e 5ª Circoscrizione, risulterebbe coperto in quanto per numero di abitanti i medici sarebbero sufficienti; il problema è che sono mal distribuiti sul territorio. Infatti, si concentrano a Borgo Roma, San Giovanni Lupatoto e Castel d’Azzano, mentre non ce ne sono a Ca’ di David e questo crea un grande disagio», anche in considerazione del fatto che la scelta del pediatra è obbligatoria da 0 a 6 anni.

Parliamo con la signora Costanza Donatelli che, come tanti nonni, sostituisce i genitori che lavorano e si occupa del nipotino: «Purtroppo il fatto che a Ca’ di David non ci sia il pediatra costringe i genitori ad andare a cercarlo fuori, con notevole dispendio di tempo. Per un certificato si rischia di perdere anche mezza giornata di lavoro, perché bisogna prendere un permesso per recarsi altrove. Sarebbe giusto garantire la presenza del pediatra almeno un paio di volte alla settimana. Quando il bambino sta male sarebbe utile avere il pediatra vicino». La signora inoltre lamenta che «i pediatri delle zone limitrofe sono già oberati di lavoro e non possono più accogliere nuovi pazienti». Spiega Bonanomi: «L’Ulss stabilisce degli accordi con medici e pediatri, ma sono loro che decidono dove collocare lo studio nell’ambito del distretto, e a volte questa scelta, come nel caso di Ca’ di David, non collima con le necessità degli utenti e quindi abbiamo una distribuzione di medici a macchia di leopardo».

C’è poi il problema dei medici che vanno in pensione e non vengono sostituiti, come spiega il dr. Giorgio Accordini, della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) di Verona: «Come i medici di base, anche i pediatri stanno ormai invecchiando e a Verona nei prossimi 10 anni, la metà di quelli che oggi praticano andrà in pensione, senza un ricambio; il numero chiuso a Medicina non è la sola ragione, una delle ragioni sono i pochi posti attivati per le specializzazioni. Ad oggi nel veronese il numero di bambini in carico ad ogni pediatra è di circa 850, ma può anche aumentare e questo vuol dire che dobbiamo gestire le sostituzioni, aumentando i turni di lavoro». L’Italia è un unicum nel panorama europeo per aver istituito la figura del pediatra e, come spiega  Accordini: «Il pediatra nel suo territorio è una figura di riferimento, perché instaura un rapporto stretto con i suoi piccoli pazienti, di fiducia con i genitori mentre rischia di diventare una professione in via di estinzione».

Stessa storia anche per i medici di base che nel veronese sono 579 e stanno invecchiando: il dato allarmante è il numero di veronesi che rischierà di rimanere senza medico: tra 5 anni 116 mila veronesi e tra 10 il numero rischia di raddoppiare. Spiega il dr. Guglielmo Frapporti, Segretario Provinciale FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale): «A Verona c’è un medico ogni 1300 cittadini e tra 10 anni, se non si troverà una soluzione, sarà di un medico ogni 2000 veronesi, rendendo il carico di lavoro, già adesso molto pesante, insostenibile. Da dove faremo arrivare i medici?».

Lucrezia Melissari

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