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Dossier

I lavoratori di Fondazione Arena: «Non ci siamo proprio»

DOSSIER – Perplessità delle rappresentanze sindacali su come procedono i lavori nella stanza dei bottoni per far fronte alla crisi. I pareri di Ivano Zampolli  (UIL-Com), Paolo Seghi (Slc-CGIL), Dario Carbone (Fials-Cisal), Helenio Bendazzoli (RSU), Gabriele Lombardi (RSU)

Conferenza stampa di presentazione del 96° Opera Arena Festival (foto Verona In)
Conferenza stampa di presentazione del 96° Opera Arena Festival (foto Verona In)

DOSSIER – Sono passati pochi mesi dalla nomina di Cecilia Gasdia a Sovrintendente e Direttore artistico di Fondazione Arena (19 gennaio 2018). La programmazione della stagione operistica estiva veronese, pianificata dalla nuova dirigente dopo la staffetta con l’ex Sovrintendente Giuliano Polo, è stata accolta dai media con un generale apprezzamento.

Sul lato gestionale invece, cioè sulle iniziative messe in campo per far fronte alla crisi, ancora poco trapela e comunque è prematuro fare bilanci. Per le maestranze il tempo sembra però scorrere più velocemente di quanto avviene nella stanza dei bottoni.

I lavoratori di Fondazione Arena, dopo il taglio del Corpo di ballo e la riduzione a 10 mensilità di lavoro, stanno infatti pagando sulla propria pelle la “cura” prescritta dall’ex Commissario Carlo Fuortes per accedere al finanziamento previsto dalla Legge Bray. La cronologia degli eventi fa da necessario sfondo alle riflessioni dei sindacalisti che interpellati da Verona In propongono una loro analisi dei fatti.

m'illumino di meno

Cronologia essenziale
Settembre 2014. Michele Bertucco (PD), Orietta Salemi (PD) e Luigi Ugoli (PD) giungono in possesso della revisione contabile del Bilancio di Esercizio 2013, da dove risulta che Fondazione Arena ha fatturato alla controllata Arena Extra una vendita di beni (costumi, bozzetti, documentazioni storiche) per 12,334 milioni di euro, vantando così un credito inesigibile al solo scopo di ridurre sulla carta il disavanzo, che quell’anno è di circa 18 milioni di euro. Per il Partito Democratico si tratta di un artifizio contabile.

Luglio 2015. A fine luglio 2015 il debito verso le banche ammonta a 16.324.304 euro mentre i debiti verso i fornitori aumentano da 9.757.775 euro a 11.459.194 euro. Dalla relazione dei revisori dei conti attinente al bilancio 2014 di Fondazione Arena (presentata in Senato nella seduta del 22 dicembre 2015), si evidenzia anche che per varie cause il rapporto di indebitamento dal 2013 al 2014 passa dal 34% al 45%. Dal 2011 al 2014 l’esposizione bancaria passa da 3,004 a 16,212 milioni euro.

Novembre 2015. Per 4 mesi i lavoratori di Fondazione Arena occupano Sala Fagiuoli nella sede di Fondazione Arena (via Roma, 7/D) per protestare contro la decisione di tagliare gli stipendi e per evitare la privatizzazione.

Fondazione Arena
Marzo 2016. L’imprenditore Giuseppe Manni e gli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani presentano la proposta di Arena Lirica SPA: attraverso la creazione di una società commerciale che gestisca il marchio, il festival, la pubblicità e le attività connesse, i tre ritengono di poter migliorare la gestione dell’ente.

Aprile 2016. Flavio Tosi, allora sindaco di Verona, propone la liquidazione di Fondazione Arena dopo che i lavoratori avevano bocciato con un referendum l’ipotesi di accordo di risanamento tra sindacati e i vertici dell’ente, stilata per accedere alla Legge Bray. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini invia a Verona il Commissario straordinario Carlo Fuortes. Obiettivo: salvare la stagione lirica alle porte ed evitare la privatizzazione. Sono momenti convulsi e i tempi strettissimi impongono un’azione rapida e decisa per creare le condizioni per accedere al mutuo di 10 milioni di euro previsto dalla legge Bray.

