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Opinioni

La famiglia tradizionale a confronto con una società complessa

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Una cultura per la famiglia tradizionale o un soccorso culturale per le famiglie? Una risposta fideistica sulla famiglia o un prendersi cura delle varie realtà familiari? E ancora: il desiderio e l’avvento dei figli può incidere sullo “status” della famiglia? Queste (e non solo queste) le domande, che le recenti (e meno recenti) cronache ci prospettano.

Non è più solo questione di family-day e di lotta alle “Unioni Civili” o di criticare le inopportune sfilate dei gay, considerati né più né meno che dei malati colpiti da un disturbo della sessualità. Al Teatro Massimo, a fine gennaio 2016, dicevano: «Siamo due milioni» ma erano solo 300 mila e manifestavano contro la legge Cirinnà. Poi però la legge sulle Unioni Civili è finalmente passata, il 21 maggio 2016, se non integralmente almeno in una forma comunque positiva ed accettabile, mentre restano evidenti i problemi di tenuta del mondo cattolico, in particolare tra gli esponenti dell’Azione Cattolica e di altri gruppi.

Non sono stati questi i tempi d’oro dei tradizionalisti (Sentinelle in piedi, Scienza e Vita, C.L., Neocatecumenali, Rinnovamento dello Spirito, Movimento per la Vita e Forum delle Famiglie) eppure nuova linfa quelle posizioni sembrano ricevere, anche a Verona, dopo il voto del 4 marzo, da un ministro leghista, Lorenzo Fontana che, a difesa della Famiglia e di una certa identità (quale?), si è così espresso: «Famiglia e comunità contro le élite – ha spiegato Fontana – identità e tradizione contro la modernità che omologa. Dobbiamo restare sempre vicino ai cittadini – ha concluso – contro le multinazionali e la globalizzazione».

Ma se la modernità (il modernismo?) omologa e se la globalizzazione con i suoi tentacoli mina la famiglia fanno bene ad insistere sulla vecchia politica della famiglia? Il suo ministero non sostiene il “cambiamento”? Dove sta la novità? O forse, terminata la breve stagione delle “riforme”, dobbiamo aspettarci una severa politica di “restaurazione”, come dopo il Congresso di Vienna? Le premesse ci sono tutte: il ministro Salvini che sproloquia su ogni questione che abbia qualche collegamento con i migranti che invadono l’Italia e con il bisogno di estendere incertezza e paura in tanti italiani, quelli privi di difese economiche e culturali, spesso di lavoro precario o privati del diritto al lavoro. Manca soltanto che la Chiesa l’appoggi, un’ipotesi per niente lontana, viste le critiche di parte cattolica alle aperture di Papa Francesco.

Ma dico: invece di guardare indietro alla famiglia tradizionale e patriarcale (in rotta di collisione con un vissuto gioioso della sessualità), ad una famiglia che da vari decenni non c’è più, e di cui non si sente la mancanza, perché non parliamo di famiglie? Di famiglie reali? Quelle esibite nella pubblicià del Mulino, formate da un papà e da una mamma, con tanti marmocchi intorno, tutti lieti e desiderosi di consumare un tipico piatto italiano? Sì, ma anche le coppie in cui il rapporto dialogico s’è interrotto o incespica, malgrado siano state benedette in chiesa. Ma anche quelle dei separati in attesa di divorzio, per problemi di fedeltà o di reciproca incomprensione o quelle dove uno dei coniugi rimasti (spesso lei) si sobbarca lavoro e assistenza per i figli, che comunque sono arrivati.

