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Interviste

Caporalato a Verona, se si paga poco è perché ci sono gli schiavi

La Guardia di Finanza ha eseguito sei misure cautelari coercitive a seguito di indagini sullo sfruttamento della manodopera in provincia di Verona. Il sottoprezzo della passata di pomodoro sui banchi del supermercato è pagato dallo sfruttamento dei braccianti agricoli immigrati costretti a condizioni di schiavitù. Intervista a Giampaolo Veghini (FAI CISL). Il numero verde 800.199.100 per segnalare situazioni di illegalità.

Giovedì 9 agosto la Guardia di Finanza di Verona  ha eseguito sei misure cautelari coercitive a seguito di indagini sullo sfruttamento della manodopera. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, erano partite nel novembre dello scorso anno a seguito di un incidente stradale sulla A13 che aveva visto coinvolti dodici lavoratori impiegati in cooperative della provincia e che aveva fatto sorgere sospetti si trattasse di caporalato. Sospetti poi confermati, facendo emergere un vero e proprio sistema di sfruttamento di lavoratori prevalentemente di origine africana senza permesso di soggiorno e di alcuni italiani. Oltre al “caporale” di origine marocchina, titolare anche di alcune cooperative nell’est veronese, sono stati fermati un medico ed altre persone che sarebbero responsabili di favoreggiamento e truffa ai danni dell’INPS a seguito del rilascio di false attestazioni di idoneità al lavoro e di false attestazioni di invalidità ed indennità di accompagnamento.

Giampaolo Veghini

Giampaolo Veghini

In questi giorni, a seguito dell’incidente in provincia di Foggia che è costato la vita a 12 immigrati braccianti agricoli, si è parlato molto di caporalato, una vergogna alla quale si è cercato di porre rimedio con la legge 199/2016, che tuttavia sembra rimasta scritta solo sulla carta se siamo ancora a registrare situazioni di lavoro e di vita così drammatiche. Ne abbiamo parlato con Giampaolo Veghini, responsabile di FAI CISL Verona (il settore della Cisl che si occupa di agricoltura).

Veghini, quanto successo nel foggiano ha scosso l’opinione pubblica, ma nel veronese com’è la situazione del lavoro agricolo?

«Verona con 25 mila lavoratori agricoli è la prima provincia nel Veneto e fra le prime in Italia. Si tratta di un settore economico importante, con prodotti agricoli e agroalimentari di alta qualità. Sappiamo da tempo che Verona non è estranea ad infiltrazioni di tipo mafioso e di fenomeni come il lavoro nero e il caporalato. Solo qualche settimana fa sono stati trovati in una azienda agricola al confine fra Monzambano e Valeggio sul Mincio alcuni lavoratori che, non solo erano in nero, ma addirittura alloggiati in condizioni igienico sanitarie precarie e senza acqua potabile».

Il territorio veronese come il foggiano?

«Il caporalato veronese sembra avere caratteristiche un po’ diverse da quelle del Sud Italia. Abbiamo rilevato prevalentemente il fenomeno di cooperative “spurie”, talvolta gestite da nordafricani, che oggi ci sono e dopo pochi mesi spariscono, che non danno garanzie di qualità e rispetto delle norme sul lavoro. Purtroppo qualche azienda agricola, magari in difficoltà, cade nella tentazione di affidarsi a questo tipo di cooperative, illudendosi che siano in regola».

C’è una legge recente sul caporalato, la 199/2016, cosa non ha funzionato?

«La Legge 199/2016 deve essere semplicemente applicata. Il sindacato l’aveva chiesta con forza nel 2016 a seguito anche di una importante manifestazione a Bari nel giugno di quell’anno. Tale legge, oltre a prevedere giusti inasprimenti delle sanzioni fino al penale per il caporalato, prevede anche azioni di prevenzione, di controllo e di monitoraggio sul territorio tramite cabine di regia, rimaste però sulla carta».

Anche a Verona la 199 è rimasta lettera morta?

«C’è ancora molto da fare. La cabina di regia a Verona è stata istituita per gli incidenti sul lavoro e ha dato buoni risultati, un esempio a livello nazionale. Per quanto riguarda la lotta al caporalato, a Verona, assieme alle rappresentanze delle aziende agricole,  stiamo preparando un documento da presentare alle istituzioni per accelerare l’avviamento della cabina di regia. Obiettivo della 199 infatti, oltre alla repressione, è anche quello di costituire una Rete del lavoro agricolo di qualità, ai sensi della Legge 116/2014, con riconoscimenti per le aziende agricole che sono rispettose delle norme sul lavoro, che organizzano efficienti e funzionali trasporti per i lavoratori e buone sistemazioni logistiche».+

Sfruttamento del lavoro: solo un problema di caporalato o c’è qualcos’altro?

«Il “caporale” guida il furgone, cerca la manovalanza e ha il suo tornaconto all’interno di una gestione mafiosa, ma è solo l’anello di una catena di responsabilità. C’è una concorrenza feroce che parte dalla grande distribuzione e che punta ad offrire sui bancali dei supermercati prodotti a prezzi sempre più bassi. Tale concorrenza si ribalta sulle aziende di trasformazione, quindi sulle aziende agricole, che si rifanno alla fine sui lavoratori. Il “sottoprezzo” della passata di pomodoro sui banchi del supermercato è pagato dallo sfruttamento dei braccianti agricoli immigrati costretti a condizioni di schiavitù».

La crisi economica entra in gioco in questa catena di responsabilità?

«La crisi ha portato ad una riduzione dei redditi da lavoro accentuando problemi già esistenti. L’aumento della povertà e della precarietà costringe tante persone a cercare nei supermercati prodotti alimentari a prezzi sempre più bassi per arrivare a fine mese, in un circolo vizioso che vede una rincorsa continua fra riduzione dei salari e riduzione dei prezzi di alimenti di scarsa qualità. Non dobbiamo fermarci al solo caporalato, bisogna coinvolgere tutti gli attori della catena del prodotto, dagli imprenditori agricoli fino alla GDO, affinché in tutta la catena ci sia sempre rispetto e dignità del lavoro».

Braccianti

Braccianti

Cosa sta facendo il sindacato per contrastare il caporalato?

«Il sindacato è in prima linea, sul campo, nel senso vero della parola, per sensibilizzare lavoratori, imprenditori agricoli ed opinione pubblica sulla dignità del lavoro. Segnaliamo casi di sfruttamento del lavoro agricolo di cui veniamo direttamente a conoscenza e abbiamo istituito già da qualche mese il numero verde 800.199.100 per raccogliere da chiunque, anche in forma anonima, situazioni di illegalità».

Un suggerimento per le istituzioni?

«Alle istituzioni raccomandiamo di intervenire aumentando la prevenzione, i controlli sul territorio e il monitoraggio attraverso la cabina di regia costituita da rappresentanti dei datori di lavoro e del sindacato, già indicata come strategia di lavoro dalla legge 199. La 199 va applicata fino in fondo con la collaborazione attiva delle controparti: datori lavoro, sindacato e rafforzando gli strumenti degli Ispettorati del lavoro. L’agricoltura italiana è stimata per la varietà e qualità dei suoi prodotti ma la qualità del prodotto non può prescindere da un lavoro agricolo di qualità e dal rispetto della dignità del lavoro».

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini
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Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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