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Vangelo

Il primato della coscienza contro ogni forma di ipocrisia

Gesù condanna ogni forma di ipocrisia ed esalta invece il primato della coscienza. A volte anche noi rischiamo di ridurre la religiosità a formule

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Marco
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate (…) lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva ai suoi discepoli: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male».

«Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me». È una frase durissima che Gesù riprende dal profeta Isaia per rispondere alle accuse che gli scribi e i farisei gli avevano rivolto perché i suoi discepoli non si lavavano le mani prima di mangiare e non rispettavano le leggi e le tradizioni.
Gesù condanna ogni forma di ipocrisia ed esalta invece il primato della coscienza. Forse anche noi qualche volta riduciamo la nostra religiosità a formule, a riti, a delle belle liturgie. È da ipocriti, potrebbe dire anche a noi oggi Gesù, andare a Messa e poi dimenticarsi degli immigrati, di quelli che muoiono in mare, degli anziani, degli ammalati. Più che ai comportamenti esterni Dio guarda al cuore. «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro… È dal cuore dell’uomo che escono i propositi di male».
Gesù condanna i falsi pregiudizi sul puro e l’impuro. Tutte le cose sono buone: la natura è sacra, il corpo è puro, la sessualità è dono. Siamo noi che possiamo rendere pure o impure le cose. Il male parte dal nostro cuore. Secondo la concezione biblica il cuore è la parte più profonda di noi stessi. Oggi potremmo dire, il cuore rappresenta la coscienza. Tutto il Vangelo è una esaltazione del valore della coscienza. Nella nostra cultura contemporanea si parla molto di coscienza. Di libertà di coscienza. Di scelte secondo coscienza. Ma che cosa vuol dire agire secondo coscienza? Non vuol dire fare quello che mi pare, fare quello che mi sento. Agire secondo coscienza vuol dire sentirsi responsabili delle proprie azioni, delle proprie scelte. Vuol dire imparare a crescere, a maturare, a formarsi una coscienza adulta.

Come? In che modo?

Cercando di non rinunciare mai a “pensare” con la propria testa. Non rinunciare mai a “dire” quello che si pensa. Spesso è molto più comodo obbedire, che cercare di essere corresponsabili. È più comodo adattarci a degli slogans, che farsi delle idee proprie. Corriamo tutti il rischio di essere “intruppati”. Di comportarci “cosi…. perché così fan tutti”. Spesso non ci accorgiamo nemmeno che diventiamo schiavi di ciò che dice la pubblicità, di ciò che sentiamo alla televisione. Pensiamo di scegliere liberamente ed invece sono gli altri che pensano e decidono per noi.
Formarsi una coscienza adulta è un cammino lungo, fatto di ricerca e di fatica. Attenzione però… primato della coscienza, non vuol dire che quello che decidi e fai tu è giusto. Anche i fanatici, gli arroganti, gli intolleranti dicono di agire secondo coscienza. C’è il pericolo di cadere nel soggettivismo. Anche la coscienza ha un limite. I nostri valori, le nostre idee, le nostre opinioni sono tutte legate alla nostra formazione, alla nostra educazione. Quindi anche la nostra coscienza ha tutti i pregi e tutti i limiti di ogni realtà culturale e sociale. Nessuno può mai pretendere di dire o di possedere la verità. L’esperienza ci insegna che spesso è molto più comodo credere nel Dio dei dogmi e delle certezze che sentirsi responsabili delle proprie scelte. Primato della coscienza non è il primato del fai da te, ma il primato del “prendersi cura” di sé, degli altri, del creato, di Dio.

Don roberto vinco
Domenica 2 settembre 2018

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

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  1. Maurizio Danzi

    05/09/2018 at 15:31

    Ho sempre pensato che agire secondo coscienza sia agire responsabilmente: cioè un comportamento o una modalità che mi coinvolgano nella pienezza di mente cuore e corpo.
    Credo che spesso queste decisioni abbiano in primis coinvolto direttamente la mia vita..
    Caro Roberto hai scavato nell’intimo ma a certi quesiti non si può rimanere indifferenti.
    Grazie

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