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Federico Sboarina
Federico Sboarina

Editoriale

L’editore non è d’accordo, ma è un gran bel segnale

Riguardo l’operato della Giunta Sboarina c’è bisogno di un salto di qualità che riconosca anche i meriti all’avversario politico per poi ridefinire con nuovo vigore il senso di una diversa appartenenza. La pagina nera dei diritti civili negati.

La satira è satira. È provocatoria, irriverente, dissacrante. E probabilmente, in questa Italia di prepotenti, ignoranti e lacchè rimane l’unica forma in cui riusciamo ad esercitare pienamente la libertà di espressione. Per me, che trovo l’ultimo Altan scontato, Gianni Falcone è uno dei migliori vignettisti italiani, punta di diamante del nostro modo di intendere il giornalismo, oltre che un caro amico. Benvenga allora la sua vignetta di oggi, anche se non mi trova perfettamente allineato con il messaggio che lancia. Ma ci sta a pennello in un giornale come Verona In dove tutti, anche l’editore, sono tenuti a rispettare la libertà di espressione, se non travalica i limiti stabiliti dalla legge.

Sboarina

Mi pare infatti che questa Giunta qualcosa stia facendo e che tra i fumi dei proclami un po’ di arrosto ci sia. Non sono un fan di Federico Sboarina, ma le decisioni che riguardano Verona Sud, l’Ikea, il Central Park, il taglio delle aree commerciali, la riduzione delle cubature della Variante 23, l’eliminazione del project financing per l’Arsenale, e poi la ridefinizione dei progetti che riguardano la Cercola, la Tiberghien, il Nassar siano interventi politici e amministrativi abbozzati ma evidenti. Recentemente l’Amministrazione ha pure chiesto alle associazioni ambientaliste di collaborare alla stesura del Piano per il regolamento del verde urbano e anche per la Mobilità sostenibile si sta lentamente procedendo parimenti. La partecipazione del soprano numero uno al mondo Anna Jur’evna Netrebko al 97° Arena Opera festival sarà anche un’operazione di immagine ma qualcosa vorrà pur dire. Certamente il merito di molte di queste iniziative va anche alle opposizioni, che in parte riconoscono questi traguardi lamentando semmai altre grosse lacune e la mancanza di un Piano di sviluppo più organico e strategico per la città.

Perché va riconosciuto questo sforzo? Siamo in un periodo di cambiamento e le categorie mentali che abbiamo sempre utilizzato per misurare chi governa non possono più essere le stesse, se si vuole essere credibili. La fedeltà ai principi deve essere coniugata diversamente rispetto al passato per non ridurre le militanze a circoli di reduci nostalgici. C’è insomma bisogno di un salto di qualità che riconosca anche i meriti all’avversario politico per poi ridefinire con nuovo vigore il senso di una diversa appartenenza per essere alternativi. Prendendo in esame i tempi recenti, se in Italia la sinistra è al lumicino è anche perché siamo passati dal conservatorismo di Bersani all’onnipotenza di Renzi, due leader che in modo assai diverso non sono stati capaci, o non hanno voluto, favorire quelle spinte al rinnovamento che avrebbero portato nuova linfa. Finito Renzi rischia di finire anche il PD. Vi pare la maniera giusta di tenere in vita un partito?

C’entra con il messaggio lanciato dalla vignetta e c’entra con Verona, perché qui la sinistra, dopo il naufragio delle scorse amministrative, sta vivendo un periodo drammatico. Una galassia variegata che cerca di sopravvivere in un ambiente ostile dove è perso il legame con una base che oggi tifa Salvini e che nelle periferie è diventata campo di pastura per l’estrema destra. La crisi di chi sta all’opposizione ha pure a che fare con la fine dell’era Tosi dove, tra cimiteri verticali, ruote panoramiche, copertura dell’Arena, finanza creativa, iniziative contro i clochard, querele ai giornalisti, asservimento della stampa e compagnia bella era più facile ottenere il consenso contro un delirio amministrativo senza precedenti. L’odiato nemico permetteva di tenere in vita un esercito antagonista (anche se male utilizzato).

Questa necessità di superare i condizionamenti mentali delle vecchie militanze vale anche per il nostro Sindaco. In uno Stato laico e antifascista non si può governare Verona e avallare, minimizzare o tacere riguardo situazioni che toccano la dignità della nostra città, che per le sue peculiarità ambisce a collocarsi in una dimensione internazionale. Ricordiamo la presenza di amministratori discutibili in luoghi chiave, la tolleranza nel confronti dell’estrema destra veronese protagonista di recenti gravi episodi di provocazione, la mancanza di sensibilità in materia di diritti civili.

L’elenco è sconcertante: la cancellazione dell’evento “Biblioteca Vivente” al Tocatì per la presenza di libri ritenuti “non adeguati” (settembre 2017); l’autorizzazione al gazebo di Fortezza Europa – che l’Osservatorio sull’antisemitismo definisce di estrema destra – in Piazza Bra, nello stesso luogo dove pochi giorni prima stanziava il carro della Memoria (gennaio 2018); la rimozione dello striscione “Sposa chi vuoi” dall’Arsenale perché ritenuto “non in linea” con l’idea di famiglia naturale (febbraio 2018); l’enfasi nell’accoglienza del “Bus della libertà” contro il gender (febbraio 2018); il blitz di Fortezza Europa contro gli studenti del Montanari, colpevoli di aver attivato un progetto sulla legalità (maggio 2018); le dichiarazioni di Forza Nuova sull’intenzione di ricorrere anche alla forza per opporsi al convegno su Migranti LGBT previsto all’Università e poi sospeso dal Rettore (maggio 2018);  i volantini intimidatori razzisti recapitati all’associazione Pianeta Milk LGBT (giugno 2018); l’idea di arricchire la toponomastica cittadina di vie intitolate ad Almirante ed Evola (giugno 2018). Inoltre, mentre nel resto d’Italia si riconosce che non è costituzionale concedere spazi pubblici a gruppi di ispirazione fascista, a Verona il voto della relativa mozione in Consiglio comunale ancora non si è visto.

Ecco, qui sì, in questo lungo elenco concentrato in pochi mesi, vedo anche peggio del nulla della vignetta di Falcone.

Giorgio Montolli

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