Connect with us

Hi, what are you looking for?

Opinioni

Al Festival della Bellezza grandi assenti le donne

Quindici giorni di programmazione dedicati alla canzone d’autore, una serie di conferenze per approfondire il tema della Bellezza, in quella che si propone come una manifestazione all’insegna della conoscenza e dell’eccellenza speculativa. Peccato che in questa sovrabbondanza d’intellettuali, artisti e musicisti non si contino quasi le figure femminili

Girl with a bee dress (foto Maggie Taylor)
Girl with a bee dress (foto Maggie Taylor)

27 maggio 2018: riparte alla grande il Festival della Bellezza organizzato daIdem-percorsi di relazione, nota associazione cittadina che proprio quest’anno festeggia il decennale. Ad aprire la quinta edizione del Festival il concerto, al Teatro Romano, di Philip Glass, uno dei massimi compositori di musica contemporanea. Inaugurerà ben quindici giorni d’intensa programmazione dedicata alla canzone d’autore, con un particolare omaggio alla creatività artistica degli anni ’60-’70. Nella serie degli appuntamenti, non mancherà un importante tributo ai grandi cantautori quali De André, Dalla, Jannacci.

Accanto alla musica, è prevista anche una serie di conferenze tenute da illustri interpreti che, ispirandosi al pensiero degli insigni “maestri dello spirito”, sviluppano discorsi, approfondimenti sul tema della Bellezza. Una bellezza declinata nella fantasmagoria delle sue forme letterarie, artistiche, poetiche. Dunque una manifestazione all’insegna della conoscenza, dell’eccellenza speculativa.

Peccato che in questo florilegio di contesto, tra questa sovrabbondanza d’intellettuali, artisti, musicisti non si contino quasi le figure femminili. Dei ventiquattro incontri, considerando l’intero calendario annuale di Idem, due soli sono condotti da donne. E il dato non è d’eccezione perché, sfogliando i programmi degli ultimi cinque anni, le protagoniste femminili superano poco più del 10% e sono riduttivamente confinate in una sola area estetica. E, come se ciò non bastasse, in questo spazio minimo si è inserita quest’anno una diva, Catherine Deneuve, che ha segnato sì la storia del cinema, ma ha fatto anche recentemente molto discutere per la sua posizione critica in tema di molestie sessuali nel mondo dello spettacolo.

Catherine Deneuve

È indubbio che tutto questo sconcerti e faccia riflettere. A maggior ragione, quando in questione è Idem, un’associazione ormai radicata, consolidata nel tessuto culturale della città, che ha scalato il successo e vanta un pubblico numerosissimo, che a livello nazionale rappresenta un unicum per la qualità delle manifestazioni. Un’associazione che il nostro Sindaco Federico Sboarina non esita a elogiare perché «ha elevato l’offerta culturale della città».

Alla luce di queste considerazioni, come giustificare, in quest’ambito palcoscenico, l’assenza d’intellettuali donne? Difficile trovare delle buone ragioni. Insensibilità, distrazione, incuria, orizzonti limitati? Possibile non ci siano o non si trovino, com’è stato riferito, studiose che sappiano esprimersi con competenza sulla Bellezza, parlare di Dante, Giotto o speculare sull’inesprimibile? E poi proprio qui, a Verona, dove in sede accademica è nata, fiorita e si è affermata a livello nazionale una comunità filosofica femminile? Ma anche stringendo il discorso al solo spazio musicale, che nel festival s’intende focalizzare, possibile non ci siano note cantautrici da invitare? Forse, vien da pensare, semplicemente a muovere il tutto è la pervasiva logica mercantile che privilegia sempre ciò che rende di più, soprattutto se non costa  fatica. Senza domandarsi oltre. E del resto non è questo o’ sistema che governa ogni operazione, non è tout court il gioco della domanda e dell’offerta di mercato?

Nello specifico della questione, un gruppo di donne coraggiose, abituate a interrogarsi, da qualche tempo riflette su quanto  accade nella nostra città. Consapevoli  che cultura è apertura, complementarietà di pensieri, ricchezza di contributi intellettuali, confronto delle diverse visioni di mondo legate  a formazioni, percorsi, modi di sentire diversi fra uomini e donne. Volendo capire, si  sono messe in moto. Hanno scritto, richiesto all’associazione un incontro. Nulla. Ma non si sono fermate. Hanno volantinato fuori dai teatri per sensibilizzare sulla vicenda il pubblico. Da ultimo, hanno coinvolto i molti sponsor che sostengono le iniziative attraverso la raccolta di ben 240 firme, pubblicate anche dal quotidiano L’Arena. Ancora nulla.

Gloria Campaner

Si sa, le battaglie per le conquiste importanti sono dure, la rivendicazione  di diritti vuole tempi lunghi, soprattutto quando dominante è nella società il qualunquismo e dilagante l’indifferenza, l’individualismo. Ma, chiediamoci: una città che ambisce a diventare Capitale della Cultura può rimanere incurante rispetto a queste contraddizioni? Un’amministrazione, un assessorato alla Cultura, attenti alla rappresentanza di tutte le voci cittadine, non  dovrebbero favorire, garantire  il dialogo, la relazione  tra le differenze di genere? Non sarebbe già questo un operare attivo contro quella marginalità, discriminazione foriere di diffuse forme di violenza sulle donne? Perché allora non trasformare i teatri storici della città, spazi pubblici sostenuti da risorse pubbliche, in agorà dove si orchestri la complessità, la coralità  delle voci?  E ancora, perché non uscire dalla frammentarietà dei circoli, delle associazioni, per aprirsi ad una trasversalità di pensiero, che lavori, realizzi una koinè di riflessione diretta ad una visione di mondo al plurale di più ampio respiro? In estrema sintesi, perché non superare quella unilateralità di prospettiva che sottrae al confronto? Non è forse Cultura proprio questo imparare, crescere  e praticare? Per uscire dal ruolo di spettatori/spettatrici di eventi e diventare insieme protagonisti/e della nostra  storia. Parliamone.

