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Sgarbi apre una riflessione su Verona capitale della cultura

Il critico d’arte e polemista parla di una città meravigliosa a cui non servono riconoscimenti, ma è vero anche che abbiamo bisogno di un’occasione per prendere coscienza del patrimonio che ci sta attorno

Verona, la chiesa di San Giorgio vista dal Ponte Pietra
Verona, la chiesa di San Giorgio vista dal Ponte Pietra

Alla notizia della candidatura da parte del Comune e di un gruppo di intellettuali veronesi, di Verona Capitale della Cultura 2021, il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha lanciato un sasso il cui significato non sta nelle onde che produce nello stagno, ma nel peso specifico del sasso stesso. È sempre la solita questione, vedere il sasso o la mano che lo lancia. Se guardiamo il sasso, Sgarbi ha detto una cosa molto importante: Verona è Verona!

Null’altro è necessario aggiungere al carattere della città, alla sua reputazione, una città così forte che non ha certo bisogno di essere “capitale della cultura”, un “brand” (parola orribile e inflazionata) che diventa a sua volta sistema di riferimento per altri territori. Sgarbi sta dicendo a noi abitanti e agli amministratori che “Noi siamo già Verona”, rivolgendo quindi un grande complimento alla città.

Il critico d’arte aggiunge poi un aspetto che non abbiamo mai valorizzato, che ci appartiene già (rispolverato recentemente al Convegno organizzato dai Consiglieri Emeriti del Comune Dalla Bella Verona, alla Verona Bella, la Bellezza civile come qualità urbana); ovvero che dal 2000 Verona è patrimonio dell’Unesco e lo è in maniera particolare per “il suo insieme”: Firenze lo è per il centro storico, altre città per alcuni monumenti, Verona è patrimonio perché sistema di legami tra paesaggio, architettura e persone unico al mondo, disegnato e conservato in linee e colori che ancora rendono la qualità dello stare, del soggiornare, del vivere, Bellezza.

Sgarbi afferma che Verona è «una città meravigliosa e non ha bisogno di candidarsi a capitale della cultura italiana», ma è vero anche che Verona ha bisogno di un’occasione per ritrovarsi e prendere coscienza di luogo, di sé, soprattutto tra coloro che la vivono, la amministrano, la studiano, ne fanno impresa, questa di “capitale della cultura” potrebbe esserlo.

Abbiamo bisogno di un’occasione per confrontarci, per misurarci, per rendere visibile quello che abbiamo lasciato nei bauli per troppo tempo: Verona ha bisogno di sorridere per essere più bella, di un sorriso esplicito, contagioso, elegante, e un vento leggero la sta attraversando.

Penso alla riapertura della Galleria d’arte Moderna ai Palazzi Scaligeri dove il filo rosso è la città nel suo mettersi in mostra con legami che ne svelano il suo essere “Unicum”, piccoli passi per un risveglio, un ri-ri-rinascimento continuo che è carattere squisitamente italiano, non solo veronese; sto pensando che in questa città il femminile è, da sempre, una parte complementare importante, tante donne che hanno voglia di fare l’impresa, con garbo, eleganza e rispetto, anche nelle differenze, una nuova Giulietta, una moderna Principessa Trebisonda che non aspettano, si rendono parte attiva per costruire Bellezza.

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Per tutto ciò, sia da ringraziare Vittorio Sgarbi per le parole rivolte alla nostra città, che siano sassi, pietre con le quali costruire una nuova consapevolezza, da non disperdere in uno stagno.

Daniela Cavallo

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