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Il contributo delle religioni per la convivenza e la sicurezza

Convivenza e Sicurezza
2018-06-20-Convivenza e Sicurezza: il contributo delle Religioni, Verona (foto Antonio Mazzei)

«Camminare dialogando»: questa frase, scandita dal prefetto di Verona Salvatore Mulas nel suo discorso di apertura, è stato il filo conduttore dell’incontro “Convivenza e Sicurezza: il contributo delle religioni” ospitato  mercoledì 20 giugno 2018, Giornata mondiale del rifugiato, nell’aula “Bartolomeo Cipolla” del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Verona.

Il meeting è stato roganizzato dal “Tavolo per il Dialogo Interreligioso”, costituito dalla Prefettura scaligera con il concorso dei rappresentanti locali del Consiglio delle chiese cristiane, della Comunità ebraica, del Consiglio islamico e del Coreis, la Comunità religiosa islamica del Veneto in collaborazione con la Rete Tante Tinte (lo sportello di orientamento scolastico-formativo per i giovani stranieri).

Il convegno ha visto la partecipazione, quali relatori, del magistrato Stefano Dambruoso, di Davide Assael, presidente dell’Associazione “Lech Lechà” e di Isa Abd al-Haqq Benassi, membro del Consiglio delle guide religiose del Coreis.

Gli interventi, moderati dal professor Giuseppe Comotti, docente associato di Diritto canonico e Diritto ecclesiastico presso l’Università scaligera, sono stati preceduti dagli indirizzi di saluto del rettore Nicola Sartor, dalla pastora della Chiesa Valdese Laura Testa, dal rappresentante della Comunità Islamica Bahri Abderraouf, dal rabbino Yosef Yitzahak Labi, dal vescovo Giuseppe Zenti e dall’assessore al Comune di Verona Francesca Toffali.

I relatori hanno affrontato vari aspetti degli argomenti oggetto del convegno, dall’interpretazione ermeneutica dei testi sacri alla pericolosità dell’eversione ammantata da falsi motivi connessi alla religione, dall’impiego di una determinata propaganda politica in funzione laicista all’accenno a documenti come la Carta di Medina che, fra l’altro, stabilì la sicurezza delle donne all’interno della difesa di un territorio “haram” (cioè inviolabile, sacro), dal quale era bandita ogni forma di violenza e l’uso delle armi. «È il pericolo maggiore: se non sapremo arginarlo, non solo sul piano investigativo ma anche sociale e culturale, rischieremo di pagare un amaro tributo in futuro», ha affermato il magistrato Dambruoso.

Antonio Mazzei

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Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

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