Corinna Albolino

Festival della Bellezza 2018
Domenica 27 maggio 21.30, TEATRO ROMANO, Philip Glass.
Lunudì 28 maggio, 21.30, TEATRO ROMANO, Gino Paoli.
Martedì 29 maggio, 21.30, TEATRO ROMANO, Ivano Fossati.
Mercoledì 30 maggio, 21.30, TEATRO ROMANO, Umberto Galimberti.
Giovedì 31 maggio, 21.30, GIARDINO GIUSTI, Massimo Recalcati.
Venerdì 1 giugno, 21.30, GIARDINO GIUSTI, Fabrizio Gifuni.
Sabato 2 giugno, 18.30, GIARDINO GIUSTI, Luigi Lo Cascio, Gloria Campaner.
Sabato 2 giugno, 21.00, TEATRO ROMANO, Ron e artisti amici di Dalla.
Domenica 3 giugno, 18.30, GIARDINO GIUSTI, Alessandro Piperno.
Domenica 3 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Vittorio Sgarbi.
Lunedì 4 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Federico Buffa.
Martedì 5 giugno, 18.30, GIARDINO GIUSTI, Achille Bonito Oliva.
Martedì 5 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Philippe Daverio.
Mer.6 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Catherine Deneuve.
Giovedì 7 giugno, 18.30, TEATRO FILARMONICO, Massimo Cacciari.
Giovedì 7 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Morgan.
Venerdì 8 giugno, 18.30, GIARDINO GIUSTI, Michele Serra, Paolo Jannacci.
Venerdì 8 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Goran Bregovic.
Sabato 9 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Elio e le Storie Tese.
Domenica 10 giugno, 21.30, TEATRO ROMANO, Stefano Bollani.

Written By

Originaria di Mantova, vive e lavora a Verona. Laureata in Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è poi specializzata in scrittura autobiografica con un corso triennale presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo). In continuità con questa formazione conduce da tempo laboratori di scrittura di sé, gruppi di lettura e conversazioni filosofiche nella città. Dal 2009 collabora con il giornale Verona In. corinna.paolo@tin.it

43 Comments

43 Comments

  1. Paola Mazzi

    20/06/2018 at 14:15

    Silvana Framba! Forse perché non hanno potere decisionale?

  2. silvana framba

    07/06/2018 at 15:50

    Rispondo a Daniela Rosi. Non è iscrivendosi all’associazione che puoi pesare sulle decisioni. La redazione del giornale VeronaIn scrive che la responsabile organizzativa è una donna e altre tre fanno parte del direttivo, perchè almeno queste non hanno pensato di inserire nomi di protagoniste femminili?

  3. Roberto Buttura

    04/06/2018 at 18:16

    L’equilibrato articolo di Corinna Albolino offre spunti di riflessione aldilà del Festival della Bellezza.
    Volentieri mi associo con una premessa.
    Pur avendone sentito parlare ed essermi interessato, non ho mai assistito ad appuntamenti organizzati da Idem. Li ritengo (forse o sicuramente a torto) una specie di sfilata da “fiera delle vanità” in cui con leggiadra superficialità si rassicura il pubblico, felice e compiaciuto per aver assistito ad una “performance” eccezionale e tutto sommato senza pensieri, in cui l’ospite paludato parla di sé e della sua bravura.
    Per questo hanno senso tutte le prese di posizione che riescono a modificare il senso e l’organizzazione di queste e altre manifestazioni.
    Cordialmente

  4. Giusi Prato

    04/06/2018 at 12:23

    In riferimento alle riflessioni della dott.ssa Corinna Alboino, mi sento in perfetta sintonia e condivido le numerose risposte in merito al dibattito nato in questi giorni.
    Mi auguro e auspico che Idem, con i suoi organi competenti, tenga presente per l’avvenire le diverse istanze emerse. Cordialmente

  5. Daniela rosi

    02/06/2018 at 22:35

    Mi chiedo se nel comitato organizzativo che promuove questo Festival ci siano delle donne e in che proporzione. Non mi aspetto una attenzione di genere da parte di tanti maschi veronesi. Ma se nel comitato organizzativo ci sono donne, sono loro che dovrebbero fare la differenza nelle proposte. Concordo poi con Corinna circa l’analisi delle leggi che regolano il mercato. C è tanta strada ancora da fare e credo non possano percorrerla gli uomini per le donne. Quindi suggerisco di inviare proposte al comitato organizzativo di Idem fin da ora e invito le giovani donne a iscriversi alla associazione per poter pesare nelle decisioni. Buona bellezza a tutte e a tutti.

