Connect with us

Hi, what are you looking for?

Dossier

Verona ricorda Nicola Tommasoli: che memoria abbiamo creato?

DOSSIER – Dai primi titoli del giornale L’Arena che evidenziano un riferimento ideologico di estrema destra nell’omicidio di Porta Leoni, al cambio di linea con l’attribuzione di responsabilità a ragazzi vuoti e privi di valori

Nicola Tpmmasoli
Nicola Tpmmasoli

DOSSIER – La notte tra il 30 aprile e il 1 maggio Nicola Tommasoli fu aggredito a Porta Leoni da cinque giovani veronesi per aver negato una sigaretta. «Verona, in coma per un no. La discussione con un gruppo di ragazzi, poi il pestaggio. Futili i motivi»: questo titola L’Arena sulla prima pagina del 3 maggio 2008.

Siamo tornati a sfogliare l’Arena per ricostruire come il quotidiano veronese ha trattato l’episodio nei primi 30 giorni. La prima notizia viene data il 3 maggio, a causa della mancata uscita dei quotidiani il giorno dopo la Festa dei lavoratori. Si parla di violenza ingiustificata, «Un’aggressione che non trova una ragione se non in animi alterati e in una rabbia sfociata in violenza senza senso».

Il 4 maggio la notizia occupa ancora la prima pagina, e nella cronaca locale si parla di caccia al branco. È anche il giorno in cui viene rilasciata la prima dichiarazione del sindaco Flavio Tosi, che parla di «un fatto isolato» e da punire con la massima pena, linea che manterrà anche nelle dichiarazioni successive.

Il giornale L'Arena e il caso Tommasoli

Il 5 maggio il quotidiano, dando la notizia del primo arresto, quello di Raffaele Delle Donne (gli altri rinviati a giudizio con diversi capi di imputazione saranno Guglielmo Corsi, Nicola Veneri, Andrea Vesenini e Federico Perini) parla di «un liceale naziskin di 19 anni» e lo stesso termine userà il 6 maggio uscendo con una prima pagina che titola «Nicola è morto. Città in lutto. In carcere altri due naziskin». Già qui nascono le prime discussioni: Tosi continua a sostenere che la politica non c’entra, mentre il procuratore Guido Papalia parla di una nuova area di estrema destra, «soggetti non omogenei, ma uniti dall’odio per il diverso» e che «non sono militanti effettivi di gruppi neonazisti organizzati, anche se praticano le stesse ideologie e hanno gli stessi simboli» (si legga a proposito l’intervista rilasciata da Papalia nell’aprile 2009 sul numero speciale di Verona In “Violenza a Verona”, dal titolo L’inspirazione nazifascista c’è ma ha nuovi connotati ndr).

Il 7 maggio L’Arena interroga anche Giordano Caracino, presidente dell’associazione Veneto Fronte Skinheads, che prende le distanze da quanto è avvenuto. Come si verrà a sapere, gli appartenenti al branco che ha aggredito Nicola erano chi più e chi meno vicini agli ambienti dell’estrema destra e alla tifoseria dell’Hellas, ma nei giorni successivi continuano a scontrarsi i pareri di chi ritiene che i cinque siano dei cani sciolti, che la politica non sia la matrice del pestaggio e di chi invece ritrova in essa il motivo scatenante della violenza. La cronaca nazionale sembra andare più omogeneamente verso un’opinione, difatti leggiamo: «tranne il Tg2 tutti parlano di neonazisti».

Lo stesso 7 maggio, L’Arena si occupa anche della tifoseria del Verona, affermando che «tra gli ultras c’è un’anima bellicosa. Lo testimoniano anni di cronaca tra cariche, risse, indagini e qualche arresto», ricordando le denunce della Procura nei confronti delle «brigate gialloblù, ritenute una vera e propria gang per commettere risse, lesioni, danneggiamenti durante le partite in casa e in trasferta», ma che comunque non sono servite, e chiedendosi: «stavolta la società civile (cronisti compresi) sarà meno accondiscendente?».

Il giornale L'Arena e il caso Tommasoli

È un articolo importante come chiave di lettura dell’atteggiamento che assume il quotidiano all’interno della vicenda Tommasoli, se lo associamo ad un altro che viene pubblicato il 19 maggio, dodici giorni dopo. Leggiamo di come la curva sud sia diventata più tranquilla, che «di slogan fascisti non se ne vedono. E nemmeno si vedono tatuaggi, marchi, insegne o bandiere naziste. Tuttalpiù qualche adesivo col povero Snoopy armato di casco e manganello e riciclato a “Boia chi molla” sui motorini parcheggiati».

