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Opinioni

Le scelte coraggiose dell’assessore all’Urbanistica Ilaria Segala

La risolutezza nel ridurre i volumi commerciali e di riportare certe scelte nell’ambito della correttezza legislativa sono proposte per una Verona diversa e alternativa a quella prevista dalla precedente giunta

Ilaria Segala
Ilaria Segala

È trascorso un anno da quando Federico Sboarina ha vinto il ballottaggio ed è diventato il sindaco di Verona. È tempo di un primo bilancio. Ma, prima di  entrare nel merito delle decisioni prese dalla sua giunta nel settore della pianificazione territoriale, ritengo sia necessario considerare la situazione urbanistica in cui si trovava la nostra città dopo dieci anni di amministrazione Tosi.

Riepilogo brevemente:  non considerando il saldo demografico negativo e gli oltre 10.000 appartamenti sfitti,  ma calcolando un ipotetico e inverosimile aumento di popolazione di 25.000 abitanti in dieci anni, erano stati programmati nuovi insediamenti per circa 4.300.000 mc, (al nuovo volume di 2.843.900 mc vanno sommati i  700.000 mc non ancora edificati del vecchio PRG e un volume di riserva pari a 750.000 mc), di questi, circa 80.000 in zone collinari geologicamente fragili e paesaggisticamente preziose; oltre a circa 3.000.000 mc (circa 750.000 mq), di edifici ad uso commerciale, terziario, direzionale e alberghiero. Da tenere presente che alle volumetrie pianificate dall’amministrazione comunale, vanno aggiunti gli oltre 4.800.000 mc previsti dalla Regione attraverso il P.A.Q.E. (Piano Area Quadrante Europa).

Ilaria Segala

Ilaria Segala

Si rendeva necessario rivedere l’intera pianificazione precedente e operare scelte coraggiose e radicali. La nuova giunta, con la rivisitazione della variante 23, ha ridimensionato le aree edificabili, togliendo quasi 16.000 mq di costruito rispetto alla precedente variante; ma soprattutto sono state eleminate sei grandi strutture commerciali tra cui quella alla Cercola a Verona est, e ad altre tre è stata ridotta la superficie commerciale. Inoltre, ha annullato il  project financing dell’ex Arsenale e rimandata la proposta IKEA da realizzare alla Marangona una zona commerciale di circa 120.000 mq. Sono state bloccate le lottizzazioni al Nassar, a Quinzano ed a Montorio, tutte in zone ambientalmente fragili.

Dopo dieci anni di non pianificazione dell’era Tosi, in cui è mancato un autorevole ed oggettivo ruolo della Pubblica Amministrazione nel definire le linee guida della pianificazione cittadina, preferendo lasciare ai vari operatori privati il diritto di scegliere dove investire, era, non solo opportuno, ma imprescindibile intervenire per riportare le scelte urbanistiche ad una dimensione più adatta ai reali bisogni della città. Per questo non condivido le critiche di coloro che accusano l’assessore Ilaria Segala di avere solo bloccato e annullato le decisioni della passata giunta e di non proporre nulla.

La risolutezza nel ridurre considerevolmente i volumi commerciali e di riportare le scelte urbanistiche nell’ambito della correttezza legislativa, (per poter approvare il progetto proposto da IKEA, sarebbe stata necessaria una modifica alle leggi regionali in tema di urbanistica e di commercio, oltre che alle norme sul consumo di suolo pubblico ed una conseguente modifica al PAQE, che nessuno aveva richiesto alla Regione) sono di per se stesse proposte per una città diversa e alternativa a quella prevista dalla giunta precedente.

L'area Tiberghien, Verona

L’area Tiberghien, Verona

Durante la discussione in aula per l’approvazione della Variante 23, i rappresentanti delle liste che fanno riferimento a Tosi l’hanno duramente contestata, considerandola un passo indietro rispetto alla loro; così come è stata valutata negativamente da Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune e dai rappresentanti del PD e del Movimento 5 Stelle.

Ma, se appare scontato che da parte dell’opposizione politica vi sia quasi il dovere di contestare uno strumento amministrativo così importante come una variante urbanistica, ritengo che da parte di coloro che non hanno la necessità di contrastare politicamente la maggioranza, vi sia l’obbligo di valutare oggettivamente l’operato dell’attuale assessorato alla pianificazione.

Ebbene, tenendo in considerazione la situazione in cui ha dovuto intervenire, le pesanti pressioni politiche e di coloro che avevano previsto di investire nelle nuove costruzioni, oltre al vincolo dei diritti acquisiti, quello che è stato fatto in quest’ultimo anno è da considerarsi positivo. Certamente, come sostiene l’amico Bertucco, si sarebbe potuto fare di più e meglio, ma anche di meno e peggio.

C’è voluto coraggio e tenacia per bloccare il progetto del centro commerciale alla Cercola, quello enorme dell’IKEA, la lottizzazione sull’Adige al Nassar, quella in collina a Quinzano, oltre a tutto il resto.

Detto questo, due recenti proposte non mi convincono e quindi mi permetto di  contestarle: la prima è la scelta di non destinare l’Arsenale a sede del museo di scienze naturali. A mio modesto parere la vecchia struttura asburgica avrebbe potuto ospitare tutte le collezioni del museo e permettere allo stesso di svilupparsi ulteriormente. Inoltre, si sarebbe completato il percorso museale che, partendo dalla tomba di Giulietta, proseguendo per la Gran Guardia, il Maffeiano e Castelvecchio, si sarebbe concluso proprio all’Arsenale.

La seconda è relativa al resuscitato traforo delle collina che, partendo da Case Rosse di Poiano arriverebbe in galleria in zona Ponte Crencano per poi proseguire in trincea aperta sino a Ca’ di Cozzi.  Innanzitutto credo che prima di prendere decisioni così importanti e vincolanti per l’equilibrio urbanistico dell’intero territorio veronese, andrebbe definito il PUM. (Piano Urbano della Mobilità); in secondo luogo non ritengo che i benefici al traffico di una tale struttura possano compensare i danni che recherà all’ambiente collinare ed all’inquinamento atmosferico di quelle zone. Ritengo che gli sforzi economici e intellettuali dovrebbero essere finalizzati al superamento del traffico a motore privato, in favore di quello pubblico.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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