    • Redazione

      03/06/2018 at 11:01

      Daniela buon giorno la risposta alla tua domanda è sì. Fa parte del comitato editoriale, composto da 3 persone, con la qualifica di responsabile organizzativo: Alessandra Zecchini.Fanno poi parte dello staff organizzativo, 3 persone, Giulia Bolomini e Eleonora Roncari. Del comitato della rivista, ancora 3 persone, fa parte Camilla Baresani. A questo link http://idem-on.net/idm/chi-siamo/ tutta l’equipe dell’associane.

  6. Renzo Bellotti

    02/06/2018 at 16:20

    Mi rivolgo alle istituzioni Pubbliche che danno patrocinio o contributo alle associazioni (in questo caso ad IDEM percorsi di relazione ) ricordando loro la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata nel 1948 , che sancisce “Uguali diritti degli uomini e delle donne “.
    Inoltre l’assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1979 ha adottato la convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne definendo discriminazione qualsiasi distinzione, esclusione o limitazione effettuata sulla base del sesso che porti ad una disuguaglianza di genere.
    Ritengo, pertanto, che Amministrazioni pubbliche, attente a sviluppare nel territorio una cultura di non discriminazione e di parità di genere, dovrebbero dotarsi di Regolamenti di concessione di patrocini, contributi, o di affido di strutture, che sollecitino percorsi virtuosi nelle proposte culturali delle associazioni richiedenti.

  7. Adriana

    01/06/2018 at 22:02

    Come mai le donne fanno così fatica ad essere protagoniste in generale della Storia? Perché pur essendo stato il loro ruolo fondamentale in passato nel corso dei vari eventi storici, le donne vengono raramente menzionate nei testi scolastici? Mi chiedo è perché siamo troppo timide, modeste, poco intraprendenti, poco inclini al successo e al protagonismo o perché ciò che facciamo viene considerato così scontato (vedi in famiglia) da non meritare menzioni e “ricompense”? Credo che l’assenza delle donne dal festival della bellezza di Verona c’entri un poco con la dimenticanza in generale del valore che il femminile rappresenta in ogni contesto accanto ma differentemente dal maschile.Grazie Corinna per gli stimoli alla discussione che ci dai.

  8. fiorenzo fasoli

    01/06/2018 at 22:01

    Non è la prima volta che in questa città, anche le proposte più paludate e quelle che di primo avviso appaiono di qualità, appena vengono analizzate un po’ più in profondità, evidenzino carenze fondamentali quando non addirittura strutturali.
    Bene ha fatto quindi Corinna Albolino a segnalare come anche la rassegna proposta da IDEM, sostenuta da numerosi e qualificati sponsor, con patrocini importanti compreso quello del Comune e con a disposizione gli spazi più prestigiosi della città, alla fine, proponga per il 90% figure maschili e marginalizzi, in maniera vistosa, la presenza di soggetti femminili quasi questi fossero considerati non all’altezza dei primi.
    I molti e pregevoli interventi a commento della denuncia, apparsi su questo giornale, testimoniano quanto con la stessa sia stato evidenziato un problema tanto macroscopico da apparire incredibile.
    Come si sa, i fatti valgono più di mille parole. Ed i fatti dimostrano che il festival, di certo, non “ha elevato l’offerta culturale della città” come sostenuto dal sindaco, ma sia invece zoppo e carente di una parte sostanziale. Anzi, oltre alle critiche di essere animato da una logica mercantile segna pure la colpevole esclusione dell’altra metà del cielo quella, tra l’altro, anche più consistente e numerosa.
    Forse i curatori della rassegna farebbero bene a superare il colpevole conformismo imperante per accedere a concetti e valutazioni meno medioevali e più moderni. Basta un minimo di attenzione per accorgersene. Escludere poi la soggettività femminile quando si intende affrontare il tema della bellezza, come se le donne non avessero nulla da dire in proposito, è perfino disarmante. Vuol dire che spesso questa città, nel campo culturale, evidenzia delle lacune non facilmente colmabili e deve fare ancora molta strada per raggiungere la minima sufficienza altro che ambire a diventare capitale della cultura! +Il lavoro da fare è proprio tanto ed è meglio metterci mano subito.

  9. Paola Mazzi

    01/06/2018 at 15:49

    Credo che dopo l’ articolo di Corina sia cosi chiaro a tutti che, anche quest’anno Idem non abbia (come gli anni passati) cercato figure femminili di livello come hanno fatto Milano, Bologna, Ferrara nelle loro rappresentazioni culturali. Mi viene da pensare che la nostra bellissima Verona purtroppo non sia altro che un piccolo paese, dove nulla cambia, vecchia cultura e vecchia organizzazione e vorrei rispondere a chi in un commento ha parlato di potere: noi non vogliamo il potere, ma solo il confronto, che arricchirebbe tutti, uomini e donne

  10. Nicola Cremonese

    01/06/2018 at 14:49

    La cultura e la bellezza non dovrebbero avere nè genere nè sesso. La cultura intesa come insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, la cultura intesa come personale rielaborazione e ripensamento di nozioni costituenti poi la personalità morale e spirituale di un individuo; tutto ciò e la bellezza e l’arte dovrebbero appartenere a tutti. Appare davvero singolare che si sia voluto escludere almeno in parte da Idem (nel Festival della bellezza) la presenza femminile; presenza che almeno tanto quanto quella maschile, sa esprimere e rappresentare il concetto di bellezza. Del resto non c’è dubbio alcuno sul fatto che l’arte esprima la migliore femminilità che si possa raccontare. Ed è altrettanto indubbio che la bellezza della cultura, possa essere raccontata egregiamente anche dalle donne, è che sia motivo di arricchimento culturale il confronto artistico tra uomo e donna.

