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Ambiente

Invasione di caprioli in val Squaranto, vigneti devastati

Un fenomeno senza precedenti che sta causando danni agli alberi da frutto e in particolare all’uva pregiata

Andrea Lavagnoli
Andrea Lavagnoli

In Val Squaranto sale la preoccupazione per un’invasione di caprioli senza precedenti, che sta causando gravi danni agli alberi da frutto, in particolare all’uva pregiata (Valpolicella doc) che è in piena maturazione e tra meno di un mese sarà pronta per la vendemmia.

A denunciare il problema, che riguarda una cinquantina di aziende agricole nella zona pedecollinare ai piedi della Lessinia, è Andrea Lavagnoli, presidente provinciale della Cia (Confederazione italiana agricoltori), viticoltore e olivicoltore che conduce un’azienda agricola a Pigozzo di 13 ettari coltivati a Valpolicella doc.

«Siamo ai margini dei boschi e problemi con la fauna selvatica ne abbiamo sempre avuti – spiega Lavagnoli –. Ma mentre finora avevamo avuto danni prevalentemente da cinghiali, quest’anno è esploso il problema dei caprioli, che sono aumentati in maniera esponenziale. Lo dimostrano gli avvistamenti in pieno giorno, sia a 100 metri dai centri abitati, sia lungo i filari. C’è chi dice di aver visto perfino daini e mufloni. Un fenomeno inconsueto, trattandosi di animali di montagna, che a quanto pare stanno scendendo verso valle».

Ciliegio scorticato

Ciliegio scorticato

A differenza dei cinghiali, che creano dissesto nel territorio scavando il terreno ed erodendo i muretti a secco ma solo in periodi limitati, i caprioli creano danni per tutto l’arco dell’anno. «Sono animali che riescono a stare in piedi, elevandosi sulle zampe posteriori – dice Lavagnoli –, perciò mangiano l’uva nelle pergole, rovinano i tralci e divorano i germogli. Quanto siano ghiotti di uva si vede anche dalle feci che lasciano in giro, che sono piene di acini.

Per l’Amarone e il Recioto, i vini che più danno redditività agli agricoltori, le uve da mettere a riposo devono essere perfette. Se i chicchi saranno rovinati, i grappoli saranno da buttare. Se i caprioli continueranno a moltiplicarsi, sarà difficile praticare la biodiversità, perché rischieremmo di perdere piante giovani e pregiate, ma anche tutelare il territorio, dato che la fauna selvatica sta diventando sempre più numerosa e vicina ai centri abitati».

Escrementi di capriolo

Escrementi di capriolo

Le aziende hanno da tempo installato recinti elettrificati per arginare l’assalto dei cinghiali, ma i caprioli riescono a superare agilmente le reti. «Le aziende dovranno fare nuovi investimenti per installare reti più alte – sottolinea Lavagnoli – , con spese che andranno a incidere di nuovo sui bilanci e recinzioni che andranno a scapito della godibilità del territorio. Io credo che il fenomeno debba essere affrontato con strategie più ampie. Come Cia chiediamo che si prenda atto che il problema esiste, perché fino ad oggi è stato sottovalutato. Serve un piano serio di contenimento, prima che il numero di caprioli diventi insostenibile, e occorre anche sostenere gli agricoltori, che spesso non vengono risarciti dai danni da fauna selvatica».

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1 Comment

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  1. Redazione2

    31/07/2018 at 15:09

    Qualcuno dice che i caprioli hanno solo sete. Ma allora, basterebbe dell’acqua?

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