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Theatrum alla Giarina ci porta nel non luogo dell’inconscio

Una mostra con l’ambizione di realizzare un sortilegio capace di trasformare lo spettatore in attore, una figura capace di guardare e insieme di essere guardato. Un “personaggio in cerca d’autore” che crea performance attivando il rito teatrale.

Sabato 19 maggio alla galleria d’arte contemporanea La Giarina è stata presentata la mostra “Theatrum”, curata da Luigi Meneghelli. L’esposizione si inserisce nel contesto dei numerosi spettacoli teatrali che coinvolgono la città di Verona nel periodo primaverile ed estivo, senza però portare in galleria le componenti classiche del luogo teatrale come palcoscenici e quinte: trasforma le proprie stanze in un teatro fuori dal comune.

«Se il teatro ha una funzione è quella di rendere la realtà impossibile. Non mi interessa la riproduzione della realtà sulla scena. Mi interessa il contrario, difendere la scena dalla realtà, portare in scena un’altra dimensione, un altro spazio, un altro tempo». Così scriveva il drammaturgo tedesco Heiner Müller. Ma cosa succede se questa scena teatrale viene portata in una galleria d’arte e se sipari, tende veneziane, fondali dipinti prendono il posto di quadri, fotografie, sculture? Il risultato di tale esperimento sono le opere e le ricerche dei tre artisti in esposizione. Entrando si notano subito le grandi carte di Clara Brasca, ritratti ispirati dalla tradizione teatrale greca, sulla cui superficie coesistono materia e smaterializzazione. Il pensiero classico viene sviluppato e interpretato per inserirsi nella contemporaneità. La mostra prosegue con l’esposizione dell’artista romano Adriano Nardi che rappresenta la distruzione della città di Goutha in Syria. Viene privilegiata la figura femminile, icona di un universo di bellezza, conoscenza e comunicazione. Più complessa la ricerca di Ernesto Jannini che opera sul concetto di soglia per evidenziare quel non luogo del teatro, legato all’inconscio. Jannini dipinge un teatro delle marionette (Gran Torneo), avvolto da un sipario semovente e un viso su tavola con davanti una tenda veneziana (Pulcinella robotico).

Nessun testo, regia o scenografia potrà sostituire la presenza fisica dell’attore. Il corpo è l’essenza stessa del teatro, esso si muove, recita, è vivo, fino a quando la rappresentazione ha luogo. Se però mancasse la recitazione, tutto diventerebbe museo e cornice? La volontà e l’ambizione della mostra è quella di realizzare un sortilegio capace di trasformare lo spettatore in attore, una figura capace di guardare e insieme di essere guardato. Un “personaggio in cerca d’autore” che crea performance attivando il rito teatrale.

Written By

Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

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