  11. Giancarlo Fenzi

    01/06/2018 at 11:35

    è un genere di intellettualismo dal quale le donne di spessore dovrebbero o potrebbero anche disinteressarsi perchè temi e occasioni di interesse culturale non autoreferenziali non mancano per dimostrare la propria vera dotazione , senza scordare che la cultura è potere e il potere logora chi non ce l’ha come diceva un vecchio gobbetto spudorato politico
    I veri genuini intellettuali sono dei sentimentali – molti altri pur magari di valore cercano il compromesso con il potere per emergere magari in qualche giuria
    Questa puó essere una rappresentazione di questa triste realtà
    Quasi un merito per le donne starne a distanza, non per resa ma per proseguire nei loro nobili ideali

  12. Nunzia

    01/06/2018 at 00:59

    Dopo anni di lotte e fatiche…a volte sembra che le donne abbiano rinunciato a credere al loro potere…fatto di sacrifici e tenacia sia nel mondo del lavoro che nel privato…rinunciando a vedere i grandi risultati raggiunti..in attesa di una maggiore consapevolezza che il potere non è quello di uno stereotipo maschile ottenuto a volte con il sopruso…ma una nuova coscienza del proprio valore.. e si nascondono…così si rischia di nn passare il testimone alle future generazioni di donne e uomini

  13. Giorgia

    31/05/2018 at 19:53

    Credo che per modificare nel prossimo futuro una società come quella attuale, ancora discriminante nei confronti delle donne (come nel caso in questione), sia necessario superare i retaggi di un pensiero patriarcale che non riconosce la parità di genere.
    Per ottenere questo è opportuno credere nell’importanza, fin dalla prima infanzia, di un’educazione alla relazione priva di stereotipi, che valorizzi le pari opportunità nella differenza.

  14. Paola

    31/05/2018 at 16:45

    Tre pianisti : una è donna quindi ……non esiste……..allora lasciamo perdere…..c’è qualche problemino…!!! Siamo sul piano del patetico ! E c’è anche chi paga !

  15. Umberta

    31/05/2018 at 10:27

    Corinna, sono molto d’accordo con te. Aggiungo che la logica mercantile ha pervaso la società, occupando molti degli spazi che tradizionalmente erano dedicati alla cultura ed ai rapporti umani. Non mi sembra inoltre che le nuove generazioni possano in prospettiva modificare questa situazione. Tutte siamo testimoni dello spettacolo inverecondo che danno i ragazzi, e soprattutto le ragazze, che camminano per strada senza stabilire alcun contatto umano con il prossimo e si limitano a dialogare con presunti “amici” tramite l’ennesimo strumento tecnologico che la società dei consumi e la moda impongono.
    Io temo che con queste premesse il futuro non consentirà uno sviluppo culturale che valorizzi l’apporto femminile. Tuttavia ritengo opportuno proseguire nell’opera di sensibilizzazione, sperando comunque che dia qualche frutto.

  16. CIRCOLO DELLA ROSA

    31/05/2018 at 00:32

    Ci siamo interrogate, nel vero senso del voler capire, del perché dell’assenza delle donne dagli eventi culturali che offre l’organizzazione del festival della bellezza. Alcune donne che hanno esperienza di lavoro istituzionale, affermano che il pubblico è meno attirato e interessato al lavoro intellettuale femminile, quindi parliamo di redditività. Si dice che le pensatrici e intellettuali sono meno interessanti e redditizie, quindi dobbiamo farcene una ragione: le imprese culturali son innanzi tutto degli investimenti di denaro. Può darsi, ma è tutto riducibile a questa considerazione perché , accettata come unico principio direttivo, ci sembra riduttivo e poco etico. Alcune pensatrici e insegnanti che ruotano intorno all’area degli studi di genere, ad esempio Adriana Cavarero, Luisa Muraro, Chiara Zamboni e tante altre che sarebbe lungo nominare, hanno attirato l’interesse e l’impegno intellettuale di molte donne a qualche uomo nel corso degli anni. Cavarero è stata visiting professor di importanti università del mondo anglosassone, ha scritto libri importanti, Muraro ha pubblicato, e continua a farlo, libri e articoli che parlano del mondo, uomini e donne, del senso della loro presenza attiva nella vita e nella storia. Ci vuole un po’ di coraggio e senso di equità per restituire al mondo due soggetti, ma noi continueremo a proporre che questa politica di restituzione possa creare un mondo più giusto.
    Luisa Spencer a nome del Circolodella Rosa

  17. Maria

    30/05/2018 at 20:26

    Mi chiedo perché le donne vengano escluse come protagoniste da questa rassegna (non come clienti). Corinna pensa che sia la logica mercantile che privilegia sempre ciò che rende di più. Perché – mi chiedo – le donne non rendono? Secondo me anche il mercato culturale è gestito ancora da vecchi. Io spero che i nostri figli e le nostre figlie, quando gli lasceremo spazio, sapranno essere più liberi, senza pregiudizi e schemi mentali che ancora pervadono la nostra società.

