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Da Almirante ad Evola, la toponomastica veronese si tinge di nero

Benito Mussolini
Benito Mussolini

Sul tavolo della giunta non c’è solo la richiesta del presidente del Consiglio comunale, nonché deputato della Repubblica Italiana Ciro Maschio di intitolare una via al repubblichino Giorgio Almirante. Poteva il giovane consigliere di ultradestra Andrea Bacciga perdere l’occasione? Certo che no, infatti ha richiesto di intitolare una via ad un intellettuale del fascismo storico, Julius Evola.

Come fosse ritornato il Ventennio, Verona viene posta davanti alla disfida allucinante tra razzismo biologico, di cui era assertore Almirante da dirigente della rivista La Difesa della Razza, e razzismo spirituale, propugnato invece da Evola. In questa allucinata deriva culturale promossa dalla giunta di destra, ormai priva di freni inibitori, Verona viene interrogata su quale tipo di razzismo premiare, perché entrambi i “candidati” erano, tecnicamente, dei razzisti.

Nel numero del 5 maggio 1942 de La Difesa della Razza, proprio contro le idee di Evola e altri, Almirante stabiliva che al razzismo italiano serviva “l’attestato del sangue: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza (…) Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli (…) non di uno spirito vagolante (…) Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi (…) Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.

Evola aveva una concezione diversa ma altrettanto allucinanta: “Sia razzialmente, sia in fatto di ideali, esiste una grande opposizione fra l’uomo ariano e tradizionale europeo e il giudeo – scriveva –. Fin dalle origini il giudeo ci è apparso come un essere diviso in se stesso. A differenza dell’ariano egli fu sempre incapace di concepire e di realizzare un’armonia fra spirito e corpo (…) Nel giudeo questo impulso alla liberazione fallisce ed allora le prospettive si invertono: colui che era tormentato dal pungolo della redenzione si precipita disperatamente nella materia, si abbandona ad una brama illimitata per la materia, per la potenza materiale e per il piacere”. Sostenitore di una farneticante “mistica del fascismo” Evola riteneva l’ebraismo una colpa senza redenzione, infatti “nemmeno il battesimo e la crocefissione cambia la natura ebraica”.

Non di solo propaganda hanno peccato Almirante ed Evola: durante la Repubblica sociale di Salò Almirante fu capo di gabinetto del ministero della Cultura Popolare. Con tale carica firmò il decreto che disponeva la fucilazione alla schiena per i partigiani e tutti coloro che si rifiutavano di consegnare le armi al governo fantoccio dei nazisti in Italia. Lo stesso Evola in questo periodo tentò abboccamenti con nazisti di alto rango e ufficiali SS i quali però lo ritenevano troppo border-line…

E il Sindaco Sboarina, di quale di questi personaggi è estimatore?

Michele Bertucco
Consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune

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