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Vangelo

Diventare noi pane, diventare angeli per gli altri

Angelo è una persona che ti parla, ti accoglie, ti capisce, ti scuote, ti accarezza. Una persona che non ti giudica, non ti rimprovera, non ti fa prediche, ti sta vicino

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Elia s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. (…)  Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

Dal Vangelo di Giovanni
In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

La liturgia di questa domenica ci offre una delle pagine più belle dell’Antico Testamento. È un episodio della vita di Elia, il più grande dei profeti. Elia era perseguitato dalla regina Gesabele. E’ costretto a fuggire nel deserto per aver salva la vita. È stanco, non ce la fa più. È disperato. Arriva a dire: Signore, ora basta. Voglio morire. La storia di Elia rappresenta la vita di ognuno di noi. Quante volte anche noi, come Elia, in certi momenti difficili, abbiamo detto: non ne posso più. Voglio farla finita. Vorrei morire. Ma Dio non si dimentica di Elia. Il cielo non si chiude mai per nessuno. Dio non ci abbandona mai. Dio mi vede affaticato, sfiduciato, deluso. Come con Elia, non mi risolve i problemi con un miracolo. Non mi toglie la fatica o il dolore. Mi dona invece pane e acqua, le cose essenziali per poter riprendere a camminare.

Dio interviene attraverso la tenerezza di un “angelo”.
Ma che cosa rappresentano gli angeli? Nella Bibbia gli angeli hanno “volti” molto umani. (Pozzoli). L’angelo rappresenta un amico, un’amica, un famigliare, uno sconosciuto, un incontro occasionale. Angelo è una persona che ti parla, ti accoglie, ti capisce, ti scuote, ti accarezza. Una persona che non ti giudica, non ti rimprovera, non ti fa prediche, ti sta vicino. Una persona che attraverso il pane della parola che consola, ti ridona la forza di ri-partire, di ri-cominciare.  Ti regala la voglia di vivere

Il racconto di Elia ci aiuta a capire il brano piuttosto difficile del Vangelo di  Giovanni. Siamo sempre nel capitolo 6°. E’ il racconto della moltiplicazione dei pani presentato come una grande Eucarestia celebrata su un prato. Alcune espressioni di Gesù scandalizzano i Giudei: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Chi crede ha la vita eterna». Collegando queste frasi all’episodio di Elia potremmo dire che Gesù è il pane e l’acqua che ti dà la forza e il coraggio di affrontare le difficoltà della vita.

Gesù non dice: «chi crede avrà…» nel futuro come premio la vita eterna. Dice invece: «chi crede ha (adesso) la vita eterna»“Vita eterna” nel senso evangelico non è l’aldilà, ma trovare il senso della vita qui ed ora. Allora possiamo dire che celebrare l’Eucarestia e fare la Comunione non vuol dire fare un rito religioso magico, ma vuol dire invece imparare, come Elia, a non lasciarci vincere dallo scoraggiamento. Vuol dire imparare anche noi ad accogliere l’altro come un “angelo” di Dio. Non solo, ma anche imparare, sull’esempio di Gesù, a diventare noi pane, a diventare noi “angeli” per gli altri.

Don roberto vinco
Domenica 12 agosto 2018

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

2 Comments

2 Comments

  1. luciano butti

    21/08/2018 at 10:41

    Grazie, è una riflessione molto bella e utile per le nostre vite.

  2. Maurizio Danzi

    16/08/2018 at 11:02

    ” Vieni nel deserto , parlerò al tuo cuore”
    Osea
    L’originalità della modalità comunicativa spiazza spesso l’interlocutore.
    Il deserto come luogo dell’anima fa paura.
    Grazie per averci ricordato che comunque anche li non siamo soli

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