Difficile non vedere come sia cambiata la linea editoriale. Lentamente vediamo che il termine «banda nazi» viene abbandonato, mentre si parla sempre più di ragazzi vuoti, privi di valori. Tosi intanto continua a scagliarsi contro chi, a detta sua, strumentalizza la vicenda in chiave politica, denunciando il massacro mediatico ingiustamente in atto nei confronti della città e sottolineando che «solo uno dei cinque appartenenti al branco di assassini è di Verona, mentre gli altri vengono dalla provincia».

Dall’altra parte, viene riportata ancora la posizione di Papalia, il quale sostiene che «la matrice del delitto è nazi fascista. Ma hanno preso da questa ideologia solo la caratteristica razzista, nel senso che si è voluto colpire il diverso, ma non solo il diverso per razza».

Il 9 maggio per la prima volta viene pubblicata un’altra testimonianza, quella di Marco, un giovane punk — come verrà chiamato praticamente tutte le volte di cui se ne parlerà sul giornale — che era riuscito a sfuggire a un’aggressione tentata dai cinque prima di quella su Nicola.

Il 10 maggio il Sindaco rilascia una nuova intervista dove rimane saldo sulla sua presa di posizione, ribadendo che «questi ragazzi si sono appoggiati a quell’ideologia perché non hanno valori di riferimento» rifiutando «di indicare una responsabilità oggettiva di Verona», in quanto sarebbe un errore e una banalizzazione. Si raccolgono le opinioni dei cittadini in Piazza Erbe, e quelle riportate sembrano essere tutte dello stesso parere: a Verona non c’è nulla che non vada, non è giusto politicizzare l’accaduto, non si può generalizzare e la curva non c’entra.

Il 12 maggio è il primo giorno in cui l’omicidio Tommasoli non occupa la prima pagina dell’Arena, nemmeno quella della cronaca locale. Il giornale intanto pubblica diverse lettere di cittadini che si trovano in disaccordo con l’opinione del Sindaco, che denunciano un problema di discriminazione eIl giornale L'Arena e il caso Tommasoli bande violente associate a certi rami della politica a Verona.

Il 14 maggio leggiamo una breve dichiarazione dell’attuale sindaco Federico Sboarina, allora assessore allo Sport e alle Politiche ambientali, che si trova d’accordo con Tosi, affiancando al dolore e alla rabbia per il lutto, la tristezza per «il massacro mediatico a cui è stata sottoposta la nostra città» e ribadendo l’assenza di collegamenti tra i tifosi della curva e il delitto.

Il 17 maggio, un articolo nella cronaca locale dell’Arena titola «Complotto contro la destra», in cui Caracino, leader del Veneto Fronte Skinheads e Andrea Miglioranzi, dirigente di Fiamma Tricolore vicino al movimento, denunciano il complotto in atto e prendono totalmente le distanze dall’accaduto. Accanto, L’Arena pubblica un trafiletto in cui viene spiegato cosa siano gli skinheads, quali siano gli abiti, tatuaggi e simboli che li contraddistinguono, caratteristiche non riscontrate nei cinque del branco, e definendo il Veneto Fronte Skinheads come «un’associazione culturale con sede legale nel vicentino, ma di fatto senza una sede» che «porta avanti le sue idee», presentando attraverso la voce di Caracino alcune delle iniziative, come la denuncia delle vicende finanziarie Parmalat, Bipop Carire e Calciopoli.

Il giornale L'Arena e il caso Tommasoli

Il 18 maggio si parla del corteo organizzato in ricordo di Tommasoli, denunciando le violenze di alcuni manifestanti che frantumano le vetrine di un’agenzia, episodi da cui però i ragazzi presi di mira prendono le distanze. Nei giorni successivi si continua a parlare dell’accaduto, focalizzandosi più che altro sulle vicende giudiziarie in corso e sulla confusione ancora in atto a proposito delle dinamiche di quella notte.

Il 22 maggio è la prima volta in cui non si trovano articoli sul caso Tommasoli, e da questo giorno in poi la notizia verrà via a via sostituita da altre vicende di cronaca locale, sebbene se ne continuerà a parlare ogni volta che usciranno novità sulle indagini e sul processo, per molti anni a venire.

Difficile non notare come il termine “naziskin”, usato nei giorni immediatamente successivi al delitto, sia stato gradualmente abbandonato, e che si sia data voce a gruppi particolarmente estremi e non estranei ad episodi di violenza mentre si insiste a presentare il Veneto Fronte Skinheads perlopiù come un’associazione culturale. Anche la tifoseria del Verona è passata dall’essere definita pericolosa all’essere invece una tifoseria quasi senza macchie.

