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Gigi Proietti con Edmund Kean al 70° Festival Shakespeariano

«Quello che  ho trovato di interessante nel personaggio di Kean è stato il crescere costante della sua malattia mentale, ossia una grandissima ambizione, un desiderio assiduo ed egocentrico di distinzione»

gigi proietti - verona
Gigi Proietti

«Kean pare che non fosse tra le altre cose così così avvenente, non era certo bello come me. Ma d’altro canto sembrava essere dotato di una forza mostruosa» Gigi Proietti esordisce scherzoso per presentare lo spettacolo che mercoledì 4 luglio, ha aperto il 70° Festival Shakespeariano al Teatro Romano.

Proietti omaggia Shakespeare grazie all’interpretazione di Edmund Kean, un genio sregolato che visse a cavallo tra 1700 e 1800, idolatrato dal pubblico e dalla critica, un grandissimo attore capace di suggestionare con le sue capacità mimiche e un’incredibile potenza espressiva.

L’attore romano racconta che tutto è iniziato 30 anni fa «ho visto questo spettacolo a Londra al Globe Theatre, recitato da Ben Kingsley su testo di Raymond FitzSimons. Mi affascinò moltissimo anche perché più che solo uno spettacolo sembrava un esercizio d’attore, che ripercorre la vita di Kean, tra genio e sregolatezza».

Lo spettacolo che Proietti decide di portare in scena si discosta dalla versione di Gassman basata sul testo scritto da Dumas e rivisto da Sartre «il personaggio interpretato da Vittorio era il medesimo ma in chiave più comica. Secondo la mia interpretazione Kean risulta più malato, più sofferente. Emerge un uomo che ha sofferto per 10 anni la fame e poi ha incontratoil grande successo, la malattia, fino alla morte stessa. Ho scelto la strada di una malattia montante, di una nevrosi che si mescola con l’alcol per evidenziare il dramma».

Quello che Proietti ha trovato di interessante nel personaggio di Kean è stato il crescere costante della sua malattia mentale, ossia una grandissima ambizione, un desiderio assiduo ed egocentrico di distinzione. «Malattia che riguarda un po’ tutti noi ma è in particolar modo evidente negli attori e specialmente in Kean. Per via dell’ambizione è morto, una fine che coinvolge anche numerosi personaggi shakespeariani. Questa se contenuta può fare anche bene, può considerarsi alla stregua di un buon bicchiere di vino ma se si esagera si rischia di ammalarsi».

Da solo nel suo camerino, Kean beve, si trucca e soprattutto interpreta e s’interroga sulle parole di Shakespeare, passando in rassegna una vita di battaglie e successi. Idolatrato dal pubblico e dalla critica, Kean ascese, negli anni, dal ruolo di Arlecchino ai grandi personaggi shakespeariani fino alla rovinosa decadenza per alcolismo.

Zeno Massignan

 

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Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

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