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Inchieste

Arte o vandalismo, i colori del writing sui muri della città

La storia della Street Art a Verona tra legalità e illegalità. La collaborazione e i contrasti con le associazioni locali e l’Amministrazione comunale. Dal 1984, anno del primo disegno sul muro delle Stimate, alle iniziative odierne: Writers Street Art – Coloriamo Verona, VrUrban e Cabinart.

Rispetto alle prime esperienze di writing e street art degli anni ’80, quando oggi vediamo dipinti sui muri di Verona – come i recenti lavori sul muro perimetrale dell’ex scalo ferroviario, i murales in Piazza Bra sulle barriere anti attentato o i personaggi storici o mitologici sulle cabine AGSM – è quasi sempre un lavoro congiunto tra artisti e pubblica amministrazione. L’ambiente urbano non è più solo lo sfondo per un gesto individuale, ma un palcoscenico dove l’opera d’arte stessa trasforma lo spazio pubblico, interpretando desideri e problemi degli abitanti e relazionandosi tra attori pubblici, committenti e istituzioni.

Inizialmente non era così. A Verona il primo disegno realizzato con bombolette spray e influenzato dalla cultura Hip Hop appare nel 1984 su un muro delle scuole Stimate, realizzato dagli Eletric Snakes, prima scuola di breakdance della città. Dopo pochi mesi i Roxy’s Breakers, gruppo rivale, dipingono un nuovo disegno. Lo stesso anno, all’inizio dell’estate, appaiono altri due graffiti, considerati pioneristici: una bara con la scritta Breakdance never die, sul muro del campo da calcio di via Madonna del Terraglio e una grande radio dalla quale usciva il nome Verona City Breakers in Lungadige San Giorgio.

Nonostante queste prime espressioni, il writing si diffonde molto lentamente e non viene accettato dall’opinione pubblica perché percepito come atto di vandalismo. Un primo tentativo di diffondere questa forma d’arte viene promosso dal negozio di alta moda Fuxia, nel 1986, organizzando una performance dal vivo in Piazza Erbe durante la quale A-One, uno dei writer newyorkesi più famosi al mondo, dipinge davanti a un pubblico curioso su una pannellatura bianca appositamente allestita.

In questi anni il fenomeno cresce sempre di più , coinvolgendo soprattutto gli adolescenti. L’idea di poter appartenere a qualcosa, che sia una città, un quartiere o un gruppo di persone (crew) è un sentimento naturale e coinvolgente. Il senso di amicizia, l’adrenalina e la tensione dell’azione sono elementi fondamentali di un graffito che portano i ragazzi a far propri i muri della città, dipingendoli. Intro, celebre writer scaligero, in un’ intervista del 2013 sostiene che «dipingere con graffiti era una novità, mi piaceva l’idea di fare qualcosa di speciale. Ero al liceo artistico e in quel periodo non c’era nulla che riuscisse a far sfogare la mia energia. Nulla, tranne le bombolette».

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Written By

Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

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