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Opinioni

Per rispettare gli alberi è importante diffondere la cultura del verde

Parchi e giardini sono  una necessità di cui spesso si lamenta la quantità, ma quasi mai si dibatte sulla loro qualità nonostante il nostro Paese sia stato in passato il modello ispiratore dei più bei giardini del mondo

alberi -cultura del verde
Cedri

L’articolo di Tommaso MarchesiniAmici alberi che rendono Verona accogliente”, pubblicato il 15 giugno scorso su questo giornale, imputa alle errate potature e alle capitozzature la cattiva riuscita delle alberature e dice che  l’ambito pubblico è tutelato dalle norme approvate nel 2007 che dovrebbero essere estese anche ai privati. Purtroppo le norme per la gestione del verde volute dalla giunta Zanotto nel 2007 non sono state approvate dalle giunte successive per cui non tutelano né l’ambito pubblico né quello privato. Perciò da anni da parte di associazioni e comitati è in corso una battaglia per far approvare dal Comune un Regolamento comprensivo di sanzioni  che valga per tutti quei soggetti, (enti, municipalizzate, imprese…)  che in qualche modo hanno a che fare con gli spazi verdi.

Tuttavia le norme da sole serviranno a poco se non saranno accompagnate da una più diffusa “cultura del verde” la cui mancanza è la vera causa degli errori che si vorrebbero correggere con le potature. Come ci ricordava spesso il più noto  paesaggista italiano Pietro Porcinai,  in Italia la realizzazione del verde resta un’anomalia rispetto alle altre attività urbane. Ad esempio, mentre chiunque abbia bisogno del progetto della casa non va dall’impresario ma dall’architetto, nel verde è in uso che per realizzare un giardino basta andare dal vivaista e farsi dare le piante.

Ciò ha causato negli anni molti danni al nostro paesaggio e gli alberi su cui oggi si interviene con le potature, molto spesso maldestre, sono stati piantati negli anni 60-70 da commercianti di piante senza scrupoli, i quali, pur di vendere, hanno proposto alberi inadatti per specie, dimensione, portamento ai luoghi di impiego.

Basti pensare ai cedri di 30 metri di altezza e altrettanti di larghezza del peso di oltre 100 quintali piantati sul bordo di  giardinetti di 100 mq e che si protendono con la chioma oltre la mezzeria di  strade pubbliche.  Alberi che per essere mantenuti in vita hanno bisogno dell’intervento periodico delle motoseghe, restando comunque piante problematiche. O alla nefasta abitudine di espiantare centenari alberi di ulivo che arricchiscono il paesaggio della campagna per ridurli a tristi monconi capitozzati in giardinetti senza storia.

cultura del verde - alberi

Verona, olmi in Via Campofiore

Non si capisce con quale logica per gli alberi sia prevista un’autorizzazione per il loro abbattimento mentre non sia richiesto nulla per la loro messa a dimora anche se è l’azione che crea i maggiori problemi nel futuro. Per avere dei giardini  in sintonia con l’ambiente e con meno problemi di gestione sarebbe sufficiente prevedere l’obbligo di   presentazione al Comune del progetto del giardino assieme alla presentazione del progetto edilizio. In questo modo aumenterebbe la consapevolezza che il giardino non è fatto di quattro piante messe a caso, ma  uno spazio da abitare  che va pensato e progettato con cura in una visione per il futuro.

Anche da parte degli enti pubblici a Verona sono stati commessi, specie in passato, clamorosi errori di progettazione del verde. Basti pensare al disastro dei pini neri (Pinus austriaca) piantati dalla Forestale sulle Torricelle intorno agli anni 60, che oltre a causare la pesante alterazione del paesaggio hanno favorito il diffondersi della processionaria. O ai viali con specie di alberi inadatte per dimensione e specie ai luoghi di impianto tanto da dover ricorrere alle sempre più frequenti nefaste potature.

Parchi e giardini sono  una necessità di cui spesso si lamenta, a ragione, la quantità, ma quasi mai si dibatte sulla loro qualità nonostante il nostro paese sia stato in passato il modello ispiratore dei più bei giardini del mondo. Oggi all’inaugurazione di un nuovo giardino pubblico si parla di numero alberi piantati, di mq di prati e aree gioco, di impianti di irrigazione, etc. , quasi mai si parla di contesto paesaggistico, criteri progettuali, visuali, cromatismi e scelte botaniche in sintonia con l’ambiente.  Per migliorare il nostro verde sia pubblico che privato c’è bisogno di ritornare a parlare del giardino come frutto della creatività umana.

Alberto Ballestriero
VeronaPolis

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

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