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Interviste

Cibo, quando la street art diventa un impegno sociale

INTERVISTA – Pier Paolo Spinazzè ha fatto della sua passione un lavoro. Il suo impegno sociale lo spinge a ricoprire le scritte ingiuriose sui muri della città. E su Verona Capitale della cultura afferma: «Ci sono decine di eccellenze veronesi che andrebbero meglio comunicate e valorizzate, basta con Giulietta e Romeo»

Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo
Opera di Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo

INTERVISTA Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, ci accoglie sotto il suo capolavoro all’Apo Scaligera, azienda ortofrutticola di Santa Maria di Zevio; il murale misura 1.100 metri quadrati e con 120 metri di lunghezza e 9 di altezza è il più grande del Veneto. Sul gigantesco muro si susseguono prodotti alimentari, dai colori vividi e luminosi, come fragole, melanzane, asparagi, uccelli e un vespone decisamente fuori misura.

L’artista si è formato a Verona: «In città ho frequentato il Liceo Artistico e dopo mi sono laureato in Disegno industriale del prodotto alla IUAV di Venezia, unendo alle competenze artistiche una progettualità più tecnica. Il mio nome d’arte è nato circa 10 anni fa e l’ho scelto perché il “cibo” rappresenta tutti, è qualcosa in cui ci riconosciamo: le tipicità del territorio sono un patrimonio culturale che mi dà ispirazione e il linguaggio visivo con la sua immediatezza è comprensibile da tutti».

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

Pier Paolo, che è originario di San Giovanni Lupatoto, spiega che «la street art è un’arte pubblica che catalizza e rende manifesti i sentimenti delle persone che vivono nei luoghi in cui disegno. Ci sono amministrazioni che hanno saputo capire e veicolare questa forma d’arte per far rivivere spazi altrimenti dimenticati, ma purtroppo alcuni non capiscono questo linguaggio».

Il suo ruolo di artista è calato nella realtà veronese: «La città è il mio museo e per questo voglio che sia bella. Questa è una delle ragioni che mi spingono a cancellare tutte le scritte ingiuriose, razziste o fasciste che la deturpano. Come privato cittadino è una cosa che mi sento di fare, è questione di civiltà. In questi anni di collaborazione con amministrazioni e persone diverse ho avuto conferma che l’intelligenza e l’ignoranza non hanno partito».

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

Cibo ha fatto del suo lavoro un impegno civico che «è un aspetto fondamentale. Tutta l’Italia avrebbe bisogno di un po’ più di civiltà. Ci sono tanti piccoli eroi, tanti volontari silenziosi di cui nessuno si accorge, che invece svolgono un ruolo importante per le loro città: ognuno dovrebbe contribuire per quello che può».

Questa opera sociale ha incontrato ostacoli, ma il rischio di ritorsioni e minacce non lo intimorisce: «La street art è una forma d’arte nuova, la cui normativa è bloccata dagli anni ’90 e perciò sottoposta ancora a molti vincoli. Questo all’atto pratico si trasforma in maldestri tentativi di censura».

Il sostegno delle persone è il motore che spinge Pier Paolo ad andare avanti: «La maggior parte dei cittadini accoglie con entusiasmo i miei lavori e apprezza il mio impegno civico. Si sta organizzando addirittura un tour in bicicletta dei miei murales, in modo da accompagnare il pubblico nella lettura di queste opere. Bisogna educare la città al cambiamento e questo è possibile solo rapportandosi con cose nuove, come può essere la street art».

Cibo, murale in Via Mirandola, Santa Maria di Zevio

Cibo, murale in Via Mirandola, Santa Maria di Zevio

Mentre Cibo ci mostra alcuni particolari del muro, soffermandosi sulle coloratissime e dettagliatissime fragole, spiega: «Sono orgoglioso dei miei lavori e non ho timore che un giorno spariranno, magari coperti da nuovi disegni. Questa forma d’arte è effimera, quello che davvero resta è il ricordo nella memoria delle persone. Questo dimostra quanto questo tipo d’arte si nutra del rapporto con i cittadini e con il luogo in cui viene creata».

Parlando della candidatura di Verona a Capitale della cultura Pier Paolo sorride: «Sono perplesso per quanto riguarda questo argomento, rimane ancora molto da fare e una città che voglia diventare capitale della cultura non può manifestare così poca attenzione e apertura verso nuove forme d’arte. Bisogna lasciare spazio all’innovazione per creare una nuova tradizione. Ci sono decine di eccellenze veronesi che andrebbero meglio comunicate e valorizzate, basta con Giulietta e Romeo».

Lucrezia Melissari

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