Giuseppe Manni

Giuseppe Manni

Giugno 2016. Il 15 giugno viene firmato l’accordo che stabilisce un taglio di 3 milioni e 800 mila euro, ma a costo della chiusura del Corpo di ballo e della sospensione dell’attività lavorativa nei mesi di ottobre e novembre, con conseguente riduzione degli stipendi a 10 mensilità. La stagione areniana parte ma l’inverno si prospetta gelido.

Ottobre 2016. Per la prima volta nella storia dell’Arena, l’1 ottobre 255 dipendenti devono ricorrere ad un ammortizzatore sociale, il FIS (Fondo Integrazione Salariale) per i mesi di sospensione dell’attività lavorativa.

Novembre 2016. Viene nominato Sovrintendente Giuliano Polo che mette in atto la “cura” Fuortes per il triennio 2016-2018.

Giugno 2017. Federico Sboarina, Sindaco di Verona fresco di nomina, è il nuovo Presidente di Fondazione Arena.

Agosto 2017. Il 27 agosto termina il 95° Arena Opera Festival. Il Sovrintendente Polo presenta alla stampa dati confortanti. L’incasso medio per le 48 serate di spettacoli è stato di 471.461 euro, per un totale di 22.630.135 euro, con un aumento degli incassi del 3,05% rispetto al 2016. La media del pubblico in ciascuna serata è stata di 7.934 spettatori, per un totale di 380.823 presenze, pari a un incremento del 2,79% rispetto al 2016.

Settembre 2017. I ministri Dario Franceschini (Beni e attività culturali, Turismo) e Pier Carlo Padoan (Economia e Finanze) firmano il decreto con cui approvano il Piano di risanamento della Fondazione Arena di Verona e l’acccesso ai benefici della Legge Bray.

Dicembre 2017. Viene nominato il nuovo Consiglio di Indirizzo, formato da Federico SboarinaGiuseppe Riello, Flavio Piva, Gabriele Maestrelli, Michele Bauli che si dimetterà nel febbraio 2018 cedendo il posto a Maria Allegrini (curricula) I nodi da sciogliere restano molti e non mancano perplessità da parte dei sindacati che chiedono maggiore partecipazione alle decisioni e trasparenza nella gestione della Fondazione.

Giuliano Polo

Giuliano Polo

Gennaio 2018. In una trattativa per la nomina del nuovo Sovrintendente, che vede impegnati il Sindaco Federico Sboarina, sostenitore di Gianfranco De Cesaris, e il ministro Franceschini, sostenitore di Giuliano Polo, alla fine l’accordo si trova sul nome di Cecilia Gasdia che dal 19 gennaio è la prima Sovrintendente donna della storia dell’Arena.

Marzo 2018. Vengono presentati ufficialmente il nuovo Consiglio di Indirizzo e i nuovi dirigenti di Fondazione Arena (compensi), che sono: Gianfranco De Cesaris (Direttore operativo), Francesca Tartarotti (Relazioni sindacali), Gianmarco Mazzi (Extralirica), Renzo Giacchieri (Consulente).

Aprile 2018. Gasdia presenta un ricco cartellone estivo. Lo scopo è quello di mantenere “l’equilibrio strutturale” in modo da evitare, per effetto della legge 112/2013 (Art. 11), il declassamento dell’Arena a Teatro di Tradizione, con la conseguente perdita di contributi, tra i quali quelli del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo).

Maggio 2018. Manca poco più di un mese all’apertura della stagione operistica estiva, ma gli animi restano infuocati. Lunedì 7 maggio i lavoratori aggiunti decidono di fare un’ora di sciopero per chiedere maggiori garanzie e forme contrattuali più eque, dimostrando come la situazione sia ancora piuttosto lontana dalla normalità.