  18. Annamaria Romito

    30/05/2018 at 15:06

    Concordo con le analisi e osservazioni precedenti sulla mancanza della presenza e del pensiero femminile in questa bella rassegna. Vorrei aggiungere che ho vissuto in modo a dir poco imbarazzato la prima serata del Festival dedicata a Glass in concert. Sono stati elencati tre artisti, e solo due presentati e intervistati a lungo: il compositore Glass e il pianista Davies. Nessuna parola è stata dedicata alla pianista Maki Namekawa molto apprezzata dalla critica internazionale. E’ da tener presente , inoltre, che nella seconda parte del concerto (a tre pianoforti) lei era il primo pianoforte. E’ tutto in linea con quanto è stato osservato nei commenti precedenti o ci sono altri motivi? Io non so spiegarmi un comportamento del genere.
    Annamaria

    • luciano butti

      31/05/2018 at 09:11

      Effettivamente sconcertante, anche perché l’esecuzione di Maki Namekawa è stata – non solo secondo me, ma anche secondo altri spettatori ben più esperti di me con i quali ho parlato – di gran lunga la più emozionante.

  19. ALESSIA CHESINI

    30/05/2018 at 11:23

    Quanto è vero Corinna e che peccato che nel 2018 ancora si debba rivendicare il giusto spazio per le protagoniste del panorama culturale italiano al femminile.
    Sarebbe di certo più gratificante focalizzarsi sui contenuti della manifestazione dando per scontato che questi siano portati avanti indiscriminatamente da menti di valore – uomini o donne che siano… Purtroppo non è così perchè il divario come giustamente hai sottolineato tu si sente… e pesa.

  20. Laura D. B.

    29/05/2018 at 19:08

    Bello, concordo in pieno! Che fatica! “Donne in un limite”… Sempre… Laura D. B.

  21. Paolo Ricci

    29/05/2018 at 17:40

    Questa cascata d’interessanti commenti, mi stimola ad un contributo rispetto ad un punto sollevato dall’articolo ma che non ha ancora trovato rispondenza.
    Mi riferisco al ruolo della nostra amministrazione comunale, a partire dall’assessore, o meglio dell’assessora alla cultura, nonché dai nostri parlamentari e consiglieri regionali eletti a Verona che tanto spesso intervengono sui problemi più salienti della città.
    Facciamo chiarezza: non si tratta di una questione di “quote rosa” o di “par condicio” per una competizione elettorale o similari. E’ in gioco molto di più. Innanzitutto la funzione dell’assessorato alla cultura, che dovrebbe essere la “maestra d’orchestra” delle diverse iniziative culturali che pullulano nella nostra città, ma che spesso non trovano adeguata visibilità e coordinamento tra loro, allo scopo di articolare un discorso più organico. Ad esempio, lupus in fabula, mettere in dialogo donne e uomini, come espressioni della cultura di genere, sulle grandi questioni che attraversano questo avvio di millennio. Il Festival della Bellezza, promosso anche con il Patrocinio del Comune di Verona che ha fornito spazi prestigiosi, sarebbe stato proprio un bel palcoscenico. Peccato, un’occasione persa, ma recuperabile in futuro. Peccato anche il silenzio delle altre menzionate “voci politiche” della città al reiterato appello di un nutrito gruppo di cittadine che si prendono cura di Cenerentola, ossia della cultura di Verona.

    • Stella Cernecca

      30/05/2018 at 09:49

      trovo sia chiaramente espresso il ruolo che ogni amministratore pubblico ha nella sua presunta imparzialità volta a favorire la crescita di uno scambio a più voci, perchè è questo che si chiede, dal momento che pure il diritto di famiglia è mutato e non esiste più il potere gerarchico di patria podestas del pater familias, entrambi i genitori hanno diritto/dovere di esercitarla nell’interesse di educare il figlio/figli. Per cui se già la legge, che interviene a posteriori dopo che i comportamenti sociali si sono evoluti, ha riconosciuto questa necessità e si è adeguata ai nuovi bisogni sociali, nel fanalino di coda sono rimaste alcune forme di cultura , specie quando esse sono legate al rendiconto economico, con grave sottrazione dell’ascolo femminile.

  22. Paola Magro

    29/05/2018 at 13:41

    Sono perfettamente d’accordo con Corinna nella consapevolezza che solo nella diversità c’è un sano confronto. Quando non conviene capirlo perché la diversità diventa un ostacolo alla propria super affermazione, allora la togliamo di mezzo !

  23. Guglielmo Pallavicini

    29/05/2018 at 13:23

    Cosa sarebbe Romeo senza Giulietta?

  24. Franca Guandalini

    29/05/2018 at 12:53

    Mi chiedo…forse non lo sanno ad IDEM che nel mondo culturale ci sono anche le donne che potrebbero diffondere il punto di vista intellettuale. Ci sono fior fiore di attrici, poetesse, cantanti, pittrici, giornaliste, musiciste, direttrici d’orchestra, presentatrici, critiche d’arte e di cinema, registe , atlete, imprenditrici etc etc..a tante di alto spessore. Io non sono dell’ idea di boicottare IDEM, anzi mi piacerebbe tanto sentire che anche noi ci siamo, che anche noi donne pensiamo ed abbiamo contribuito a portare avanti la cultura, in questo nostro paese. Non abbiate paura organizzatori, non vogliamo sfilarvi la sedia di sotto, ma vogliamo sederci insieme a voi.
    Franca Guandalini

  25. silvana framba

    29/05/2018 at 10:19

    Grazie alla filosofa Corinna Alboino per il suo articolo così equilibrato. Anch’io penso che la conoscenza femminile sia parte integrante della maschile e in questo momento di grida e parole scompste spero che la sua saggia tranquilla relazione illumini il comportamento “maschilista” degli ideatori di IDEM.

