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Opinioni

Verona capitale della cultura, un progetto per il futuro

Una candidatura discussa, ma se è vero che negli ultimi anni il fascino e il richiamo culturale della città sono stati messi a rischio dai suoi amministratori, proprio per questo dobbiamo interrogarci  con coraggio e rinnovata meraviglia verso la città

Verona - Panorama (Foto archivio)

Verona candidata a capitale della cultura per il 2021, si o no? Paolo Ricci ha indicato su questo giornale le ragioni per le quali è contrario alla candidatura: se “cultura” è quanto caratterizza una comunità, ciò che principalmente conta sono le azioni dei suoi amministratori, negli ultimi anni molto negative, non soltanto la bellezza o la fama di una città. Quindi, “Capitale della cultura, no grazie”. Se poi le cose a Palazzo Barbieri dovessero cambiare davvero, si potrà eventualmente riparlarne fra cinque anni. La mia opinione è diversa, e cercherò di indicarne dettagliatamente le motivazioni.

È vero, non contano, per valutare il richiamo culturale di una città, soltanto la sua bellezza o la sua fama, ma anche e soprattutto il suo progetto culturale. Del resto, come Mario Allegri ha ricordato più volte su Verona In, la fama e la bellezza di Verona sono straordinarie: un patrimonio di arte, storia e cultura della massima importanza; una biblioteca capitolare poco conosciuta, ma unica al mondo; un’università e diversi centri di ricerca ai vertici nelle classifiche non solo nazionali; la magica bellezza della città al tramonto; il festival areniano, ancora non privo di problemi, ma finalmente in fase di rilancio; lo straordinario legame, famoso in tutto il mondo, tra Shakespeare e Verona; la cultura popolare dei giochi; il nostro cibo e il nostro territorio. Ed infine – ma non da meno – la fortunata coincidenza con l’importante anniversario dantesco del 2021 (700 anni dalla morte del Poeta): Dante soggiornò a Verona in diversi periodi, frequentando probabilmente la Capitolare e certamente componendo buona parte del Paradiso.

Ed è vero anche che, negli ultimi anni, il fascino e il richiamo culturale di Verona sono stati messi a rischio, piuttosto che valorizzati, dagli amministratori. Pensiamo all’assenza di un vero progetto culturale o ad alcune iniziative culturalmente retrograde (dalla mozione omofoba del 1985, mai ritirata, alle panchine coi braccioli, alla recente e assurda proposta di ritirare alcuni libri dalle biblioteche). Pensiamo al crescente disordine dei flussi turistici, ad esempio nell’area del balcone di Giulietta. Pensiamo a molte scelte urbanistiche e ambientali o al ripetuto appoggio a progetti pericolosi e strampalati.

Mi limito a ricordare, su questo, le misurate parole della professoressa Cerpelloni, recente autrice di un bel libro sulla nostra città: “La galleria delle Torricelle, il cimitero verticale, la copertura dell’Arena, …: progetti che sono rimasti sulla carta, senza rimpianti”. Per non parlare delle “numerose vendite di beni di proprietà comunale” e della “molto discutibile … espansione dei nuovi centri commerciali” (Emma Cerpelloni, La mia Verona, Edizioni Stimmgraf, 2017, p. 379).

Verona – Corso Porta Borsari (Foto archivio)

E tuttavia, in primo luogo, il titolo di Capitale della cultura non viene attribuito guardando al passato, come una sorta di “premio alla carriera”, ma proprio per un progetto culturale rivolto al futuro, che deve essere immaginato, discusso e pazientemente costruito per mesi, insieme con tutta la città.  Criticare, anche radicalmente, i contenuti della candidatura sarà certo possibile, ed anzi doveroso, se essa non si rivelerà all’altezza della sfida e dei meriti di Verona. Ma bocciare un progetto prima di sognarlo, di partecipare alla sua costruzione, di discuterlo, sarebbe a mio avviso profondamente sbagliato.

Abbiamo il diritto di chiedere ai nostri amministratori il meglio. Ma abbiamo il dovere di pretendere il meglio anche da noi stessi, e non possiamo sottrarci per principio ad una sfida tanto difficile. Non dovrebbe farlo, in particolare, chi è politicamente lontano dalla maggioranza che guida il Comune. Si tratta di fare l’interesse della città, non di questa o quella parte politica.

