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Territorio

Focus su spazi sociali e urbanistica per una nuova Verona

Il convegno sulla ricerca CAIRE commissionato dalla CISL sull’analisi del territorio cittadino ha presentato le diverse realtà sociali e urbanistiche della città, insieme alle loro criticità

Verona (foto Verona In)
Verona (foto Verona In)

Il 23 aprile alla Camera di Commercio è stata presentata la ricerca I paesaggi sociali di Verona. Interpretare il mutamento per orientare le politiche, condotta dal Consorzio CAIRE (Cooperativa Architetti e ingegneri di Reggio Emilia), che analizza e confronta i dati censuari raccolti dall’Istat nel 2001 e nel 2011. L’incontro si è aperto con il benvenuto di Massimo Castellani (Segretario generale CISL Verona) il quale ha dichiarato che «il sindacato ha deciso di occuparsi di questo argomento perché c’è la necessità da parte dei soggetti sociali di conoscere l’ambiente in cui operano e le metamorfosi che vi avvengono».

È  seguito l’intervento del Sindaco Federico Sboarina che ha ribadito l’importanza dell’opera di riprogettazione urbanistica svolto dalla Giunta, «la quale comprende, oltre al recupero di Veronetta – anche grazie ai fondi europei –, la cancellazione di alcune grandi strutture commerciali, come è avvenuto per il progetto che interessava la zona della Cercola a Verona Est».

Veronetta (foto Verona In)

Veronetta (foto Verona In)

Giampiero Lupatelli del consorzio CAIRE ha quindi presentato la ricerca, il cui scopo è quello di «interpretare il mutamento per orientare le politiche territoriali». Un lavoro che parte dall’analisi delle sezioni di censimento, ovvero aree della città dove sono state trovate caratteristiche simili, al fine di raggrupparle in sei gruppi differenti con delle variabili chiave. È stato poi fatto un confronto tra i dati raccolti nel 2001 e quelli del 2011 e ne sono state analizzate le differenze.

La prima area è quella della città di qualità delle frazioni e delle periferie, «dove si è maggiormente rivolta la domanda abitativa delle famiglie di classe media e di recente formazione» ha spiegato Lupatelli. Sono zone in cui vi è bassa densità, dove le case hanno una superficie media di 118,4 mq, il 5,4% degli edifici si presenta in ottimo stato (punteggio apparentemente basso, ma superiore alla media della città), i pendolari rappresentano l’8,8% della popolazione, con una forte dipendenza dell’automobile per gli spostamenti. È anche il gruppo in cui non si riscontrano variazioni significative tra il 2001 e il 2011.

La città dell’obsolescenza è invece un territorio degradato, in cui troviamo edifici costruiti nell’immediato dopoguerra. In quest’area il 22,3% delle abitazioni necessita di una riqualificazione, la densità popolativa è molto alta, la percentuale di stranieri è il 29,2% (tre volte la media cittadina), i disoccupati rappresentano il 7,7% e la popolazione è perlopiù giovane e meno radicata. Si tratta di un’area molto problematica, dove però sono possibili spazi di manovra attraverso politiche collettive.

La città storica è paradossalmente «l’area più caratterizzata di Verona, ma con meno persone» ha spiegato Lupatelli, in quanto qui il vero problema sono le abitazioni adibite a bed and breakfast, con il 21% di edifici vuoti. in questa zona si trovano gruppi unifamiliari, «ma non una popolazione particolarmente anziana, a dispetto dei preconcetti sul centro città».

San Zeno (foto Verona In)

San Zeno (foto Verona In)

Si è passato poi ad analizzare la città residenziale ad elevata densità, in cui abitano circa 98 mila abitanti, quasi la metà della popolazione di Verona. Un’area dove, a differenza della città obsolescente, non si trovano criticità sociali o edifici mal conservati. «È una zona molto instabile, come si vede dal confronto tra i dati del 2001 e quelli del 2011, in cui vi sono sia ingressi dalle periferie popolari, sia uscite verso la città dell’obsolescenza. Tale caratteristica ha portato a un fenomeno di gentrification, con miglioramenti urbanistici dovuti ad edifici popolari che vengono abitati da persone con migliori possibilità economiche, dando vita a una riqualificazione del territorio». I tratti critici sono l’invecchiamento della popolazione, la perdita di identità o degrado dovuti dall’essere caratterizzata da modelli di abitazione non adatti alle nuove famiglie.