Il parere dei sindacati
Ivano Zampolli (UIL-Com). «L’opera a Verona ha una lunga tradizione ma sono bastati pochi anni per far crollare tutto. Un’amministrazione superficiale, incapace di investire sulla cultura di qualità ha portato nel 2016, anche per colpa di dubbie operazioni finanziarie, ad una crisi profonda. Il Sindaco Federico Sboarina sta cercando di coinvolgere nuovi investitori, come Cattolica Assicurazioni, ma l’impressione è che non riesca a mettere insieme quelle energie necessarie al rilancio dell’Arena. C’è poi un problema di sensibilità che riguarda la città di Verona che rimane purtroppo lontana dai problemi della Fondazione».

Cecilia Gasdia

Cecilia Gasdia

Paolo Seghi (Slc-CGIL). «L’accordo del 2016 fu lacrime e sangue. Si è chiesto tanto ai lavoratori che hanno pagato più di tutti la crisi. Ora le sigle sindacali lavorano compatte perché lo scopo è garantire a stabili e aggiunti di continuare a lavorare. Sembra che esista solo l’Arena e ci si dimentica del Filarmonico: ancora non abbiamo visto la volontà di investire, di creare un cartellone di appuntamenti che possa intercettare i gusti del pubblico e rilanciare il teatro che a Verona ospita la stagione invernale. Per quanto riguarda la Sovrintendente Cecilia Gasdia nessuno discute sulle sue capacità come direttore artistico ma in molti si chiedono se abbia le competenze manageriali per gestire Fondazione Arena in un periodo così complesso della sua storia. Alcuni potrebbero pensare che, in quanto capolista di Fratelli d’Italia nella corsa alle amministrative, ricopra questo incarico per distribuire poltrone. C’è poi Gianfranco De Cesaris, di cui a suo tempo il Sindaco aveva sostenuto la candidatura come Sovrintendente, che è uscito dalla porta e rientrato dalla finestra come Direttore operativo, con un portafogli non indifferente».

Fondazione Arena
Dario Carbone (Fials-Cisal). «Oltre alle operazioni di finanza creativa, che l’hanno vista protagonista di alcune manovre economiche per ritardare il fallimento della Fondazione, Arena Extra ora deve versare 800 mila euro per l’IVA non pagata negli anni e questo causa un danno non solo economico, ma anche di immagine. In questi mesi la controllata di Fondazione Arena ha cambiato nome mentre la sostanza rimane la stessa: adesso si chiama Arena di Verona Srl., ma il referente è sempre Gianmarco Mazzi. Inoltre, anche se l’ex Sovrintendente Polo è riuscito a recuperare 2 milioni di debito e ad ottenere l’accesso al mutuo della Legge Bray, l’umore dei lavoratori è nero: si sono fatte tante promesse ma poche sono state mantenute e sembra che gli stipendi del personale siano l’unica voce da tagliare per risparmiare».

Helenio Bendazzoli (RSU). «Polo aveva cercato di ridurre le figure manageriali che adesso sono state ripristinate. Questo crea forte amarezza, soprattutto quando i lavoratori vivono in una situazione di precarietà e gli aggiunti vedono sempre più ridotti i loro giorni lavorativi. Lunedì della settimana scorsa noi tecnici aggiunti abbiamo deciso di fare un’ora di sciopero per chiedere garanzie e migliori forme contrattuali».

Gabriele Lombardi (RSU). «La stagione areniana non deve subire intoppi: si devono stabilire degli spazi per la lirica, che devono essere privilegiati rispetto agli altri eventi, ad esempio rock e pop, che usano l’anfiteatro come un semplice contenitore per spettacoli avulsi. Per quanto riguarda invece la stagione operistica estiva ormai alle porte si stanno chiedendo grandi sacrifici ai lavoratori, sia stabili che aggiunti. Non lavoriamo più tranquilli, troppe sono le ansie e le incertezze verso il futuro, ma siamo professionisti e faremo del nostro meglio per offrire al pubblico una stagione all’altezza delle aspettative».

Lucrezia Melissari

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