In secondo luogo, il progetto non ha un contenuto “libero”, ma dovrà seguire precise linee guida, ogni anno dettagliate nel bando di candidatura. Negli anni scorsi, la promozione della “coesione” e della “inclusione” sociale sono state al centro delle preoccupazioni dei bandi. Vi sono ragioni per ritenere che queste indicazioni verranno ripetute, insieme con l’obiettivo di realizzare “opere destinate a permanere sul territorio al servizio della collettività” (di tutta la collettività quindi, non solo di quella del centro cittadino).

Sarà poi fondamentale il legame della candidatura con I’inserimento – da tempo avvenuto – dell’intera “città murata” nella lista del Patrimonio dell’Umanità gestita dall’Unesco  (per una dettagliata analisi di questa vicenda, si veda Silvana Anna Bianchi, L’importanza di voler chiamarsi Unesco. La città di Verona tra mito di Giulietta e Patrimonio dell’Umanità, Le Monnier Università, 2017). Né potrà o dovrà trattarsi di un progetto culturale soltanto umanistico nel senso ristretto dell’espressione. Verona ha infatti la possibilità – e soprattutto la necessità – di riappropriarsi di una cultura dei diritti e dei doveri di ciascuno di noi.

Diritti e doveri verso gli altri, verso la comunità, verso gli ultimi e gli stranieri. Possiamo farlo legando il nostro passato con il presente, se pensiamo alle eccellenze dei Dipartimenti di Giurisprudenza e di Economia della nostra Università e al vero e proprio tesoro giuridico dell’antichità custodito nella Capitolare (il Codice Veronese contenente le Istituzioni di Gaio, “l’unica opera della giurisprudenza classica romana pervenutaci direttamente”: Filippo Briguglio, Gai codex rescriptus, Olschki, 2012, p. 2).

Nemmeno la cultura scientifica dovrà rimanere estranea al progetto. E ciò non solo perché Verona eccelle anche in questo, se si guarda al livello della ricerca svolta dalla nostra Università nei settori della medicina o della robotica. Né soltanto perché la nostra città ha regalato al mondo scienziati di primissimo livello, basti pensare a Carlo Rovelli e ai suoi libri sulla fisica, sul tempo e sul metodo scientifico. Coinvolgere la scienza nel progetto di Verona capitale della cultura significa soprattutto sottolineare che la scienza e la tecnologia ‘ fanno parte’ a pieno titolo della cultura moderna, che deve saper dar vita ad un nuovo Rinascimento, nel segno dei legami fra le diverse discipline.

Verona – Piazza Bra (Foto archivio)

In terzo luogo, e soprattutto, dobbiamo sempre ricordare che il futuro di una comunità non deriva tanto dai suoi successi, quanto dalle “orme” che essa riesce a lasciare alle sue spalle (“Viandante, sono le tue orme il sentiero, e niente più” scriveva il poeta Antonio Machado). Il cammino è più importante della meta. Non sono solo le idee a determinare le nostre azioni, ma sono anche (e forse soprattutto) le azioni a condizionare, nel bene e nel male, le idee e la cultura delle persone e dei gruppi. Il solo fatto di dover predisporre un completo progetto culturale – secondo le significative linee guida dettagliate dal Ministero – costringerà Verona e i veronesi a interrogarsi sulla bellezza. Come ha scritto Alessandro D’Avenia in uno straordinario articolo recentemente pubblicato dal Corriere della Sera (“Un pianoforte su Marte”:), «la bellezza è il baluardo contro il nulla e il male».  Preparando e discutendo il progetto di candidatura, non potremo fare a meno di chiederci se vogliamo lasciare ai nostri figli una città invasa dalle auto, dai mercatini e dai centri commerciali o una città più bella, più aperta, più gentile. E quindi davvero più moderna. Forse daremo alcune risposte sbagliate. Forse al Ministero troveranno un progetto migliore di quello veronese. Ma ci saremo fatti – inevitabilmente – le domande giuste. E lo avremo fatto, speriamo, con quel “sorriso esplicito, contagioso, elegante” auspicato su questo giornale da Daniela Cavallo.

