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Ti sogno, California, e mi sveglio in un incubo

Wasteland, il libro fotografico in cui Alessia Turri mostra un’America di città fantasma e deserti (in)contaminati. Pare il modello (inconsapevole?) della “megalopoli padana”, come la descrisse per primo il geografo Eugenio Turri. Sabato a Ca’ Vendri presentazione del libro, mostra fotografica e cortometraggio

California
California

Ti sogno, California, cantavano i Dik Dik (1966) ma il ricordo di cieli perennemente azzurri diventa un incubo di paesaggi da “necropoli del modernariato”. È la definizione di Alessia Turri, ventiseienne nata e cresciuta a Bardolino, per il suo libro fotografico Wasteland, viaggio nella California dimenticata (Cierre edizioni, 149 pagine più inserti fotografici a colori, 12,50 euro).

Da Wasteland, viaggio nella California dimenticata di Alessia Turri (Cierre edizioni)

Furono i Mamas and Papas gli autori di California dreamin’, citata all’inizio nella celeberrima traduzione di Mogol, colonna sonora del miracolo italiano. Alla genealogia richiama anche il libro, perché vi sono coinvolte tre generazioni di Turri: il geografo Eugenio (Grezzana, 1927 – Verona, 2005), sua figlia Lucia, che per Cierre cura il libro e ne scrive la presentazione, e la ventiseienne nipote e autrice, Alessia, che da laureata in lettere e specializzata in tecnologie dello spettacolo non poteva non finire a Hollywood.

Ma il sangue non è acqua e là, fuori dagli studios, Alessia ha seguito l’esempio del grande Eugenio: uno che scriveva  con i piedi, cioè prima di tutto camminando (poi, nessuno fraintenda, sapeva scrivere eccome: i suoi saggi sono vera letteratura, oltre che scienza). Così Alessia ha camminato in lungo e in largo nella California, ma in quella  “dimenticata, tra città fantasma e deserti addormentati”, l’ha fotografata e descritta come “Wasteland”, terra abbandonata, devastata. Un’abitante di California City, spettrale e allucinante città-fantasma a cui è dedicato un capitolo, le ha scritto risentita per la definizione.

Come faremmo noi, felici abitatori della megalopoli padana, se un visitatore americano ci descrivesse come lottizzatori impenitenti, asfaltatori compulsivi, cementificatori a oltranza. Scherziamo, che è l’unico modo ormai per essere seri. Lo fa per esempio Filippo Monelli con il suo progetto Padania Classics (da visitare il sito www.padaniaclassics.com), diventato anche un libro dove per documentare la nostra Wasteland sono servite 720 pagine di fotografie, per capannoni, tangenziali, rotatorie, autostrade, superstrade, ipermercati e via superlativizzando la bruttezza dell’ex Bel Paese.

Da Wasteland, viaggio nella California dimenticata di Alessia Turri (Cierre edizioni)

Fate un esperimento, sabato. Per andare alla presentazione del libro di Alessia Turri, che si terrà alle 16 a Ca’ Vendri (Quinto di Valpantena, ingresso libero, cena su prenotazione al 333.9587360) fate prima un’escursione in Valpantena. Passate davanti alla monumentale Villa Arvedi, nel cui brolo incantato nacque e passò l’infanzia Eugenio Turri: l’imprinting di bellezza che gl’italiani hanno per divino privilegio. Poi scendete a Poiano: ve lo ricordate, Poiano? Andate a vedere il cantiere della nuova rotatoria, o cos’altro sia (hanno detto che non riescono a capirlo neanche alcuni amministratori locali), completa di gelsi secolari scampati alle motoseghe (bontà loro) e sradicati per ora in mezzo alla spianata, in attesa di diventare l’ennesimo relitto di paesaggio offerto ai dervisci rotanti del rituale automobilistico. Poi ci ritroviamo a vedere le foto del sogno-incubo californiano. Destino italiano, scoprire l’America. Anche fuori porta.

Giuseppe Anti

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Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

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