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Opinioni

25 aprile, cosa vuol dire oggi essere antifascisti?

25 aprile, giornata anniversario di quel 1945 e memoria della Liberazione dal nazifascismo, ma quanto è rimasto oggi della tensione morale e dello slancio di riconquista della libertà e della democrazia di quei giorni?

(foto Il Mediano)
(foto Il Mediano)

La scorsa estate lo stabilimento balneare di Punta Canna, gestito da un dichiarato nostalgico fascista, ha avuto l’onore del palcoscenico mediatico nazionale tanto da vedere avviata la discussione in Parlamento di una nuova proposta di legge sulla apologia del fascismo. La Procura ha poi archiviato il fatto e la proposta di legge si è insabbiata. È questo l’antifascismo? Punta Canna è il pericolo fascista in Italia?

Controversa la drammatica vicenda di Macerata che ha visto la strumentalizzazione a fini elettorali del brutale assassino di una ragazza da parte di immigrati nigeriani. Altrettanto drammatico il tiro al bersaglio verso persone di colore da parte di uno pseudo nazifascista mentalmente disturbato, e forse più che di una manifestazione antifascista c’era di bisogno di riflettere sul disagio sociale in Italia. Ma al di là della tragicità di quel gesto, veramente pensiamo che Traini sia il pericolo fascista in Italia?

L’antifascismo è quello dei centri sociali che vogliono impedire manifestazioni di Forza Nuova o CasaPound? É antifascismo quello della sig.ra Flavia Lavinia Cassaro, mamma ed insegnante, che insulta ed urla ai poliziotti “dovete morire”?  Nonostante la indotta pubblicità mediatica Forza Nuova e CasaPound hanno ottenuto risultati del tutto marginali, un po’ poco per rappresentare un pericolo fascista, e quel poco è pari allo spazio lasciato vuoto nel disagio delle periferie urbane abbandonate.

Eppure il pericolo fascista esiste e va combattuto. Ma il fascismo più pericoloso, oggi, non è quello ostentato del braccio teso e della violenza fisica, pur talvolta presente, ma quello silente e mascherato, in giacca e cravatta anche dentro le istituzioni.

Ha un retrogusto fascista la censura a Verona dello stand #sposachivuoi reo di aver dato spazio alle unioni civili omosex nell’ambito dell’evento fieristico “Verona Sposi”. Oppure la cancellazione dell’iniziativa della “Biblioteca vivente” all’interno del Tocatì per alcuni titoli considerati non adeguati dall’amministrazione comunale. Il tema dell’anno era quello dei pregiudizi, ma evidentemente quelli sulla realtà gay sono ancora troppo forti. E parlando di libri stampati, in una città che aspira a diventare Capitale italiana della Cultura 2021, stona la messa al bando di libri c.d. “gender”, che fa peraltro il paio con la donazione alla biblioteca civica di una serie di testi di tono parafascista da parte di un consigliere comunale.

Hanno un marcato retrogusto fascista le politiche economiche dominanti che sposando l’ultra liberismo economico, la globalizzazione, la piena libera circolazione dei capitali e il primato del mercato, stanno avendo come effetto lo smantellamento graduale del welfare, l’aumento della disuguaglianza sociale, della precarietà e della povertà.

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Ed ha ragione l’economista Emiliano Brancaccio nel suo post su MicroMega quando afferma: «Se ti dichiari antifascista, non puoi essere un “deflazionista” che invoca nuove ondate di austerity e di privatizzazioni, sostiene le deregolamentazioni del lavoro e promuove la gara al ribasso dei salari e dei prezzi, perché proprio queste politiche favoriscono l’avanzata delle destre estreme».

C’è un antifascismo attento, giustamente, alla difesa ed accoglienza dei migranti africani, delle unioni civili, dei diritti degli omosessuali, del testamento biologico, che però fa un caso nazionale di un patetico gestore di Punta Canna o di un mentalmente disturbato come Traini. C’è un antifascismo ossessionato da CasaPound o Forza Nuova, che alle elezioni del 4 marzo hanno raccolto lo zero virgola di voti, ma che non riesce a cogliere il disagio sociale delle periferie urbane, la sofferenza dei disoccupati e precari, dei giovani costretti ad emigrare, l’ininterrotto attacco ai diritti del lavoro.

La Costituzione italiana è il frutto più alto e luminoso della liberazione del 25 aprile ed è da lì che si deve ripartire, perché la Costituzione i diritti, ed anche i doveri, li contiene tutti a cominciare dalla affermazione dell’art.1 “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Una Costituzione che viene prima di tutto, prima anche dei Trattati europei, di Maastricht e del Fiscal Compact.

25 aprile, oggi deve voler dire prima di tutto liberazione dalle politiche neoliberiste e dalla violenza del mercato, politiche neoliberiste disponibili a concedere diritti civili, salvo demolire quelli sociali a cominciare dal lavoro e da un reddito dignitosi, che sono il sale della libertà e della democrazia.

 Claudio Toffalini

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Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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