Due osservazioni, per concludere, devono a mio avviso essere rivolte su questo tema alla Giunta e più in generale a tutta la politica veronese. La prima riguarda il complesso lavoro da svolgere per preparare la candidatura. Si tratta di un progetto incompatibile con le idee estemporanee, le sparate pubblicitarie, le proposte non basate su uno studio serio. Non sarà perciò un lavoro semplice. Occorre approfondire i dossier delle città vincitrici e di quelle finaliste degli anni scorsi. Occorre (da subito!) interrogare la città, in tutte le sue articolazioni. Occorre comunicare entusiasmo verso l’iniziativa, destinandovi le risorse umane e materiali necessarie.  La seconda osservazione riguarda la necessità di mantenere la candidatura ben distinta dalla competizione politica cittadina. Se si volesse perseguire il progetto culturale attraverso una qualche forma di ‘spartizione’ (anche qui!) fra le diverse forze politiche, saremmo di fronte ad un fallimento annunciato.

Dunque accettiamo di interrogarci sulla cultura a Verona con coraggio e con rinnovata meraviglia verso la nostra città. Come spiegava un filosofo che forse non sapeva vivere, ma aveva capito tutto, dobbiamo abbracciare con entusiasmo la nostra vita, quella individuale come quella della nostra comunità. Anche quando le sfide appaiono impossibili. Facendo di tutto per vincerle, ma senza la pretesa – né la necessità – di vincerle. Amor fati.

Luciano Butti

Written By

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@gmail.com

3 Comments

3 Comments

  1. Paola Lorenzetti

    25/04/2018 at 10:31

    Caro Luciano, sono completamente d’accordo con il tuo scritto. Il titolo di Capitale della Cultura riguarda, oltre al passato, il futuro ed è perciò uno stimolo ad elaborare soluzioni , in campo culturale, sociale, umano, che sappiano superare e migliorare il presente. Mia figlia in questo periodo sta lavorando a Matera, per preparare gli eventi dell’anno prossimo, e mi è testimone di quanto, piano piano, la mentalità di una piccola cittadina si stia trasformando grazie ai contatti con tutto il mondo. Spero che anche Verona avrà questa opportunità e che noi cittadini sapremo fare nostre le qualità che ancora scarseggiano nella nostra amata città. È vero che in passato e a volte anche ora si sono fatte scelte politiche discutibili ma forse la consapevolezza di essere sotto gli occhi del mondo potrebbe essere un incentivo a fare meglio.

  2. Tarcisio Bonotto

    22/04/2018 at 18:45

    Piacevole l’articolo, complimenti.
    Se per cultura si intende “la somma di tutte le attività umane”, come afferma P.R. Sarkar, quindi non solo arte, letteratura, ma scienza, comportamenti, tradizioni, usi e costumi, modi e maniere, insomma tutto ciò che gli esseri umani in un certo luogo e tempo esprimono, sorge una domanda: “a che cosa serve la cultura, in quale direzione ci porta e in che direzione dovremmo muoverci?

    La raffinatezza della cultura, dei modi, maniere etc., secondo sempre Sarkar, può essere considerata il livello di “civilizzazione della società”. Una stessa azione può essere espressa in modo più o meno raffinato e questo segna lo spartiacque tra il livello di sottigliezza della mente ed una espressione dettata dalle pulsioni o dagli istinti.

    Se tutte le attività umane hanno come obiettivo l’aiutare gli esseri umani a “mantenere sano il proprio corpo fisico, a sviluppare la conoscenza e ad emanciparsi o raggiungere il proprio obiettivo esistenziale”, allora la CULTURA dovrebbe fare proprio questo.

    Garantire a tutti le “NECESSITA’ basilari per vivere”, (quindi un sistema economico adeguato, che oggi manca), garantire lo sviluppo della conoscenza, educazione, scuola, formazione etc. e l’aspetto spirituale, novità per il mondo occidentale, ma estremamente importante perché fulcro e obiettivo dell’esistenza stessa.
    Da tradurre naturalmente il tutto in progetto pratico.

    SE MANCA UN OBIETTIVO E UNA DIREZIONE agli sforzi umani di avanzare sul duro camino della esistenza individuale e collettiva allora tali tentativi vanno invano e non ci sarà progresso sociale.

    Speriamo in bene, per una eventuale candidatura di Verona.

  3. Muraro Laura

    21/04/2018 at 12:29

    Complimenti Luciano! Una lettura che è un piacere per la mente e per il cuore.

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