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Ex Tiberghien, il tavolo tecnico ha deciso, e i cittadini?

Nuova viabilità, un’area verde attrezzata lungo Corso Venezia, un asilo nido o una residenza per anziani e una superficie di 6 mila metri quadrati destinata all’attività commerciale: questo il progetto di riqualificazione per l’ex lanificio, ma l’opposizione lamenta: «Una soluzione blindata ai cittadini»

Ex Tiberghien, Verona
Ex Tiberghien, Verona

Il progetto urbanistico di riqualificazione dell’ex Tiberghien è nero su bianco. Il tavolo tecnico, che ha riunito Amministrazione comunale, ordini professionali, proprietari dell’area e Circoscrizioni, ha presentato le modifiche da apportare alla scheda norma inserita nella Variante 23, che dovranno ora essere approvate dal Consiglio comunale in tempi brevi: il “tempo di salvaguardia” per la presentazione delle osservazioni termina il 24 settembre.

Viene proposta alla proprietà una nuova viabilità, anche pedonale e ciclabile, la creazione di una vasta area verde attrezzata lungo Corso Venezia, la realizzazione di un asilo nido o di una residenza per anziani. Sulla superficie di 6 mila metri quadrati di nuovo immobile destinata all’attività commerciale, l’amministrazione è disposta a consentire un piccolo aumento, se necessario per il deposito.

«Una soluzione che garantisce a quest’area di pregio la giusta riqualificazione — afferma l’assessora all’Urbanistica Ilaria Segala —. Vogliamo un progetto che tenga conto del valore storico di questi edifici, che si integri con il quartiere e ne diventi elemento di rigenerazione, data anche la sua posizione strategica al confine di due circoscrizioni. Ci sta a cuore la viabilità del quartiere, perciò abbiamo chiesto modifiche per migliorare i passaggi pedonali e l’accesso ciclistico».

Dall’opposizione arrivano però critiche: «L’amministrazione si avvia a risolvere a modo suo la riqualificazione del Tiberghien, mentre si deve dare ai cittadini e allo stesso consiglio comunale la possibilità di incidere sulle scelte: in questo modo la soluzione viene invece blindata» lamenta Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, il quale inoltre precisa che «la tanto sbandierata fascia verde lungo viale Unità d’Italia era in realtà già prevista dal Piano d’Area Quadrante Europa (PAQE) fin dal 2006».

Bertucco spiega poi che la nuova proposta «stravolge il senso della scheda norma adottata dal Consiglio Comunale e scompagina la programmazione approvata, rendendo necessaria una futura variante urbanistica e una spiegazione anche da un punto di vista politico».

Anche Stefano Vallani, consigliere comunale del Partito Democratico e Carlo Pozzerle, consigliere PD della Settima Circoscrizione, esprimono perplessità sull’iter amministrativo seguito per ideare il progetto: «Si annuncia l’ennesima variante urbanistica annunciata dall’assessore (la terza dopo quella di Tosi e della stessa Segala) — spiegano i consiglieri —, inoltre, il gruppo di lavoro è privo di effettiva rappresentatività politica e dei cittadini: i presidenti delle Circoscrizioni vi hanno partecipato senza mandato e non erano tenuti a riferire ai rispettivi consiglieri e commissioni, difatti dei lavori non è possibile vedere alcun verbale». Vallani Pozzerle fanno presente inoltre che, in particolare sul posizionamento delle rotonde «non vi è alcun riferimento al filobus» e che, se solitamente l’amministrazione formula una proposta, seguita dal confronto con gli ordini professionali e i cittadini, in questo caso «la logica viene ribaltata al punto tale che i cittadini stanno presentando le osservazioni su una pianificazione (i contenuti attuali della scheda norma) che nei fatti è già stata superata dalla decisione del gruppo di lavoro».

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1 Comment

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  1. Maurizio Danzi

    18/09/2018 at 18:39

    Unisco nella riflessione questo articolo al precedente su S.Michele.Da sammichelato posso permettermi di dire che ho sempre vissuto il quartiere come un paese con una propria definizione.
    Quell’Extra moenia lo sentivo come identitario.Mio papà alla nascita è stato registrato al Comune di S, Michele.C’era una squadra di calcio del cuore.Per andare in centro ci si riferiva alla città
    Si diceva che le casette di Menegolli ( che aveva spesso definito i contorni del quartiere) fossero rimaste così per risparmiare sulle tasse da pagare. Col suono del “cuco” della Tiberghien sono cresciuto. Vederlo così quando passo mette una tristezza infinita

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