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Romeo e Giulietta

Cultura

Antonio Avena, l’uomo che costruì il mito della città dell’amore

I suoi interventi nella “ricostruzione” della Verona medievale, segnarono profondamente lo scenario di una parte del centro storico cittadino.

Per Verona, la figura del professor Antonio Avena (1882-1967), fu molto importante. Per valutarne l’opera è necessario inquadrarla nel contesto storico-culturale dell’epoca, quando il concetto di restauro conservativo non era ancora stato accettato. Una serie di luoghi storici, meta di frotte di turisti, sono il frutto della fantasia del professor Avena che, avuta l’autorizzazione dalla Soprintendenza, decise di creare delle vere e proprie scenografie sulla leggenda shakespeariana di Giulietta e Romeo che, negli anni ’30, aveva conquistato il pubblico con i film prodotti a Hollywood.

Avena dispose in un locale sotterraneo del chiostro dell’ex convento di San Francesco al Corso, un sarcofago che avrebbe dovuto contenere le spoglie della povera Giulietta. Nel 1945 l’edificio che conteneva la tomba è stato quasi distrutto da un bombardamento. Nel dopoguerra, dopo lunghi e attenti lavori di ristrutturazione, la tomba di Giulietta fu recuperata assieme al chiostro e a tutto l’ex convento che, dal 1975 ospita il museo degli affreschi.

Antonio Avena

Sempre intorno agli Trenta il professor Avena, da una costruzione del ‘200 che probabilmente era adibita ad albergo con stalla, posta a metà della centrale via Cappello, creò la casa di Giulietta. Iniziò una totale ristrutturazione che, dal 1935, terminò nel 1942. Trasformò l’antico albergo in un palazzo con forme neogotiche e con facciate composte da mattoni a vista. Il famoso balcone, pare sia stato recuperato dalle pareti di un sarcofago.

In quegli anni, il professor Avena intervenne per ripulire i palazzi scaligeri, ora sede della Prefettura, dalle pesanti ristrutturazioni fatte sotto la dominazione asburgica. Con non poca immaginazione, ridisegnò la facciata del palazzo in base ai dettami dell’architettura medievale.

In questo palazzo fu accolto Dante e sembra (secondo il Vasari), lo stesso Giotto, che affrescò una stanza andata perduta. Tra il 1924 e il 1926, incaricò l’architetto Ferdinando Forlati di restaurare Castelvecchio, sino a quel momento utilizzato come caserma. Gli arredi interni vennero interpretati dallo stesso Avena in stile medievale, importando fontane, portali, finestre, stipiti ed altri oggetti da vecchi palazzi demoliti. Il castello venne destinato ad ospitare il museo civico cittadino.

Il professor Avena, dopo il museo civico, fece seguire l’apertura del Museo Archeologico al Teatro Romano e, nella sede del settecentesco palazzo Emilei, lasciato al Comune dal mecenate Achille Forti, la Galleria d’arte moderna e il Museo del Risorgimento. Sempre intorno agli anni ’30, assistito dall’archeologo Carlo Anti, rintracciò i resti dell’Arco dei Gavi che Napoleone aveva fatto togliere dalla Postumia e depositare negli arcovoli dell’Arena e lo ricostruì a fianco di Castelvecchio.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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