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Vangelo

Liberi dalle cose, dalle strutture e dal potere

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Per vivere meglio. «Dovremmo imparare a sostituire tre verbi: il primo è insegnare, da sostituire con imparare. Il secondo è un cambio ancora più radicale: passare da aiutare a restituire. Il terzo è scegliere di condividere, invece che accumulare».
Carlo Petrini, Vivere per qualcosa

Dal Vangelo di Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. Ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.  Marco 6,7-13.

Qual è il progetto di Gesù? Realizzare il “Regno di Dio”: un mondo più giusto e più umano. Ma come vuole realizzarlo? I Vangeli ci presentano un Gesù maestro, un grande educatore, non un accentratore. Come discepoli non vuole dei dipendenti obbedienti, non vuole nemmeno dei funzionari. Gesù vuole formare delle persone libere e responsabili. E qual è il suo programma? L’evangelista Marco in questo brano sottolinea alcuni aspetti importanti.

«…prese a mandarli a due a due…». Andare due a due era una usanza tipica del popolo ebraico quando si doveva portare un messaggio importante. Gesù vuole sottolineare che l’esperienza della missione è un cammino comunitario. Il primo vero annuncio non è fatto con parole o discorsi, ma con la vita, attraverso fatti e gesti concreti. Il primo vero miracolo sono le relazioni profonde e vere della vita quotidiana. Il sapere rispettarsi e accettarsi nelle proprie diversità. Il non sentirsi mai maestri, ma sempre tutti discepoli. Nella vita le amicizie sono fondamentali. Sapere che c’è qualcuno su cui puoi contare e condividere i tuoi dubbi, i tuoi desideri è importante. La solitudine è sempre in agguato. Ma che cosa serve per annunciare il Vangelo?

«Ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone…». Niente pane, niente denaro e nemmeno due tuniche. Il bastone serve per camminare, non per comandare. La missione deve essere compiuta con semplicità e povertà. Serve soltanto l’essenziale. Quello che conta è quello che sei, non quello che possiedi. La credibilità della testimonianza dipende da quello che fai, non da quello che dici. Il Vangelo non fa l’esaltazione del non-avere, del pauperismo, ma l’esaltazione della libertà. Il discepolo deve essere “libero” dalle cose, dalle strutture, dal potere, dai propri interessi. Gesù non si preoccupa di dare ai suoi discepoli una divisa. Per loro non sono previste vesti sacre, ma dovranno immergersi tra la gente semplice per poter sentire, come dice papa Francesco, l’odore delle pecore. La gente è stanca di discorsi. Vuole vedere, toccare, vivere.

«Dovunque entriate in una casa, rimanetevi …». È la casa il vero luogo della vita. È lì nelle gioie e nelle fatiche quotidiane che si celebrano le vere eucarestie laiche quotidiane. L’annuncio del Vangelo non si fa con le grandi manifestazioni di massa, ma deve avere il sapore del quotidiano, deve essere affidato all’incontro che facciamo per la strada, in casa, a scuola, nel lavoro. Al centro non devono essere messe le idee, ma le persone, i loro volti, le loro fatiche, i loro sogni. E quali sono le persone da privilegiare?

«Ungevano di olio gli infermi e li guarivano…». Ai suoi discepoli Gesù non dà il potere di parlare. Dona loro invece il potere di guarire. Non dà potere sulle persone, ma il potere di liberarle dalle forze del male che disumanizzano le persone. Quale può essere il significato del cacciare e i demoni? Per Gesù vuol dire soprattutto aiutare le persone a liberarsi da ogni forma di condizionamento, sia religioso, sia sociale, sia economico. Sono tanti i “demoni” che ci complicano la vita. Chi non ha un lavoro non potrà mai sentirsi una persona libera. Chi si porta dentro fin dall’infanzia una immagine di un Dio che punisce e castiga, non potrà mai gustare la fede in un Dio che aiuta a vivere.

C’è una bella frase che sintetizza il messaggio di questo brano. È dello scrittore e politico francese Jean Jaurès (1859 – 1914): «Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere. Si insegna e si può insegnare solo quello che si è». Si potrebbe dire: il modo migliore per annunciare il Vangelo … è viverlo!

Don roberto vinco

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

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  1. Giorgio Montolli

    16/07/2018 at 15:44

    Ci sono persone la cui voce arriva come eco anche a coloro che non ne frequentano la cerchia. Quella di don Roberto è una di queste voci. Con gli anni la chiesa di San Nicolò all’Arena, di cui è parroco, è diventata punto di riferimento per coloro, credenti e non credenti, alla ricerca di spunti genuini a cui attingere per vivere la complessità del mondo d’oggi, senza subirla. Dicevamo, durante l’incontro che ha preceduto la pubblicazione di questo articolo, che una voce libera per essere incisiva non può limitarsi alla denuncia, ma deve anche essere costruttiva utilizzando una comunicazione semplice, in modo che tutti possano capire (don Roberto è filosofo e teologo). Partendo da questi presupposti sarebbe interessante il confronto con punti di vista diversi. Ricordo infatti che il diritto per chiunque di esercitare la libertà di espressione, sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione, sul nostro giornale ha sempre trovato una concreta applicazione.
    g.m.

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