  26. Silva Verici

    29/05/2018 at 08:39

    Io sono una donna che si sente ricca perchè ho nove nipoti dei quali sei sono donne. Sento che le ragazze e le bambine con la loro sensibilità e delicatezza mi arricchiscono molto. Mi auguro che crescendo trovino nella nostra città e nella vita alimento per formarsi a qualcosa di più che non sia inseguire la bellezza intesa solo come espressione fisica, che trovino la possibilità di inserirsi nella società con le loro competenze e con la consapevolezza di contare in quanto donne, di sapere che senza il loro apporto di cultura e di sensibilità questo mondo sarebbe più grigio e più triste. Silva Verici

  27. Stella Cernecca

    29/05/2018 at 00:50

    In vari Festival organizzati nelle regioni confinanti è maggiormente rappresentata la parte propositiva femminile, sia a Modena con il Festival della Filosofia, che a Mantova con il Festival della Letteratura, citando i più vicini a Verona, ora parlare di Bellezza è parlare di una realtà tangibile come può essere un paesaggio o speculativa come può essere un pensiero astratto, una visione trasversale alle varie discipline.

    L’oggetto uomo ha nel corso della storia definito per bellezza l’oggetto donna, plasmandone il concetto in una visione immaginifica che solo nel periodo fascista la considerava quale angelo del focolare. Oggi i focolari sono disabitati e l’impellenza del lavoro relega uomini e donne a una visione diversa di relazione, tant’è che l’angelo del focolare si è tramutato in angelo virtuale e la televisione ha sostituito l’immaginario maschile, per cui il rilassamento dopo una giornata di lavoro non è riabbracciare la famiglia, moglie e figli, dato che pure le donne abbandonano la casa e affrontano l’impegno giornaliero del lavoro, il rientro a casa è preceduto dall’acquisto in un supermercato di una cena da imbastire in quattro e quattr’otto.

    Il piacere serale è quindi stato sostituito dal divano e dalla televisione, che rilassano corpo e mente, lasciando che essi vengano plasmati da valori di dominio maschile, vedesi la quantità di pubblicità riservata alla promozione di vendita di nuove automobili, status symbol che si aggiornano con le epoche: da una prima topolino si è arrivati alle macchine da corsa e alle macchine grosse, imponenti, con grosse cilindrate e grosse ruote, sono già superate le range-rover da campagna, no ora è meglio una macchina dai vetri schermati neri, molto voluminosa in altezza e lunghezza con gomme degne di un pullman da 50 persone, siamo già arrivati alle automobile con guida robotizzata.
    Le mode sono mode. Le mode alimentano il gusto del piacere e alle donne viene assegnato il ruolo di soubrette reclamizzanti, perchè così piace al maschio, in un connubio di maschio-macchina-femmina indissolubilmente legati insieme.

    Questa è una visione di realtà molto spicciola, nei fatti molte donne hanno raggiunto ragguardevoli posizioni di prestigio in ambiti aziendali importanti, considerando che oggi la natalità è così bassa che più di 1 o 2 figli nessuna donna è disposta a procreare, per cui volendo o no, anche i padri si trovano a dover promuovere l’unica erede femmina, senza più soffrire della mancanza del figlio maschio che porti avanti il cognome, anche questo limite è stato superato dalla legislazione, per cui i figli possono avere cognomi di entrambi i genitori. Nella politica già molte donne hanno rilievo, pure nel giornalismo, nel mondo universitario, nel mondo filosofico.

    Una certa parità è più facile quando non si affrontano aspetti commerciali di guadagno.
    Quando un festival è gratuito si vede che il pubblico accorre numeroso, è numeroso in quanto la domanda di senso si è elevata con la crescita della scolarizzazione, la televisione generalista non risponde ad una fascia di ceto sociale più acculturato, la quale preferisce festival e spettacoli teatrali dal vivo.

    Oggi il concetto di successo è misurato nella capacità che un personaggio ha di attrarre pubblico pagante, al massimo prezzo quantificabile e variabile da personaggio a personaggio, con spettacoli da 50 euro o da 10 euro. Questa è la logica del mercato, non certo la logica del fare cultura ai cittadini, nel proporre personaggi di spicco, non mancano certo le donne da contattare, una Dacia Maraini, una Eva Cantarella, una Vandana Shiva, una Serena Dandini, tanto per fare dei nomi, si muovono liberamente sul territorio italiano, si vede che il mercato della città di Verona rimane schierato in una sorta di porta semichiusa a contattare nomi di spicco femminili, e si che oggi il bisogno di relazione sta aumentando enormemente, visti i legami liquidi degli individui di questa nostra civiltà corrente e immancabilmente relazione vuol dire pure donna.

    Forse i nostri cugini francesi sono più bravi di noi se da 200 anni, dalla Rivoluzione Francese, hanno la scuola superiore che prevede 10 ore settimanali di insegnamento di filosofia e si presume che ciò educhi al confronto e al dialogo. C’è un gap da colmare e penso che verrà colmato naturalmente proprio in virtù del calo delle nascite, quando nascere donna sarà il riconoscimento di una genialità altra che troverà ascolto e visibilità.
    I personaggi noti nel giro di 10-20 anni si bruciano esaurendo il proprio pubblico, per cui un nuovo ricambio sarà possibile e pure auspicabile.
    La volontà del pubblico può accelerare i cambiamenti.