Si ha l’impressione che, continuando a scagliarsi contro la strumentalizzazione della vicenda e il massacro mediatico nei confronti di Verona, si sia persa l’occasione per cercare di capire come mai un fatto così grave sia avvenuto proprio in questa città e attraverso una riflessione onesta cercare di trovare un antidoto alla violenza.

Carolina Londrillo

Written By

7 Comments

7 Comments

  1. Martino

    27/10/2019 at 07:53

    L’unica riflessione rimasta è che se uccidi a caso la gente, ti fai solo 10 anni di galera.

  2. Maurizio Danzi

    02/05/2019 at 18:18

    Aggiungo una riflessione a quanto scritto dall’Avvocato D’Acquarone. Sulla prima parte dico che ho letto l’articolo non pensando che dovesse ricostruire la vicenda processuale ma il clima che a Verona si respirava attraverso la lettura del quotidiano l’Arena, esperienza per me nuova soffermandomi solo sulla pagina dei morti. Per il resto l’avvocato dice cose condivisibili.
    Il primo capoverso è, da me, completamente sottoscrivibile. La conclusione è vera. Aggiungo solo che il clima che allora si respirava era un clima di banale odio a cui qualcuno ora cerca di dare una risposta politica, nel senso di una continuità latente.

  3. Vittore d’Acquarone

    30/04/2019 at 21:32

    Un processo dovrebbe essere ricostruito attraverso la conoscenza degli atti e idei documenti, non attraverso la sequenza degli articoli di giornale, soprattutto se il giornale è L’Arena di Verona.
    Che le ideologie contrapposte strumentalizzino i fatti di cronaca in danno l’una dell’altra non è una notizia e che L’Arena addomestichi ogni ‘notizia’ per renderla gradita all’amministrazione di turno nemmeno.
    La tragedia di Tommasoli è tale per sé, nella sua sconcertante ordinarietà delle cause e drammaticità degli esiti.

  4. Luciano Butti

    30/04/2019 at 20:07

    Complimenti a Carolina Londrillo! La puntuale ricostruzione mostra come, all’epoca, Federico Sboarina e Flavio Tosi fossero pienamente concordi nel minimizzare il significato, per Verona, di quanto accaduto.

  5. Gianni Falcone

    02/05/2018 at 19:41

    Sarebbe interessante un confronto con gli altri mezzi di informazione locale o almeno la stampa, considerando la difficoltà di recuperare audio o video di quel periodo.

    • Carolina Londrillo

      03/05/2018 at 09:31

      L’intenzione era appunto questo di fare un confronto anche con il Corriere. Purtroppo alla Biblioteca Civica di Verona è stato detto che le copie sono conservate al Saval, e per consultarle bisogna richiederle alcuni giorni prima, così loro provvedono a trasportarle in Civica. Ovviamente il trasporto fa sì che non sia possibile farsi portare tutte le copie di un mese, ma solo poche alla volta, così da dover fare più richieste e dar vita a un processo abbastanza complicato. Per questo il progetto iniziale è stato abbandonato.

  6. Giorgio Montolli

    01/05/2018 at 10:46

    Grazie a Carolina Londrillo per questo focus su come il quotidiano cittadino ha riportato notizie e commenti riguardanti il caso Tommasoli nei successivi 30 giorni dall’episodio. Spesso i giornalisti, presi dall’affanno della cronaca quotidiana, dimenticano che il loro lavoro, con il passare degli anni, diventa memoria storica di un territorio con profondi riflessi sulla coscienza collettiva di una comunità. Da qui la consapevolezza che il nostro agire dipende anche da una corretta e onesta lettura di ciò che siamo stati.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Opinioni

Le dure parole sono state pronunciate dallo scrittore partenopeo a "Piazza Pulita" (LA7) per stigmatizzare le responsabilità della politica riguardo i migranti morti nel...

Libri

L'evento si svolge lunedì 28 novembre alle 20.45 in Sala Lucchi, in occasione dell’inaugurazione della fondazione "Ricostruiamo". Insieme al direttore de La Verità i...

Satira

A colpi di matita attraverso il filtro dell’ironia per sorridere anche quando verrebbe da piangere, perché il sorriso aiuta a tenerci vigili

Lettere

«Non possiamo non meravigliarci per la continua sottovalutazione di gesti, parole, simboli che giorno per giorno richiamano e hanno riportato in auge emblemi e...

Advertisement