Non dobbiamo dimenticare poi quelle dei conviventi, magari con un figlio, che rinviano la scelta del matrimonio per evidenti motivi economici. E quelle in cui non ci sono figli ma distanze non facilmente colmabili tra i luoghi di lavoro e di vita (e qui ci ricordiamo, magari, dei dipendenti o delle “supplenti” di Scuole statali, assunti in modo provvisorio e in posti molto lontani dai luoghi d’origine). Pensiamo infine, a tutte quelle “unioni” di vita familiare che sono sorte tra due donne o tra due uomini, che si cercano si amano e si votano uno all’altro, una all’altra. Non piacerà a qualcuno ma non sono famiglie anche queste? È da cristiani trascurarle? E come vivono la famiglia quelle coppie?

famiglia - famiglie

Ma c’è un’altra questione che mi preme affrontare: sono i figli che fanno la famiglia o viceversa? Perché come molti avranno capito della famiglia si parla solo dopo che sono nati i figli e senza procedere ad adeguate misure a difesa di una maternità e paternità responsabile, come se la scelta di un figlio potesse  essere il risultato più di un’imprudenza che di un’intesa sessuale. Massimo Gandolfini, in qualità di Presidente del “Family-day”, si è recentemente incontrato con esponenti del Governo (tra cui i ministri Bussetti dell’Istruzione e Fontana della Famiglia), per cercare di attivare «una più efficace collaborazione sul fronte della promozione della natalità e della cultura della vita, della libertà educativa e del diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma».

A Verona il leghista Alberto Zelger ha presentato, con altri consiglieri, una mozione al Consiglio Comunale, per chiedere iniziative «per la prevenzione dell’aborto ed il sostegno alla maternità», dimenticando che grazie alla legge 194 del ’78 i casi d’aborto in Italia sono diminuiti (e non aumentati come sostengono) e che la maternità (e la paternità aggiungo) si difende con opportune misure per rendere i rapporti più responsabili e i figli desiderabili, cercando d’intervenire prima del concepimento: dopo, infatti, non restano che difficoltà e nuovi problemi.

Attendo con interesse di vedere il frutto di quegli incontri a livello nazionale nonché le iniziative e le risorse che il Comune di Verona, retto da Federico Sboarina, metterà in campo per promuovere la natalità e la vita; ma temo che pochi saranno i frutti attesi e le iniziative promosse, non solo per le modeste risorse disponibili quanto per l’insistere su vetuste visioni della famiglia, legate al “diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma”, come se in qualche modo fosse stato reso precario quel diritto o negato.

Al contrario, col vento che tira sono stati negati i diritti di genitorialità di altri bimbi, quelli nati per procreazione assistita cui sarebbe stata impedita la registrazione all’Anagrafe della seconda “mamma” o del secondo “papà”. È successo a Pistoia, dove così sentenzia il  Tribunale: «Il diritto alla genitorialità, e ancor più alla bigenitorialità, è un diritto prima di tutto del minore ad instaurare relazioni affettive stabili con entrambi i genitori», che sono talvolta due mamme o due papà! È così strano?

Confondere il padre biologico e la madre biologica con le figure dei genitori responsabili (di cui mamma e papà sono ovviamente i più frequenti interpreti), non è da Paese civile e democratico. Quella sentenza, che impone all’Anagrafe la registrazione del figlio, come figlio di quei “genitori” si aggiunge a quella recente di Bologna e a quella della Corte d’appello di Napoli: qui la Corte accolse «la richiesta di “stepchild adoption” avanzata dalla mamma non biologica di un bimbo nato dalla compagna, che si sottopose alla procreazione artificiale, alla quale è di fatto stato riconosciuto lo stato di “mamma dalla nascita” e non solo di madre adottiva».

C’è seriamente da riflettere sulla leggerezza e sull’irresponsabilità di certe posizioni. I bimbi non si chiedono infatti se ad accudirli e a crescerli sono una donna e un uomo (mamma e papà) o due mamme o due papà: hanno solo bisogno di amore, di affetto e di condizioni minime per crescere, conoscere e diventare adulti. La famiglia, a mio parere, dovrebbe preesistere al desiderio di un figlio perché, a figlio arrivato, non è detto che quel legame possa realizzarsi al completo e in armonia, malgrado le responsabilità genitoriali, perché essere mamma e/o papà è qualcosa di più di mettere un seme a disposizione e la famiglia, finalmente ma seriamente riconosciuta e aiutata, può anche non coincidere con i due genitori biologici. Difficile da capire?
E allora, sì, W la famiglia, W la vita, ma non a parole, se no è solo propaganda ideologica.

Marcello Toffalini

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Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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