  28. Paola

    28/05/2018 at 17:02

    La rassegna gode del Patrocinio del Comune di Verona , quindi , quale cittadina, mi sentirei direttamente coinvolta , anche se il Comune desse lo stesso patrocinio ad associazioni o rassegne solo femminili. Credo che schieramenti esclusivamente maschili o femminili contribuiscano a dividerci creando pregiudizi e stereotipi. Si rinuncia a creare confronto e conoscenza su pensieri ed esperienze differenti che sono alla base della democrazia. Confrontarsi e condividere quotidianamente la vita è , per me ,alla base della famiglia e della vita della città. Il nostro desiderio alla bellezza non può che trovare terreno fertile nella collettività . Per quanto poi riguarda direttamente noi donne , avverto che la democrazia è sempre fragile. Basta poco per perdere i diritti acquisiti con tanta fatica: restiamo vigili !

  29. Elena

    28/05/2018 at 16:33

    La donna è forza,innovazione,rinascita.
    Per questa ragione dovrebbe avere più spazio.
    Elena S

  30. Miria Pericolosi

    28/05/2018 at 12:45

    Alle serate del Festival della Bellezza il pubblico femminile è stato e sarà anche in questa edizione numeroso.
    Questo fatto dimostra l’inconsapevolezza delle donne, o meglio l’indifferenza delle stesse, in merito alla discriminazione eclatante perpetrata dagli ideatori (anche ideatrici?) di Idem nei confronti di filosofe, scrittrici, storiche, cantautrici, cantanti, poete , ruoli culturali presenti pure nel femminile, ma che sono quasi assenti nella programmazione in questione.
    Evidentemente non solo gli uomini, ma anche gran parte delle donne veronesi sono culturalmente impreparate a ragionamenti che riguardano il genere, permettendo così il perpetrarsi di una proposta che rafforza (anche con l’uso di un linguaggio sessista) la presenza culturale maschile.
    Che fare, se nonostante la presenza attiva negli anni di associazioni femministe e del movimento delle donne e i seminari sul “pensare della differenza sessuale” tenuti dalla Comunità filosofica femminile Diotima, nella sede dell’Università, siamo a questa non coscienza e mancata
    rivendicazione dei diritti di parità da parte delle donne e delle cittadine in particolare?
    Parliamone.

  31. Paola. S. Cacciatori

    28/05/2018 at 11:41

    Sempre nel tempo ,cultura scienza arte e ogni frutto della mente e’ stato, in genere accettato e considerato perche,nato dalla “prima. Meta’ del. Cielo. Ma il cielo e’ intero unendo le due meta. Insomma si è vissuto accettando come valide e uniche le risposte di una parte dell’umanità e “volutamente” si è ignorata l’altra “essenza della vita” quella femminile. C’è un errore più gravw?

  32. Marisa Bonciarelli

    28/05/2018 at 11:30

    Mi sento di condividere pienamente quanto affermato dalla filosofa Corinna Albolino; inoltre un “festival della bellezza” che non includa nella rassegna una paritaria presenza delle donne, rimane impoverito ed incompleto in materia di confronto di pensiero, conoscenze, competenze, esperienze etc del mondo femminile. Quanto più interessante sarebbe la rassegna e più ricca la proposta culturale veronese! !! È auspicabile che tutte queste considerazioni invitino a riflettere su questo aspetto

  33. Giancarlo

    28/05/2018 at 11:08

    Per me la bellezza solo femminile.

  34. fabrizia fabbro

    28/05/2018 at 08:31

    Contraddizioni e convenienza.
    Ad un attento lettore della vita veronese non può sfuggire la contraddizione dei veronesi pronti ad accogliere le diversità, anche degli stranieri, quando si tratta di fare affari e a rifiutarle quando le stesse si limitano a porre degli interrogativi alla nostra comoda visione della società.
    La Camera di Commercio di Verona ha appena pubblicato i dati relativi all’export veronese: l’export è cresciuto del 6% nel 2017.
    Gli esperti dicono che l’export dipende molto dalla capacità da parte di chi offre il prodotto di capire, ascoltare, entrare in relazione il cliente. Vendere in Giappone non è come vendere in Marocco o in Arabia Saudita.
    Siamo brave e siamo bravi. Competenza, professionalità, ingegno ci vengono riconosciuti in tutto il mondo: i prodotti italiani piacciono.
    Com’è allora che siamo capaci di ascoltare i compratori stranieri e non siamo capaci di dare valore e far emergere le varie diversità anche nella nostra cultura, a partire dalla tanto discussa parità di genere?
    Mi riferisco al fatto che anche quest’anno Idem ha organizzato una serie di incontri culturali sull’arte, la bellezza e quant’altro e sono presenti pochissime donne.
    Ancora una volta la cultura veronese rimane ferma a vecchi stereotipi, si àncora a incontri sicuri che riempiono il teatro, propone personaggi (sicuramente bravi) che presentano un solo punto di vista: quello degli uomini. Ma è questa la cultura? Non dovrebbe essere invece un insieme di conoscenze, esperienze, storie che ci aiutano a capire il mondo, a costruire un humus che ci permetta di far crescere idee nuove per affrontare le sfide che ci stanno venendo incontro.
    Ma per far questo occorre esplorare più sensibilità, più punti di vista, più culture, invece si preferisce arroccarsi nelle proprie certezze senza confrontarsi con le diversità (anzi addirittura negandole come ci racconta la cronaca di questi giorni a Verona).
    E pensare che Verona con la sua storia, la sua posizione geopolitica, la ricchezza di percorsi culturali più o meno sotterranei che l’hanno percorsa e tuttora la percorrono potrebbe davvero diventare la capitale della cultura, potrebbe esportare anche capitale umano e valori culturali che nascono dalla nostra storia.
    Ma potrà farlo solo se accetterà la sfida culturale della modernità.
    Altrimenti succederà come per l’aeroporto di Verona: grandissimo potenziale e invece solo voli a corto raggio. E’ un vero peccato.

