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Ambiente

Per limitare le alluvioni occorre frenare l’erosione del suolo

Parlare di episodi eccezionali significa non guardare in faccia la realtà. I rapporti ARPAV e ISPRA identificano come zone critiche le aree collinari coltivate. Nei progni a valle l’acqua corre portando con sé centinaia di tonnellate di terra sufficiente a ostruirli, provocando allagamenti.

Dopo le ultime alluvioni che hanno colpito il territorio veronese si stanno contando e riparando i danni. Per ripristinare quanto distrutto dal fango verranno spesi 1,1 milioni di euro solo nel Comune di Verona. Però da quanto è dato di capire si prendono in esame solamente gli effetti dei fenomeni alluvionali, ma non c’è alcun accenno a come prevenirli. La tendenza da parte degli amministratori pubblici è quella di definire “eccezionali” detti fenomeni, anche se oramai sono almeno vent’anni che ci sono prove inoppugnabili che il clima è cambiato. Secondo il rapporto 2017 dell’ARPA Veneto “L’andamento dell’ultimo ventennio delle temperature medie annue registra trend in deciso aumento (+1.3°C/25 anni) e si prevede un aumento da 2°C a 5°C entro la fine del secolo”. Per quanto riguarda le piogge, si registra un “incremento degli apporti pluviometrici annuali, soprattutto nell’ultimo decennio. In particolare le precipitazioni del 2010 (più di 1.500 mm) e ancor più del 2014 (più di 1700 mm) rappresentano dei massimi assoluti non solo della serie 1993-2017 ma probabilmente anche degli ultimi 60 anni”. Per quanto riguarda l’intensità delle piogge, sempre nell’ultimo decennio, non sono rare precipitazioni superiori a 50 mm che cadono in poche ore. Parlare di eccezionalità dei fenomeni è quindi un ritornello che viene ripetuto come scusa per non fare nulla.

Un’altra tendenza è quella di concentrare l’attenzione principalmente sui danni provocati: allagamenti, frane, mucchi di fango e detriti depositati a valle dei corsi d’acqua. Poco o nulla si dice da dove provengono fango e detriti, nulla si dice su uno dei problemi più gravi delle alluvioni che si può riassumere in un’unica parola: erosione. Secondo l’ISPRA “I danni arrecati dall’erosione portano alla perdita di suolo, di fertilità, di biodiversità e danni che si verificano in aree distanti da quelle in cui il fenomeno erosivo è avvenuto e che si traducono in aumento del trasporto solido dei corsi d’acqua, danni alle infrastrutture, riempimento dei bacini di irrigazione e idroelettrici, inquinamento delle acque superficiali a causa dal trasporto di concimi e antiparassitari”.

Erosione in un nuovo vigneto, Valpantena, Verona

Erosione in un nuovo vigneto, Valpantena, Verona

Le carte dell’ARPAV ci dicono che il rischio potenziale di perdita di suolo per erosione nelle zone collinari e montane del veronese è compreso tra le 40 e le 200 t/ha anno e “I risultati dell’elaborazione identificano come zone a rischio le aree collinari coltivate, mentre nelle aree con copertura forestale, anche sui versanti montani, il rischio è alquanto ridotto”. Dette aree a rischio vengono identificate con i bacini imbriferi collinari che gravitano sui torrenti del territorio veronese, come ad esempio i progni di Negrar, Quinzano, Avesa, Valpantena interessati dalle recenti alluvioni. Spesso i progni sono i ricettori delle piogge di piccole valli incassate, dove l’acqua corre veloce strappando dal terreno centinaia di tonnellate di terra sufficiente a ostruirli, provocando esondazioni e allagamenti. È facile comprendere che anche da pochi ettari di terreno situato a monte, dove il suolo è stato smosso in profondità, spesso per coltivazioni non corrette dal lato idrogeologico, si possono dilavare grandi quantità di terra fertile, che aveva impiegato milioni di anni a formarsi, persa per sempre!

A complicare le cose ci sono le pesanti trasformazioni urbanistiche degli ultimi anni e la suddivisione di competenze non collegate in materia idrogeologica. Invece sarebbero indispensabili azioni coordinate con tutti i soggetti interessati: agricoltori, geologi, comuni, Regione, Genio Civile, Consorzi di Bonifica, Comando Carabinieri per la Tutela Forestale, per mettere un freno alle vere cause che provocano le alluvioni, a cominciare da una corretta pianificazione territoriale e da un più severo controllo di qualsiasi movimento di terra nei bacini a rischio.

L’ISPRA fornisce precise indicazioni per la difesa del suolo dal rischio idrogeologico quali: 1. manutenzione/ripristino della rete di drenaggio superficiale in aree agricole (fossi, solchi acquai); 2. stabilizzazione superficiale e protezione dall’erosione dei pendii; 3. riforestazione, gestione del bosco e protezione dagli incendi boschivi; 4. manutenzione/ripristino dei terrazzamenti agricoli; 5. manutenzione/sistemazione del reticolo idrografico minore. Secondo l’ISPRA gli interventi riducono l’erosione in un range di circa 10-40 ton/ha/anno, che corrisponde a una riduzione di circa 200-500% del fenomeno stesso. Se non verranno presi provvedimenti urgenti in tal senso non solo aumenteranno gli eventi calamitosi a danno delle zone a valle, ma anche i terreni a monte, nei quali gli agricoltori hanno investito molto, saranno depauperati della loro risorsa più preziosa: la terra.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

Foto in alto: movimenti terra sopra Quinzano, Verona.

Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

1 Comment

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  1. Avatar

    Miria Pericolosi

    18/09/2018 at 13:10

    Articolo che dovrebbe essere trasmesso agli amministratori pubblici dei Comuni interessati che, evidentemente, non sono culturalmente preparati e quindi non sanno programmare interventi coordinati nella direzione indicata dall’Arch. Balestriero, Verona Polis, avvalendosi anche di altri esperti, potrebbe organizzare formazione per questi/e amministratori e amministratrici e loro collaboratori /ci: forse questi soggetti potrebbero anche partecipare …! È, il mio, un discorso provocatorio, ma personalmente sono stanca di vedere che l’agire politico partitico raramente ha presente il bene pubblico del proprio territorio!

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