C’è poi la città della produzione e dei servizi che comprende le zone industriali, in cui gli edifici residenziali sono solo il 41,1% con una popolazione più anziana della media. I problemi qui sono soprattutto di mobilità.

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L’ultima area presa in esame da Lupatelli è la città delle periferie popolari con «condizione sociale della popolazione modesta, una più bassa scolarizzazione, una presenza di stranieri poco più accentuata rispetto alla media e un pendolarismo elevato anche verso la provincia». I cambiamenti in queste zone sono stati sia di trasformazione in zone residenziali ad alta densità, che in quartieri di obsolescenza.

Ponte della Vittoria (foto Verona In)

Ponte della Vittoria (foto Verona In)

Locatelli ha concluso formulando domande su quali siano i migliori interventi per le varie zone della città, su come evitare che il turismo diventi un problema per la parte storica, come rendere attrattivo il modello abitativo della città ad alta densità per combatterne l’invecchiamento, e come riqualificare la città dell’obsolescenza.

L’assessora per la Pianificazione urbanistica Ilaria Segala ha ribadito quanto detto da Sboarina sull’inversione di tendenza della nuova Giunta nei confronti dell’urbanistica cittadina, con la «cancellazione di grandi strutture di vendita, in modo da non compiere errori come la costruzione dell’Adigeo e dell’Esselunga in ZAI». Ha poi confermato le criticità rilevate dalla ricerca, quali l’eccessivo numero di appartamenti per turisti nel centro storico e la conseguente necessità di spostare il flusso turistico anche verso l’esterno.

Ponte Catena (foto Verona In)

È intervenuto poi Nicola Sartor, rettore dell’Università di Verona, soggetto in primo piano nella riqualificazione di Veronetta, avvenuta anche grazie all’apertura del polo di Santa Marta in via Cantarane. Dopo l’apertura del Silos di ponente, messo a disposizione dell’Università nel 2009, Sartor ha dichiarato la volontà di destinare anche il secondo dei due Silos a polo universitario. Questo comporterebbe un aumento della presenza giovanile, con la conseguenza di rianimare la vita anche serale della zona. Sartor ha affermato che i principali ostacoli che si incontrano durante interventi di riqualificazione come quello di Santa Marta sono «l’arco temporale lungo e la necessità di continuità dell’azione, che nel nostro caso si è svolta con tre rettori diversi».

Il convegno si è concluso con la proposta di Lupatelli di una tradizione urbanistica da abbandonare, basata sulla separazione funzionale, dichiarando il successo «in varie sperimentazioni di rigenerazione urbana attraverso l’avvicinamento tra gli spazi di vita privata e quelli lavorativi».

Convegno I paesaggi sociali

Convegno I paesaggi sociali

Alcuni dati della ricerca riferiti al 2011
La città di qualità delle periferie e delle frazioni
Pendolari 8,8%, edifici in ottimo stato 5,4%, proprietari residenti sul totale abitazioni 75,8%, superfice media abitazioni 118,4mq.

La città dell’obsolescenza
Disoccupati 7,7%, stranieri 29,2%, edifici epoca 1946-1961 39%, rdifici da riqualificare 22,3%, densità popolazione 17.168,3.

La città storica
Istruzione elevata 69,1%, famiglie unipersonalli 52,1%, abitazioni vuote 21%, costruzioni prima del 1919 76,1%.

La città residenziale ad elevata densità
Indice di vecchiaia 290,7, edifici da 3 o più piani 65,3%, densità della popolazione 13.643,9.

La città della produzione e dei servizi
Indice di vecchia 526,5, costruzioni dopo il 1991 15,5%, edifici ad uso residenziale 41,1%.

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La città delle periferie popolari
Pendolari 8,8%, istruzione elevata 44,9%, edifici da riqualificare 16%, superficie media abitazioni 93,2%.

Comparando i dati del 2011 con quelli del 2001 si evidenzia che: 1) nel 2011 compare la città dell’obsolescenza, mentre scompare quella interstiziale; 2) la città di qualità delle periferie e delle frazioni si mantiene geograficamente, ma i residenti sono in calo; 3) i residenti nella città storica sono in diminuzione nonostante l’aumento di sezioni; 4) la città delle periferie popolari è in contrazione; 5) la città residenziale ad alta densità è in crescita.

Carolina Londrillo

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