  35. Gianfranco Carpanini

    27/05/2018 at 14:57

    L assenza femminile da un evento come questo è una grave carenza, anche se codesta scelta è figlia come al solito di discutibili logiche commerciali. Ancora una volta, non si privilegia dove sta la cultura, senza discriminazioni di nessun tipo ma si preferisce la filosofia del portafoglio. È giusto criticare queste cose e queste scelte, perché tutti gli spettatori abbiano consapevolezza di quali criteri siano veramente alla base di certe decisioni. Considero una grave occasione mancata questa quasi totale esclusione del mondo femminile dalla suddetta manifestazione. L’arte ha uno spirito femminile così come maschile e non fa nessuna esclusione.

  36. Isabella Argentieri

    26/05/2018 at 21:34

    I contenuti dell’articolo mi trovano pienamente concorde. La cultura della differenza non fa parte della “cultura” di questa città, ancora troppo chiusa, restia ai cambiamenti, retrograda. Ma le donne sono testarde e, tutte insieme riusciremo a cambiarle. Rimaniamo sentinelle attente e denunciamo sempre!

  37. Rosella Panozzo

    26/05/2018 at 19:15

    l Le donne disturbano.
    E’ meglio farle tacere, ignorarle, almeno fino a che è possibile.
    In Italia il sessismo patriarcale è ancora molto forte e nel particolare momento che stiamo attraversando – politico ma prima ancora sociale e culturale – che la voce e la parola delle donne
    non sia richiesta o ascoltata, non mi sorprende affatto.
    In fondo, a Roma, dove pur c’è una Sindaca, vogliono chiudere uno spazio culturale e simbolico come la Casa delle Donne.
    Perché stupirci allora se a Verona, che su certi temi non è stata mai all’avanguardia, l’altra metà
    del cielo viene ignorata o sottovalutata?
    E’ stato detto che il livello di civiltà di un Paese si vede dalla qualità di vita delle donne che lo
    abitano. I segnali dal nostro Paese sono tanti e certo non positivi. Purtroppo.

    Rosella Panozzo

  38. Manuela pollicino

    26/05/2018 at 10:11

    Il miglior esempio per le donne siamo noi donne…a tutti i livelli, in ogni settore, dovremmo sentirci solidali, complici, non “contro”, ma ” per”, essere un esempio di comunione in cui vige l’accoglienza, dove la diversità’ diventi stimolo per “essere”, dove non si lotti per il predominio sul maschio, ma dove si fiorisca nel germoglio della propria unicità’. Talvolta, le peggiori nemiche di noi donne siamo noi donne. Viviamo la cultura, viviamo la Bellezza, viviamo la poesia con leggiadria, forza e coerenza. Il femminile e’ un valore, il femminile e’ cura, e’ lotta, e’ resilienza. Il femminile esalta e da’ valore a ciò’ che non e’. Grazie saluti

  39. Laura Volpe

    26/05/2018 at 10:05

    Sono sostanzialmente convinta che tu abbia ragione, penso però che le donne veronesi siano più attente all’approfondimento e allo studio che a mettersi in mostra. Laura V.

  40. Adamo Fumano

    25/05/2018 at 19:03

    “A muovere il tutto è la pervasiva logica mercantile che privilegia sempre ciò che rende di più, soprattutto se non costa fatica. Senza domandarsi oltre”. Mi pare una perfetta sintesi del taglio “televisivo” e “commerciale” di questa rassegna. Bisogna semplicemente essere consapevoli (ma mi pare che pochi lo siano) che la cultura è altrove, laddove non si ascolta ex cathedra, ma si produce autentico studio, dibattito e confronto. L’assenza di donne è solo un logico corollario.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altri articoli

Interviste

Olivia Guaraldo, filosofa dell'Università di Verona: «Spesso le donne si rispecchiano nella mancanza di valore simbolico del loro sapere. Ciò fa sì che non...

Opinioni

In una kermesse che conta 31 appuntamenti, che dal Veneto alla Sicilia toccano luoghi prestigiosi del patrimonio Unesco, 24 sono condotti da uomini (peraltro...

Interviste

«Sono felice del mio lavoro, abbiamo messo delle belle fondamenta per il futuro di Verona. Ho sempre creduto nel dialogo e nella relazione, caratteristiche...

Foto

Insieme sulla linea di partenza i due giovanissimi si sfidano. Vincerà lei ma in realtà il viso del ragazzo ci dice che hanno vinto...

Advertisement